Roma CRONACA La lotta alla zanzara tigre è in larga misura inutile perché questo insetto è quanto mai resistente, abile, con incredibili capacità adattative
di Roberto Ronchetti

 

La zanzara tigre

Cinque giorni dopo una mia segnalazione agli organi direttivi dell'ISDE riguardante l'imminente inizio della annuale campagna di “”lotta alla zanzara tigre” ho o ricevuto dal Presidente  Romizi le osservazioni sul testo da me inviato redatte dalla “Referente della regione Toscana sulla zanzara tigre”.

Le parole della Dottoressa consulente della regione Toscana non fanno che ripetere stancamente le argomentazioni ben note di una letteratura molto ampia e pubblicata con dovizia. Intendo valutare prossimamente punto per punto quanto mi è stato scritto ma in questa sede vorrei ripercorrere  in maniera schematica fatti che ci hanno portato alla situazione attuale in tema di “lotta alla zanzara tigre”.

Stiamo assistendo in tutto il mondo ad un l'aumento di frequenza di epidemie sia di “dengue“ (causate dal virus DENV ) che di "chikungunya” (causata dal virus CHIKV) e ci si può aspettare che nuovi casi autoctoni di malattie causate da questi virus si verificheranno nel prossimo futuro in varie parti del mondo.

L’Europa appare per il momento largamente indenne da queste e simili malattie virali trasmesse da artropodi, specificamente zanzare del  gruppo Aedes”, la più nota delle quali in Italia è la “Aedes albopictus”, la zanzare tigre.

C’è da domandarsi il perche scientifico si tale situazione: perché il CHIKV importato da un viaggiatore  in Romagna nel 2007 pur in presenza di importante densità della zanzara tigre nel territorio ha colpito con una forma benigna 100-200 persone ed è  poi  scomparso?  

Perché in analoga situazione nel Frejus in Francia si sono verificati soltanto due casi? Eppure si trattava di  due  virus che in India, da dove provenivano, stavano causando,come è abituale in quel paese,  malattie endemiche ed epidemiche.

Anche il DENV importato da viaggiatori a Nizza e in Dalmazia ha causato solo due casi in tutto mentre lo stesso virus,nella civilissima isola di Madeira, amministrata dal Portogallo ma posta nel mezzo dell’Atlantico , centinaia di km a sud dell’’Europa, ha causato una epidemia che ha coinvolto migliaia di persone.

La catena di eventi che consente la trasmissione all‘uomo di malattie virali da parte di artropodi é estremamente complessa e comprende parametri (che possono essere espressi in formule matematiche) come: biologia del patogeno (virus) dentro l’insetto vettore (zanzara) e dentro l'ospite (uomo), densità del vettore e densità dell'ospite, frequenza con cui il vettore riesce ad  alimentarsi con sangue degli ospiti, ecc.

In generale la capacità  infettante di un  vettore è propria di ogni specie ma varia anche fortemente tra popolazioni della stessa specie essendo profondamente  modulata  dal contesto  naturale, temperatura soprattutto, ma anche umidità, conformazione del suolo, frequenza di luoghi adatti allo sviluppo delle larve, ecc.  

Mutazioni del DNA del virus possono alterare l'efficienza di trasmissione di una popolazione di zanzare provocando, come è stato spesso osservato, una riduzione del periodo incubazione ed un incremento della efficienza di trasmissione.

Pertanto alla domanda del perché le malattie virali trasmissibili da artropodi non si diffondono in Europa non può essere date risposta precisa. Certo le misure igieniche e preventive di salute pubblica, molto efficienti in questo campo in Italia e in Europa, possono contribuire alla nostra attuale incolumità.

Ma l'esempio del “Western equine encephalitis virus”  che nel 5%  dei casi provoca morte in bambini e vecchi e del “Jamestown canyon virus“ che  anche lui a volte causa gravissime encefaliti, virus i quali sono da tempo endemici nel Nord America dove si può presumere che la sorveglianza pubblica sia adeguata, suggerisce che questa componente non è essenziale e che viceversa le “condizioni ambientali”,  per quanto esse rappresentino un intrigo di fattori che non siamo capaci di definire, svolgono un ruolo preminente.

 Rimane il fatto, forse fortunato, forse provvisorio, ma incontestabile al momento attuale, che dei tre componenti necessari  per l’emergenza di malattie trasmesse da artropodi manca la componente essenziale, il virus: così l’esistenza dei vettori diventa da questo punto di vista irrilevante per la patologia dell’ospite-uomo.

Va certo detto che i casi verificatisi in Europa sono tutti frutto del ritorno in patria di viaggiatori infetti e questo fatto rappresenta un forte rischio sanitario. Infatti  si calcola che circa 22 milioni di viaggiatori arrivino in Europa ogni anno e che, per fare un esempio, almeno 200.000 di questi potrebbero essere “viremici” (presenza di virus nel sangue circolante) per il CIKV.

Su questo enorme gruppo di persone occorre convergere con materiale educativo da distribuire alle agenzie di viaggio, negli aeroporti, ecc., invitando i passeggeri a prendere tutte le possibili precauzioni e soprattutto a sottoporsi ad immediato controllo sanitario in caso di comparsa di sintomi sospetti, anche lievi, al loro rientro in Patria

Quando le diverse specie di zanzare si sono da tempo stabilite in determinate aree geografiche, come è il caso della zanzara tigre nelle aree mediterranee e della “aedes aegypti” in larga parte dell’Europa centrale, esse entrano a far parte del sistema ecologico locale e sono di fatto inamovibili.

Pertanto, in tali condizioni, lo  scopo del controllo e della “lotta” all’ insetto, dal momento che  non serve a ridurre il rischio di trasmissione della malattia, che non c’è ,e poiché non si vuole certo  porrei come obiettivo della “lotta” la distruzione della zanzara tigre (obiettivo   impossibile da raggiungere ed anche non desiderabile), è concettualmente  limitato a ridurre il fastidio delle punture di zanzara per i cittadini..

Ovviamente saremmo disposti a pagare un prezzo per la ottenere la riduzione della presenza di questo insetto assai fastidioso nelle zone antropizzate a patto però che il prezzo da pagare non sia esorbitante.

Purtroppo il prezzo da pagare per questa  lotta alle zanzare (non solo alla zanzara tigre ma a tutte le zanzare se si vuole soltanto eliminare le punture) è molto alto in termini di contaminazione dell’ambiente. Mel nostro paese, la quantità di insetticidi  impiegati negli ultimi otto anni per la lotta alla zanzara è enorme tanto che siamo di gran lunga i più forti consumatori in Europa di tali prodotti.

Sappiamo della contaminazione delle acque superficiali e  profonde ,sappiamo che questi prodotti attentano alla biodiversità colpendo altri piccoli insetti essenziali alla vita  e piccoli animali che essendo predatori di zanzare contribuirebbero ad un naturale equilibrio, sappiamo che gli insetticidi sono patogeni per l’essere umano specie per i bambini in utero o nei primi anni di vita.

Se tutto ciò non è giustificato da una lotta contro  pericoli in atto di malattie diffuse e gravi noi riteniamo che questo prezzo non debba esserci richiesto e non sarebbe etico pagarlo. 

C’è anche un prezzo economico che complessivamente il nostro paese deve affrontare se le disinfestazioni continueranno. Penso, ma non ho dati, che la cifra complessiva esborsata a vario titolo dalla nostra società per tali pratiche sia rilevante e tutti hanno nel loro libro delle cose che vorrebbero fare un impiego alternativo.

E’ noto ma non sufficientemente propagandato che questa lotta alla zanzara tigre  è in larga misura inutile perché questo insetto è quanto mai resistente, abile, con incredibili capacità adattative.

Nei forse 800 milioni di anni della sua esistenza si è adattato in tutti i continenti del pianeta, caldi o freddi che fossero, creando incredibili rifugi per le sue larve, modificando forma e consistenza delle proprie uova per farle affondare od affiorare a seconda dei pericoli da evitare ecc. In pratica la lotta alla zanzara tigre dà risultati assai parziali e provvisori perche gli insetti sopravvissuti sono di solito resistenti ad ulteriori trattamenti.

E’ comunque da rilevare che a causa del pericolo che si potessero verificare malattie virali (che sono assenti dal paese da almeno otto anni) è stato costruito un imponente sistema teso a controllare i casi eventualmente emergenti di infezioni virali importate o autoctone.

È singolare che da questi provvedimenti organizzativi di tipo preventivo del tutto  legittimi si sia passati ad un'azione persuasiva corale del mondo scientifico,autorità pubbliche, media, ecc tesa  a convincere la popolazione che è necessario  combattere una battaglia contro un vettore che non può trasmettere un virus che fortunatamente ancora non c'è.

Rimane il fatto (è solo una mia esperienza?) che quando si apre una discussione su questo tema il comune interlocutore italiano con altissima frequenza reagisce affermando  che le zanzare sono fastidiose, molto fastidiose, e usa frasi che parlano di supplizio insostenibile, intenso, protratto, che provoca la significativa diminuzione della qualità della vita estiva. Tutte cose che hanno una base di verità.

Dobbiamo anche tener conto che in effetti esistono persone che sono infallibilmente bersaglio dell'attività dell'insetto.

Se ora ci poniamo la domanda: se fosse possibile ridurre da 1000 a 100 la popolazione di insetti presenti sulla nostra terrazza non andranno forse le cento zanzare residue a pungere quelle persone che sono così attrattive per loro?

La soluzione logica è certo tentare di creare un ambiente quanto possibile privo di zanzare ma è l’individuo che necessariamente deve adottare provvedimenti protettivi della propria persona .

Una cosa sorprendente in tutto questo dibattito è che si sente poco parlare della soluzione più logica del problema : i vaccini.

So che ci sono difficoltà tecniche ma invece di fare una lotta alla zanzara dovremmo pretendere che le risorse ad essa destinate siano rivolte alla creazione di vaccini contro i virus  chikungunya, dengue, west nile virus, virus della febbre gialla, ecc che infestano le zone calde del pianeta e che, auspice il progressivo cambiamento climatico provocato dalle inquinanti attività umane, minacciano in un futuro vicino la  nostra salute .

Roberto Ronchetti
Presidente Medici per l’Ambiente-ISDE, Sezione Lazio- Roma
Professore Emerito di Pediatria- Università La Sapienza-Roma

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