Viterbo PENSIERI IN LIBERTA “In bocca al lupo” nel giorno “topico” dell’esame… Ma… perché si deve finire in bocca al lupo!?
di Barbara Pasqualini

Foto di Enrico Pasqualini

'Miei cari lettori,

siamo ormai giunti al mese di marzo, periodo che segna la transizione dall’inverno alla tanto sospirata (almeno per me!) primavera!

Quando ero studentessa, all’università, questo era anche un momento di pausa dalle lezioni, per sostenere i primi esami dell’anno accademico in corso.

Ricordo con stress le concitate fasi di studio… e il fiorire di “In bocca al lupo” nel giorno “topico” dell’esame… Ma… perché si deve finire in bocca al lupo!? E perché tutta questa strage di lupi, che devono “crepare”, dovrebbe aiutarci a superare brillantemente le nostre prove più ardue???

Google, pensaci tu!!!

 

Foto di Enrico Pasqualini

http://it.wikipedia.org/wiki/In_bocca_al_lupo

… questo non è che il primo dei link cui ho trovato risposta al mio amletico interrogativo!

Mi volete accompagnare nella ricerca delle origini di questo diffusissimo detto popolare?

 

 

In bocca al lupo è un augurio brioso di buona fortuna che si dedica a chi sta per sottoporsi a una prova difficoltosa.

Una prima spiegazione di questa formula è piuttosto semplice: nei secoli l'espressione ha assunto un valore scaramantico, quindi per scongiurare l'eventualità di un avvenimento indesiderato, lo si esprime sotto forma di augurio.

Sebbene Andare nella bocca del lupo possa, infatti, apparire come una palese metafora per cacciarsi nei guai, in realtà l'espressione avrebbe un significato positivo, dal momento che è nota a tutti la delicatezza con la quale gli esemplari di lupo adulto usino trasportare i cuccioli servendosi della bocca: in questo senso l'augurio auspicherebbe di trovarsi in un luogo sicuro.

Una consuetudine più recente del modo di dire in sé vuole che si risponda con “Crepi (il lupo)!” a chi formula l'augurio. Questo tipo di risposta presume, però, la prima interpretazione del detto.

 

Jean de La Fontaine

Anche se l'origine del modo di dire non è chiara, come altre analoghe espressioni che hanno per protagonista il lupo, sembrerebbe legata all'immagine del lupo nella tradizione popolare come personificazione stessa del male.

Questi, considerato animale feroce e dall'insaziabile voracità, seminò morte e terrore fra gli abitanti delle campagne e delle zone di montagna, soprattutto fra i pastori e i cacciatori, divenendo in tutta l'Europa il protagonista negativo di numerose favole, leggende e storie che furono tramandate attraverso i secoli: basti ricordare le favole di Esopo (620 a.C. – 560 a.C., uno scrittore greco antico) e di La Fontaine (1621 – 1695, uno scrittore e poeta francese, autore di celebri favole con intenti moralisti), il lupo del Roman de Renart (è una raccolta di racconti medievali in lingua francese del XII e XIII secolo, nei quali vediamo agire degli animali al posto degli esseri umani, interpretando il topos letterario del “mondo alla rovescia”) o il Lupo di Gubbio (fra i molteplici aneddoti che accompagnano e descrivono da secoli la vita e le gesta del frate assisano, spicca senza dubbio l'episodio del lupo di Gubbio.

La vicenda narra di un grosso lupo che da tempo terrorizzava gli abitanti del paese di Gubbio, a pochi chilometri a nord di Assisi; l'animale famelico e selvaggio, da anni occupava il territorio boschivo alle porte del paese e, secondo alcuni racconti dell'epoca, non disdegnava avvicinarsi a ridosso delle mura della città per procurarsi il cibo.

Gli abitanti, disperati e impauriti, si rivolsero a San Francesco, di passaggio in città. Il frate, venuto a conoscenza della situazione, s’inoltrò nel bosco per incontrare il lupo. La sua mediazione fece sì che il lupo smettesse di terrorizzare gli abitanti di Gubbio, a patto che questi ultimi s’impegnassero a sfamare l'animale quotidianamente.

La leggenda narra che anni dopo, quando il lupo morì di vecchiaia, gli abitanti del paese se ne dispiacquero fortemente) dei Fioretti di S. Francesco [sono un’antologia sulla vita di san Francesco d'Assisi (1182 – 1226) e dei suoi discepoli, di cui è dubbia l'attribuzione al frate Giovanni dei Marignoli (… - 1359, un missionario italiano, frate minore francescano)]. Di questa visione timorosa del lupo persistono tracce in numerose lingue europee sotto forma di modi di dire e proverbi.

La III edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca, del 1691, [Il Vocabolario degli Accademici della Crusca è stato il primo vocabolario della lingua italiana. Uscito nel 1612, fu realizzato e pubblicato dall'Accademia della Crusca, istituzione culturale fondata a Firenze nel 1583.

È stato anche il secondo grande vocabolario di una lingua moderna, preceduto solamente di un anno dal Tesoro della lingua spagnola di Sebastián de Covarrubias (1611)] riporta l'espressione andare in bocca al lupo con il significato di “andare nel potére del nimico, incontrare da sé il pericolo” e l'espressione andare in bocca, di significato più generico, definita come “andare in preda, restare nel potere” del nemico (uomo, animale o spirito maligno).

L'espressione (e altre simili come correre nella bocca del lupo, mettersi in bocca al lupo, cascare in bocca al lupo, andare nella tana del lupo), col significato di “finire nelle mani del nemico” o “andare incontro a grave pericolo” compare successivamente in altri dizionari, come ad esempio il Vocabolario dell'uso toscano di Pietro Fanfani (1815 – 1879, uno scrittore e filologo italiano) del 1863.

Per approfondimenti, potete visitare questo sito:

http://www.accademiadellacrusca.it/en/italian-language/language-consulting/questions-answers/sullorigine-formula-bocca-lupo

Nella sua prima edizione del 1612, il Vocabolario degli Accademici della Crusca definisce il lupo come “animal salvatico voracissimo”, citando tra l’altro l’espressione gridare al lupo e proverbi quali: il lupo cangia il pelo ma non il vezzo e chi pecora si fa il lupo se la mangia.

Nella sua terza edizione il Vocabolario riporta l’espressione “andare in bocca al lupo” con il significato “andare nel potére del nimico, incontrare da sé il pericolo”, citandone il seguente esempio tratto da Guittone d’Arezzo (1235 – 1294, un poeta e religioso italiano dell’Ordine dei Frati della Beata Gloriosa Vergine Maria) e datato 1294: «Ma la povera femmina, accostandosi a quell’huomo, si accorse d’essere andáta in bocca al lupo».

Il dizionario rileva inoltre un’altra espressione, di significato più generico, andare in bocca definita come “andare in preda, restare nel potere”, esemplificata con una citazione di Boccaccio (1313 – 1375, un poeta e scrittore italiano) dove essa appare sotto la forma andare in bocca del diavolo: «Io n’andréi in bocca del diavolo, nel profondo dello ‘nferno, e saréi messa nel fuoco penace».

L’espressione andare in bocca al lupo (e altre simili, quali correre nella bocca del lupo, mettere (e mettersi) in bocca al lupo, cascare in bocca al lupo, andare nella tana del lupo), nel significato di “finire nelle mani del nemico” o “andare incontro a grave pericolo” riappare successivamente in numerosi altri dizionari, quali ad esempio il precedentemente citato Vocabolario dell’uso toscano (di Pietro Fanfani, 1863) o, più vicino a noi, nel Dizionario etimologico della Lingua italiana di M. Cortelazzo e P. Zolli, nel Grande Dizionario della lingua italiana di S. Battaglia (UTET 1975), nel GRADIT di T. De Mauro, nonché in tutti i dizionari monovolume (Zingarelli, DISC, Garzanti).

Ne consegue l’immagine del lupo impressa nella lingua, in espressioni, modi di dire e proverbi, immagine che mette in avanti le sue caratteristiche di animale

  • pericoloso e violento: gridare al lupo; anche nelle minacce, specie rivolte ai bambini: il lupo ti mangia; guarda che viene il lupo!
  • furbo e perseverante nel vizio: il lupo perde il pelo ma non il vizio
  • spietato per chi è debole: Trovarsi come un agnello tra i lupi; Chi pecora si fa il lupo se la mangia 
  • fedele al suo branco: lupo non mangia lupo
  • insaziabile, affamato (con valore di intensità): una fame da lupi, la fame caccia il lupo dal bosco 
  • spesso ridotto in cattive condizioni (con valore di intensità): tempo da lupi.

Espressioni analoghe si ritrovano in varie altre lingue europee, testimoniando di una relativa omogeneità nella visione dell’animale sul continente; così:

  • in francese: se précipiter dans la gueule du loup (‘precipitarsi in bocca al lupo’); crier au loup (‘gridare al lupo’); la faim fait sortir le loup du bois (‘la fame fa uscire il lupo dal bosco’); les loups ne se mangent pas entre eux (lett. ‘i lupi non si mangiano tra di loro’, ‘lupo non mangia lupo’); anche con valore intensificatore: une faim, un froid de loup (‘una fame, un freddo da lupi’);
  • in inglese: cry wolf (‘gridare al lupo’); hold a wolf by the ears (‘tenere il lupo per le orecchie’); keep the wolf from the door (lett. ‘tenere il lupo lontano dalla porta’, ovvero ‘avere abbastanza denaro per sopravvivere’); wolf in sheep’s clothing (‘lupo in veste di agnello’, per significare una persona falsa, furba, infida); 
  • tedesco: ein Wolf im Schafspelz (‘lupo in veste di agnello’); anche con valore di intensità: hungrig wie en Wolf (‘affamato come un lupo’) 
  • polacco: patrzeć wilkiem (‘guardare in cagnesco’, lett. "in lupesco"); ciągnie wilka do lasu (‘la foresta attira il lupo’, ovvero ‘il male attira il male’); nie wywołuj wilka z lasu (‘non chiamar fuori il lupo del bosco’, ovvero ‘non attirare il pericolo’; wilk w owczej skórze (lett. ‘lupo in pelle di pecora’, ‘lupo in veste di agnello’); opowiadać bajki o żelaznym wilku (‘raccontare favole sul lupo in ferro’, ovvero ‘dire cose incredibili, insensate’).

In quanto alla risposta Crepi (il lupo)!, a partire dall’uso iniziale proprio al gergo dei cacciatori, su cui ci soffermeremo a breve, si opera un’estensione pragmatica all’insieme di situazioni in cui alla lingua viene attribuito il potere magico di scongiurare la mala sorte. Un significato performativo analogo si ritrova in varie altre espressioni con il verbo crepare, tra cui Crepi l’avarizia!, Crepi l’astrologo!, anch’esso usato per scongiurare un cattivo presagio, nonché nelle imprecazioni con funzione di malaugurio: Crepa!, Che tu possa crepare!, Ti pigli il lupo! Che tu sia il pan dei lupi! citati nel Grande Dizionario della lingua italiana di S. Battaglia (Torino, UTET, 1961-2002).

Un’altra delle tante interpretazioni dell’espressione in oggetto, come ho appena accennato, deriverebbe dal linguaggio dei cacciatori come frase d’augurio di buona fortuna, rivolta per antifrasi (cioè con significato opposto a quello letterale) ai cacciatori stessi, e, per estensione, a chi si appresta ad affrontare una prova rischiosa o difficile. Sempre riguardante la caccia sarebbe la spiegazione dell'espressione secondo la quale chi andava a cacciare il lupo doveva avvicinarsi e quindi metaforicamente “mettersi nella bocca del lupo”. A questo augurio avrebbe senso rispondere “crepi il lupo” poiché per affrontarlo ci voleva molto coraggio e fortuna.

Un’altra spiegazione vuole che la frase derivi dal linguaggio di pastori e allevatori per i quali il lupo era temuto più di tutti gli altri animali a causa della sua ingordigia per il bestiame del quale essi si occupavano. La risposta “Crepi il lupo!” sarebbe invece nata per estensione da altre espressioni, costruite analogamente col verbo crepare, nelle quali alla lingua viene attribuito il potere magico di allontanare la cattiva sorte oppure di scongiurare un cattivo presagio, come, ad esempio, “Crepi l'avarizia!” e “Crepi l'astrologo!” (come già menzionato sopra).

Un’ennesima interpretazione prende spunto dalla storia dell'origine di Roma: Romolo e Remo vennero salvati dalla lupa. Così, se qualcuno rivolge l'espressione all'altro, si augura fortuna. Anche se in questo caso la risposta “crepi” o “crepi il lupo” non avrebbe senso poiché l'animale sarebbe considerato “la salvezza”. (http://www.sapere.it/sapere/strumenti/domande-risposte/di-tutto-un-po/perche-si-dice-in-bocca-al-lupo.html)

Una spiegazione diversa del termine ci è data, invece, dal linguaggio della navigazione dove “la bocca del lupo” era la “lavagna” sulla quale si registravano i nomi degli uomini e delle merci portate a casa e quindi l'espressione avrebbe avuto il senso di una “buona navigazione”.

(http://www.sapere.it/sapere/strumenti/domande-risposte/di-tutto-un-po/perche-si-dice-in-bocca-al-lupo.html)

In ultima analisi… da una delle mie molteplici curiosità, ho scoperto che nemmeno una formula beneaugurale è banale! Quattro parole celano la loro piccola, grande storia… Che dire… sperando d’avervi regalato qualche minuto di spensierata evasione… in bocca al lupo al mio articolo!!!

Barbara Pasqualini

Foto di Enrico Pasqualini

Fonti delle immagini:

Bomeluzo-in-bocca-al-lupo:

http://www.aladinpensiero.it/?p=7888

0_Lupa_Capitolina_(2):

http://it.wikipedia.org/wiki/Romolo_e_Remo

LupodiGubbio:

http://it.wikipedia.org/wiki/Esopo

Jean_De_La_Fontaine_1

http://aforismi.meglio.it/aforismi-di.htm?n=Jean+De+La+Fontaine

 

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