Viterbo CRONACA Pillole di saggezza accompagnate da una vera e propria raffinata sensibilità
di Giuseppe Bracchi

Giornata mondiale dell’autismo, malattia che oggi colpisce non pochi bambini. Ascoltavo, via cavo, le parole di commento che su questa odierna giornata stava dedicando il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Pillole di saggezza accompagnate da una vera e propria raffinata sensibilità verso temi che le Istituzioni repubblicane ed i cittadini tutti dovrebbero far proprie, soprattutto alla luce di quella Carta Costituzionale, nata all’indomani della sconfitta di una delle più tragiche dittature votate alla cultura del dominio e della morte: il nazifascismo.
Ad un certo punto, mentre il Presidente della Repubblica stava parlando di cultura del confronto, della conoscenza e della solidarietà, la mia attenzione è stata attratta dal titolo su quattro colonne di un quotidiano: “Genitori citano la ASL locale, perché non avevano diagnosticato la Sindrome Down del proprio figlio. Se avessero saputo… di sicuro non l’avrebbero messo al mondo..”.
Ormai abbiamo capito che in questa società del benessere, della salute e della bellezza a tutti i costi, i prodotti di fabbrica difettosi hanno un solo un destino: il cestino dei rifiuti.
Ho provato e riprovato, a confrontare la notizia ed il progetto educativo che dietro era proposto, senza neppure tanti giri di parole, con quanto il Presidente della Repubblica aveva poc’anzi auspicato su una delle malattie più atroci del secolo, l’autismo: conoscere per abbattere l’ignoranza, confrontarsi con la malattia per superare le paure, solidarizzare perché la solidarietà resta pur sempre un diritto e soprattutto un dovere verso i deboli ed i sofferenti.
Ebbene, per quanto mi sia sforzato, non ho trovato in quella notizia del quotidiano in questione, neppure una riga che si avvicinasse al pensiero ed ai propositi del Presidente della Repubblica auspicati per questa Gionata Mondiale dell’autismo.
Lungi da me dall’esprimere giudizi nei confronti di chi ha deciso di citare la ASL. Ognuno è libero di pensare, decidere e compiere tutte le azioni che vuole. Ciascuno di noi ha una coscienza e con quella coscienza rispenderà – certus an, incertus quando – a Chi di dovere.
Tuttavia, credo che ciascuno di noi abbia ancora il sacrosanto diritto e dovere di porsi domande. Ed allora, in un mondo in cui il politicamente corretto va sbandierando ai quattro venti l’abolizione di ogni diversità, che cosa ha di diverso un bambino down dal resto dell’umanità? Oppure, a mio avviso, ancora meglio: non sarà per caso che proprio questo - politicamente corretto - voler abolire ogni diversità, ci impediscono il confronto, la conoscenza e la solidarietà verso i più deboli ed i più sfortunati?
Se un giorno, mettiamo caso, quel bambino o quella bambina down dovesse venire a conoscenza delle reali intenzioni del suo papà e della sua mamma, come reagirebbe? Perché sono sicuro che una persona down è persona, con una propria coscienza, un proprio pensiero, un proprio cuore, oltre ad avere un corpo.
Siamo proprio certi, come individui, come persone, come genitori e come società tutta, di avere il diritto ed il dovere di gettare dalla rupe Tarpea chi non riteniamo “sano” o di decidere per lui un’ipotetica felicità che nessuno, a mio avviso, ha il potere, il diritto o il dovere di decidere per gli altri?
Sono solo alcune delle domande che sulle prime mi sono venute in mente. A noi, nel sacrario della propria coscienza, il dovere di cercare le risposte più giuste, quelle per l’appunto improntate a giustizia. Ricordandoci la settimana che stiamo vivendo. Quella in cui un uomo deliberatamente si dava ai volontari tormenti della Croce, perché la Vita trionfasse sulla morte.
Giuseppe Bracchi






















