di Claudio Santella

In questa festività della Pasqua, tutti, pur sotto diverse forme, siamo portati a porci questa domanda: perché Dio tace?
Tutti vorremmo dare una risposta a questa richiesta, perché è troppo importante per la nostra tranquillità, perché vediamo in questa festività Dio presente nella vita dell’uomo, perché abbiamo fede che questa presenza, per essere divina, non può non avere trasformato tutto.
E’ un fuoco questa presenza, è un radicale cambiamento del nostro modo di vedere, non di osservare, ma di vedere.
Siamo ormai obbligati a guardare in alto, a giudicare le cose in modo diverso, ad agire come, senza Dio, mai avremmo potuto agire.
Eppure ci sembra che Dio taccia, sia lontano… fuori dalla nostra vita… Lo sentiamo, talvolta, per dirla con una espressione ormai troppo di moda, come morto…
E’ Dio che tace o noi non siamo capaci di ascoltarLo?
E’ Dio che tace o noi abbiamo chiuso il nostro cuore alla Sua presenza?
E’ Dio che tace o non ci è mai interessato niente di Dio?
Ci sentiamo tutti sentimentali in occasione di questa festività. Sfruttiamo tale coincidenza per scrutare nel nostro cuore.
E’ venuto Dio, e non si è presentato a mani vuote:
Ci ha portato la pace, e noi dividiamo le epoche storiche con la data delle guerre.
Ci ha portato la giustizia, e noi calpestiamo i più elementari diritti pur di star bene.
Ci ha portato l’amicizia, e noi ne facciamo uno strumento di interesse.
Ci ha portato la verità, e noi viviamo di compromessi.
Ci ha portato la generosità, e noi la chiudiamo nell’elegantemente pacco di un dono.
Ci ha portato la libertà, e noi la sappiamo togliere con una firma.
Ci ha portato l’umiltà, e noi facciamo pesare i titoli del biglietto da visita.
Ci ha portato la semplicità, e noi sprechiamo milioni per un vestito.
Ci ha portato la povertà, che ci fa ricchi perché ci fa accontentare, e noi abbiamo scelto la ricchezza che ci rende poveri perché sempre avidi.
Ci ha portato la ricchezza perché sia distribuita, e noi…come ce la sappiamo distribuire?
Ci ha portato l’amore, e noi lo cacciamo anche dall’ultimo difensore di esso: la famiglia.
Ci ha portato la vita, e noi la sappiamo togliere con troppa leggerezza e addirittura con negare anche ai figli.
Ci ha portato, Dio, tutto se stesso, e noi ce lo ricordiamo, quando la Sua presenza è un pretesto………
Forse tutto questo non riguarda noi personalmente… ma se solo desideriamo o speriamo di vivere così la presenza di Dio non ha avuto alcuna incidenza nella nostra vita.
Vangelo scomodo quello della Pasqua. Ci turba perché ci credevamo pieni di fede e ci scopriamo “atei non praticanti”. Ci affascina perché Dio, se ascoltato, non può non affascinarci.
Abbiamo fatto entrare Dio nella nostra vita solo in minima parte. Non ha trasformato niente perché non Lo abbiamo ascoltato. Abbiamo imbastito migliaia di trattati, di costituzioni….ma non siamo stati capaci di scrivere un vangelo con la nostra vita.
Abbiamo troppo spesso strumentalizzato Dio per i nostri fini. Anche di questa festa si è approfittato, l’abbiamo strumentalizzata per fare commercio. Per essere autentica deve ritornare quella che era, quela che deve essere: la ricorrenza della presenza di Dio, del suo amore per gli uomini espresso nel sacrificio di sé stesso per la nostra salvezza. Non ricorrenza da compleanno, ma ripresenta di Dio.
Dio con i suoi doni che profondamente entra nella nostra vita in tutte le sue manifestazioni.
Ecco l’esame: E’ Dio che tace o noi non Lo abbiamo ascoltato? Buona Pasqua allora, non perché lo sia, ma perché lo diventi.
Che almeno In questa festività possiamo sentire la presenza di Dio. Almeno in questa festività disponiamoci ad ascoltare ed a mettere in pratica la Sua parola.






















