Viterbo CRONACA Si tratta di un olio su tela del veneziano Jacopo Negretti, detto Palma il Giovane
di Vincenzo Ceniti, Console Viterbo Touring Club

Santa Cristina ai Musei civici agli Eremitani a Padova (Foto Vincenzo Ceniti)

Di nuovo santa Cristina. A Natale commentammo un suo dipinto visto per caso nella Pinacoteca Nazionale di Bologna.

Stavolta, nei giorni di Pasqua, girovagando per Padova, ci siamo imbattuti in un altro quadro della giovane martire nei Musei Civici agli Eremitani adiacenti alla cappella degli Scrovegni.

Si tratta di un olio su tela del veneziano Jacopo Negretti, detto Palma il Giovane (1548 c.–1628), formatosi nel periodo della Scuola Veneta e del Manierismo romano (ha fatto anche parte dell’équipe di Cesare Nebbia).

Di pregio le sue collaborazioni  con numerosi big del tempo, fra cui il Tiziano che gli affidò alcune rifiniture della celebre “Pietà”.

L’eroina di Bolsena, raffigurata nell’ultimo atto del martirio, trafitta dalle frecce del suo aguzzino (il prefetto Giuliano), è un po’ diversa  dall’immaginario collettivo che la vuole esile, appena adolescente e coperta da una lunga veste. Negretti la dipinge invece seminuda, decisamente formosa, in un’estasi quasi sensuale di fronte alle frecce mortali.

E’ un’ulteriore dimostrazione di quanto santa Cristina sia popolare in molte città d’Italia e d’Europa, proprio per le tribolazioni cui è stata sottoposta, enfatizzate peraltro da mille leggende. 

L’opera agli Eremitani di Padova va dunque ad aggiungersi alle tante immagini della santa sparse ovunque. Ci riferiamo alla pala d’altare di Lorenzo Lotto a Quinto di Treviso, alla tela di Anton van Dick nell’Oratorio del Rosario a Palermo o a quella di Francisco Zurbaràn al museo delle Belle Arti di Strasburgo. E pensiamo anche alle tante chiese sparse ovunque che portano il suo nome: una su tutte quella che si affaccia su piazza San Carlo a Torino.

I supplizi della Santa sono rievocati, com’è noto, a Bolsena a luglio in forma di teatro popolare delle origini nei cosiddetti “Misteri di Santa Cristina”.  Le sue sofferenze sono la dimostrazione della indistruttibilità della vita cristiana: il martire è immortale e nulla gli può nuocere. Egli deve superare molte prove prima di raggiungere il Signore.

Vincenzo Ceniti
Console Viterbo Touring Club

 

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