Viterbo CRONACA In effetti la Rete sta davvero mutando in profondità il nostro modo di vivere
di Giuseppe Bracchi

 

Alcune quisquiglie e qualche pinzillacchera. In una delle sue ultime fatiche, Federico Rampini, intitola un capito del libro Rete Padrona, edito da Feltrinelli, alla popolare Fbmania, ovvero Facebook, tanto da presentarla, ironicamente, come una nuova età a partire dalla quale Facebook è dopo Cristo.

Ed in effetti, Rampini, corrispondente estero dagli Stati Uniti per il quotidiano La Repubblica, non esita, ad usare toni icastici nei confronti di un mondo, quello della Rete, di fronte alla quale invita il lettore alla massima attenzione e a conoscerne tutti i più “segreti risvolti” per difendersi da chi opera dietro quelle quinte e che il Nostro non esita a definire i nuovi Padroni del mondo.

In effetti la Rete sta davvero mutando in profondità il nostro modo di vivere e di proporci nei confronti di noi stessi e degli altri. Ci vediamo abitanti di un mondo complesso e globalizzato, ma spesso e volentieri viviamo questa nuova condizione come un qualunque evento consumistico il più delle volte divorato per ore in piena solitudine.

Non solo, ma ormai penso che sia proprio questa FBmania a dettar legge ai nostri ritmi di vita, umani e spirituali, tanto da diventare il nuovo Vangelo per intere generazioni, o quasi, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, condizione personale, sociale o professionale. Un esempio?

Guardate cosa è accaduto al giornalista che dopo i fatti tragici della Procura di Milano ha sbattuto un Giardiello qualunque in prima pagina, solo perché Facebook gliene aveva offerto occasione e movente, in una sorta di caccia emotiva all’assassino, senza peraltro interrogarsi sulla veridicità della fonte, anzi scartando, probabilmente, a priori l’interrogativo, ritenuto forse inutile proprio perché suggerito da Facebook, il cui contenitore è adorato alla stessa stregua di un dogma infallibile. Non è già questo un buon motivo per porci interrogativi, più o meno inquietanti sul novum organum Baconiano, o sul nuovo cogito Cartesiano: Facebook, dunque sono?

Come avevo previsto, nel mio precedente intervento, pur sperando di sbagliare, ai fatti di sangue di Milano è seguita la solita retorica inconcludente e strappalacrime. Anzi, peggio! Da qualche parte non è mancato chi ha voluto deliberatamente usare quei tragici e luttuosi eventi per fare della speculazione politica.

Cosa centrano per esempio la mancata prevenzione ed i sistemi di sicurezza del tutto assenti nelle varie Procure d’Italia, così come penso, in molti altre sedi Istituzionali, con la solitudine dei Magistrati ed il discredito nei loro confronti?

Nulla.

Allora, anziché perdersi in sterili polemiche, sarebbe più opportuno che Parlamento, Governo e Consiglio Superiore della Magistratura, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, si attivassero, a mio avviso, concretamente per ovviare a certe colpevoli mancanze, come quelle riproposte dal programma televisivo “Striscia la Notizia” e che durano già da oltre dieci anni. Intelligenti pauca!

Dulcis in fundo, sed in cauda venenum, a proposito di… intelligenza, cultura e buona scuola, desidero timidamente proporre al nostro Presidente del Consiglio Matteo Renzi, un brano del discorso tenuto all’ONU da Mahala Yousafzai, la ragazzina 17enne ferita gravemente mentre tornava da scuola ed insignita dalla Commissione di Stoccolma del Premio Nobel per la Pace 2014, quale “simbolo dell’impegno per i diritti dei bambini”: “… nel Pakistan abbiamo capito l’importanza di penne e libri quando abbiamo visto le pistole. Gli estremisti hanno paura di libri e penne, perché il potere dell’istruzione fa loro paura”.

In Pakistan lo hanno capito. In Italia invece il buon senso ancora latita, forse perché dalle parti di Palazzo Chigi e di Montecitorio, concetti come buona scuola, cultura e buone riforme, sono concetti che spesso urtano tra di loro, come corpi estranei nelle teste dei nostri governanti.

A proposito, cari Onorevoli, è più corretto dire iter parlamentare o… aiter parlamentare come qualcuno dei vostri ha declamato, con molto pathè d’animo dagli scranni parlamentari e, quel che è peggio, lontano da ogni senso del ridicolo?

Giuseppe Bracchi

 

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