Viterbo CRONACA Che strano è la seconda volta che mi trovo a poche miglia dalle isole
di Luciano Pasquini
Foto di Luciano Pasquini
Nel mio viaggiare senza scopo, questa volta parlerò delle isole Tremiti, una meta che nel mio immaginario, mi ricorda, quando da giovane sfogliavo il mensile del TCI.
Sulla rivista di tanto veniva in pubblicata, la foto dell’isola di San Nicola con un mare cobalto e una costa color ocra, un contrasto incredibile.
Quell’immagine mi ha accompagnato per molti anni. Casualmente ho avuto l’occasione in primavera di trovarmi da quelle parti e precisamente nei pressi di Termoli, quale opportunità migliore per realizzare un sogno a lungo accarezzato?
Isol
Il Traghetto delle 7.20 del giorno precedente era stato annullato, causa mare grosso, e la costa era continuamente battuta da un forte vento, il mare di un colore marrone, agitatissimo e con una spuma bianca in cima alle onde, non lasciava presagire niente di buono per il giorno dopo.
Che strano è la seconda volta che mi trovo a poche miglia dalle isole, anche questa volta dovrò rinunciare, pensavo tra me, ognuno di noi ha delle mete che per una ragione o l’altra restano irraggiungibili, meglio mettersi l’anima in pace.
Già immaginavo il cartello del botteghino della compagnia marittima con la scritta “Traghetto delle ore 8.30 annullato” così sono andato a dormire. L’indomani dalla finestra del bagno, ancora insonnolito, da uno spazio lasciato libero tra i due palazzi davanti all’albergo, ho intravisto un mare calmo, azzurro che rifletteva i colori dell’alba.
Non c’è tempo da perdere, così mi sono recato alla biglietteria. Il viaggio dura circa due ore, nella traversata mi ha fatto buona compagnia, la lettura “Il ponte sulla Drina" di Ivo Andric.
Il traghetto attracca all’isola di San Domino in perfetto orario, pochi viaggiatori, solo alcuni locali e il curato del posto che rientra in canonica per i preparativi della Pasqua.
Lo sparviero un grosso motoscafo, adibito al passaggio sull’isola di San Nicola, poco distante dall’isola principale, ti catapulta, come una macchina del tempo, in un mondo affascinate, e di colpo realizzi, finalmente trovato l’isola che non c’è….
Appena attraccato al molo, inizia la scoperta dell’isola, letteralmente tutta in salita.
Fino a giungere alla sommità del monastero fortezza, in parte diroccato, e in parte in eterna ristrutturazione. Spingendosi sullo sperone di terra che si tuffa il mare, si gode la vista dell’isola di Capraria.
Prendo a prestito le parole di una canzone di Battiato “ profumi indescrivibili …”.
Persistente, forte è il profumo delle mille essenze che in queste ore della mattina si diffonde nell’aria, trasportato dalla brezza marina.
I gabbiani e le diomedee, in questa stagione sono i veri padroni dell’isola.
Il pilota dello sparviero, un marinaio con una bella barba folta e giaccone impermeabile, sbiadito dal sole e dalla salsedine, è stato categorico alle 15.00, fatevi trovare sul molo altrimenti restate sull’isola.
Terminata l’escursione, ho atteso circa un’ora sulla banchina, felice di questo scorrere del tempo al rallentatore, godendomi, il sole e un mare polinesiano.
Ho ripreso lentamente la lettura del mio libro, interrotta soltanto da un pescatore, che tirava in barca un bel polpo rosso, che come me si era fatto prendere dall’amo.
Luciano Pasquini






















