Viterbo CRONACA A causare le immani catastrofi della nostra epoca sono stati esseri umani trascinati da determinate idee
di Giuseppe Bracchi

Papa Francesco

Reazione spropositata quanto inopportuna, a mio avviso, da parte del Governo turco, che ha fatto seguito alle parole di Papa Francesco sul genocidio armeno, realtà storica assai poco falsa, come vorrebbero i discendenti di Ataturk, quanto, invece, incontrovertibilmente provata ed assodata.

Una reazione che sulle prime ci mostra quanto sia dura a morire nel cuore degli uomini l’avversione per la menzogna, per lasciare, invece, spazio alla verità, anche se scomoda e con essa alla contrizione ed al pentimento per un futuro meno incerto e più votato alla giustizia ed alla pace verso chi ha sofferto ed è stato perseguitato.  

Ma le parole di Papa Francesco rappresentano anche una finestra sul futuro per intere generazioni, come monito a saper riconoscere errori e crimini per evitare che essi si ripetano con brutale puntualità e nella generale indifferenza di coloro che per primi dovrebbero far sentire la loro voce: politica, governo e diplomazia, in modo particolare quelli appartenenti alla vecchia Europa, culla della civiltà e del diritto.

Robert Conquest, scrittore e storico inglese, nel capitolo di apertura della sua non ultima fatica, ma neppure la meno impegnativa, anche se forse la meno conosciuta, “Il secolo delle idee assassine”, scrive: “A causare le immani catastrofi della nostra epoca sono stati esseri umani trascinati da determinate idee. Dunque l’interrogativo fondamentale della storia va posto in questi termini: come spiegare quello che è stato chiamato il delirio ideologico del XX secolo?

Come hanno potuto prendere piede queste aberrazioni mentali? Chi furono gli untori che diffusero l’infezione? Dobbiamo esaminare la storia e la natura delle varie ideologie nei loro effettivi sviluppi. E dobbiamo analizzare il passato e le tradizioni della cultura che le hanno contrastate”.

Far rivivere gli avvenimenti della storia e dare loro un’anima significa, allora, affidarsi alla lettura degli avvenimenti stessi non in modo asettico ed impersonale, ma anche affilare le armi del discernimento e del disincanto come momenti in cui la riflessione si fa filosofia della storia, come metodo privilegiato di analisi e di sintesi.

Così ad esempio era solito ammonire ed esprimersi uno dei massimi pensatori cattolici del XX secolo, nonché filosofo della politica, in verità non molto amato da coloro stessi che in principio ed all’interno della ex DC lo avevano sostenuto e portato in senato per una Legislatura, il prof. Augusto Del Noce.  

Il secolo delle idee assassine sembra oggi prolungare la sua ombra nefasta nel genocidio dei cristiani d’oriente per mano dell’Islam. Ma il secolo delle idee assassine mantiene il suo possente respiro anche attraverso quell’ossigeno che viene loro offerto da quanti si attardano a fare i conti con la storia: “Non esiste – scrive al riguardo il dott. Giuseppe Pititto – per qualsivoglia Paese, possibilità di un avvenire degno dell’essere umano, se quel Paese non sia prima capace di fare i conti con la sua Storia. Il che significa fare luce sul bene, ma ancor prima, sul male che quel Paese ha segnato”.

Un monito che vale contro ogni forma di ingiustizia perpetrata ai danni dell’uomo e della sua dignità. Un monito che vale contro ogni forma di negazionismo passato e presente. Come fu il genocidio di migliaia di italiani assassinati e gettati nelle Foibe.

Il Giubileo straordinario indetto da Papa Francesco rappresenta per tutti un’occasione propizia per cercare perdono e misericordia. Ma perché il cammino sia fruttuoso occorre prima riconoscere il male fatto e con esso le nostre colpe.

Giuseppe Bracchi

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