Viterbo CRONACA Sentire e meditare, dunque, lasciandoci insegnare, come ricordava il politico francese Talleyrand, anche cose che già si sanno
di Giuseppe Bracchi

 

Il giornalista Giuseppe Bracchi

Sentire e meditare, scrive Alessandro Manzoni nel suo, forse, poco noto Carme “In morte di Carlo Imbonati”.

Sentire e meditare: un arte dello spirito, che oggi sembra essere praticato da pochi eletti, considerando come l’attuale società privilegi l’apparire, lo strepitio e le urla come massima espressione e stile della nostra esistenza.

Sentire e meditare, una virtù d’altri tempi, il cui elogio ed i cui modelli richiamano alla mente i soliti laudatores? A mio avviso, questa virtù, oggi tanto rara, quanto l’uomo stesso che Diogene andava cercando con la lanterna in mano sulla piazza del mercato di Atene, esprime una raffinata saggezza popolare.

Sentire e meditare, è l’atteggiamento di Lucia Mondella che come la Vergine, madre di Cristo, serba nel suo cuore ogni avvenimento della sua tormentata vita, facendone dono alla Provvidenza come motore e sugo manzioniani della storia dei Promessi Sposi.

Non resta forse sublime nel nostro animo, il ricordo del suo pianto segreto, quell’Addio Monti sorgenti dalle acque ed elevati al cielo…, mentre la barca si allontana dalla riva del lago, affidando ricordi e dolore alla Divina Provvidenza, con la speranza di un futuro migliore, dove ogni lacrima sarà asciugata e la sofferenza stessa trasfigurata?

Così come non è sempre Lucia a rivendicare la sua condizione di donna umile e semplice, ma con una fede incrollabile ed una dignità certosina, quando davanti alla prepotenza ed allo strapotere dell’Innominato vuole proteggere ciò che ha di più caro al mondo, vale a dire il suo l’amore per Renzo, così alto e sublime, da far voto di castità a Dio, qualora l’Innominato stesso desista dal suo proposito delittuoso di consegnarla a Don Rodrigo?

Sentire e meditare. E’ anche la sintesi che ci propone la scrittrice Doroty Nevill (1826 – 1913), che mons. Gianfranco Ravasi affida alla nostra riflessione attraverso il suo Breviario Laico: “Dire la cosa giusta al momento giusto, ma anche tacere la cosa sbagliata, quando si è tentati di dirla”.

Credo che la citata sintesi della scrittrice inglese sia per tutti noi modello e via di santità attraverso la perfezione. Saper dire la cosa giusta e tacere la cosa sbagliata, presuppongono infatti, a mio giudizio, la contemporanea presenza di due virtù, che solo i santi sanno personificare ed esprimere: sapienza e carità.

Allora, di fronte alle tragedie quotidiane che la storia ci ha offerto e ci offre (leggi: la morte trovata in mare dai tanti naufraghi della speranza!), la cosa migliore spesso è proprio il sentire e meditare, il saper dire la cosa giusta al momento giusto ed il tacere la cosa sbagliata quando si è tentati di dirla, perché “una volta detta – dice nella sua riflessione mons. Gianfranco Ravasi – la parola sbagliata non è che muoia”.

Diremo allora con il salmista: “Veglierò sulla mia condotta per non peccare con la lingua /porrò un freno alla mia bocca”. Sentire e meditare, dunque, lasciandoci insegnare, come ricordava il politico francese Talleyrand, anche cose che già si sanno.

Giuseppe Bracchi

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