Viterbo CRONACA Perché questa premessa sig. Caio? Beh.. devo confessare che sono rimasto piuttosto perplesso, per non dire deluso difronte alla sua fuga
di Giuseppe Bracchi

Egregio signor Caio, Lei non è un Tizio qualunque, è l’Amministratore delegato di Poste italiane, un’Azienda che nonostante si fregi del titolo di SpA, non è ancora né carne né pesce.
Ha dalla sua un socio di maggioranza ragguardevole, come il Ministero del Tesoro, ed è un Azienda la quale, nonostante si possa dire tutto ed il contrario di tutto, non naviga in cattive acque considerando i suoi utili in attivo.
E questo naturalmente per merito innanzitutto e soprattutto dei suoi eroici dipendenti, che con un contratto da rinnovare, scaduto ormai da tre anni (se la memoria non inganna), continuano a fare il loro dovere alzandosi di buon mattino e recandosi puntualmente al lavoro, con la speranza di ricevere (e non è solo una battuta, dati i tempi!) il loro magro stipendio a fine mese, qualche volta condito col grano e con l’olio di un… premio (?), sicuramente inferiore alle loro aspettative, alle loro qualità professionali ed al loro costante ed assiduo impegno.
Perché questa premessa sig. Caio? Beh.. devo confessare che sono rimasto piuttosto perplesso, per non dire deluso difronte alla sua fuga, dopo gli insulti e le urla che le sono piovuti addosso dai dipendenti postali milanesi, quando ha snocciolato con candida indifferenza, tale e tanta da rasentare quasi una scontata superbia, le cifre del suo magro bottino mensile: unmilioneduecentomilaeuro…!!!!!!
Ha visto, sig. Caio, quanto spazio occupa la sunnominata cifra? Sono sicuro che tanti padri e madri di famiglia neppure sanno scriverla o immaginarsela sul proprio conto corrente o sul proprio libretto di risparmio, costretti ed inseguiti come sono quotidianamente dagli affanni del mutuo da pagare, dalle varie finanziarie da rimborsare, dalle necessità dei figli da far studiare e poi sistemare e.. chi più ne ha più ne metta. E quel che è peggio con lo stipendio che non cresce neppure di un centesimo.
Per non parlare dei pensionati, le cui retribuzioni, già di per sé risibili, devono servire ulteriormente a rinforzare gli argini di quelle altre famiglie messe su da figli e nipoti. Ma, già, di cosa sto parlando con Lei, sig. Caio? Cosa possono interessare ad Ella le misere avventure di poveri cristiani? Ella, seduta sull’Olimpo tra gli dei immortali, indaffarato com’è a tessere i fili dell’Azienda, chiuso nei cieli empirei di Dantesca memoria, tanto lontani quanto inaccessibili al comune mortale, da ricordare i fantozziani megadirettorigalattici di bianco vestiti, ma pronti a diventare lupi se messi davanti alle loro responsabilità, tanto da ridurre e degradare i poveri fantozzi a… parafulmini!
Ironia? No, no. Realtà! Per esempio, mi chiedo se Lei, dall’alto del suo unmilioneduecentimilaeruro sia mai entrato all’interno di un Ufficio postale per vedere come lavorano gli sportellisti o trascorrere con loro un’intera giornata, alle prese con mezzi antidiluviani. Oppure, se sia mai salito sulla macchina o su un motorino del portalettere, per compiere insieme a lui la quotidiana gita per il recapito della posta, magari sotto il sole infuocato, durante la stagione estiva, oppure in una giornata di freddo o di pioggia, durante la stagione invernale, anche loro adoperando mezzi antidiluviani. Lo so, sto parlando di fantascienza.
Così come sono consapevole che la colpa non è tutta sua. Dovrei risalire alle origini. E schiaffeggiare il povero Giuseppe Garibaldi, che ha avuto la pretesa di fare l’Italia, senza prima fare gli italiani. In questa italietta confusa e caotica, come la definiva con saggezza ed arguzia politiche, Bettino Craxi, hanno sempre e solo prosperato ed ingrassato superburocrati come lei (e tanti altri, nominati dalla politica al di là dei meriti e delle capacità personali e professionali), faccendieri, portaborse e politicanti ladri e cialtroni (non politici! La politica è una cosa seria checché se ne dica o si pensi!). Ieri come oggi.
E lo sa perché, sig. Caio? Perché questa italietta è stata concepita e fatta ad immagine e somiglianza del socialismo reale, dove la politica è solo idolatria del potere, amministrare equivale a burocrazia insulsa ed inconcludente e la giustizia, lungi dall’essere uguale per tutti, è fatta solo per chi è più uguale degli altri.
E del resto cosa ci possiamo aspettare da un Parlamento, dove Camera e Senato sono perfettamente allineate su deputati e senatori mediocri, ignoranti ed azzeccagarbugli? Come possono dei corrotti fare una legge anticorruzione? Un ladro può mai fare una legge contro se stesso?
Un capitolo a parte meriterebbe la figuraccia che ci prepariamo a fare con una Expo incompiuta a soli due o tre giorni dall’inaugurazione. Ma, considerando che al comando di Expo ci sarà senz’altro un altro superburocrate inefficiente, quanto strapagato per rimediar figuracce come quella collezionata da Poste italiane, bocciata sul recapito a giorni alterni dalla CEE, quanto sto scrivendo per il sig. Caio, vale anche per il Tizio dietro ad EXPO.
Dulcis in fundo, sed in cauda venenum: non ci dica sig. Caio, anche perché non ci interessa saperlo (anche se possiamo immaginarlo), a quale partito o corrente politica dona parte del suo ricco mensile, per aver caldeggiato la sua nomina ad Amministratore delegato di Poste italiane. E con tale puntura di spillo porgo i miei saluti, pur consapevole che questa posta prioritaria non giungerà mai a destinazione. Con i migliori saluti.
Giuseppe Bracchi






















