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Viterbo CRONACA “Per me si va nella città dolente”: San Pellegrino nel degrado
di Tiziana Mancinelli

Vedi la galleria fotografica alla fine dell'articolo

 Articolo: 137 foto di San Pellegrino in Fiore per capirne il basso valore artistico floreale

La 29ª edizione di San Pellegrino in Fiore 2015 va in archivio.

La ricorderemo con quell’immagine brutale di quel grosso cavo di corrente che esce da una finestra dello storico Palazzo degli Alessandri per scendere lungo la facciata, librarsi in aria all’inizio dell’armonioso e monumentale arco che immette nella piazza San Pellegrino, irrompendo nella visuale di migliaia di turisti che si apprestano a varcarlo per entrare nel piccolo e suggestivo spazio urbano, prima di agganciarsi al faro posto sopra il capitello di una pregiata colonna per illuminare la bancarella sottostante posta a uno dei bordi della storica piazza.

Una ricerca del disgusto straordinaria che si armonizza alla perfezione con quello che è diventato oramai lo stile e lo spirito permanente di una delle punte di diamante di Viterbo città medioevale: San Pellegrino.

Se la versione “in fiore” non ha brillato per idee, ha almeno avuto il merito di accendere un grosso faro sul degrado del cuore pulsante della storia della città.

Chi avesse alzato lo sguardo al cielo sconfortato, dopo avere inutilmente ricercato nelle sequenze anonime di vasi, vasetti, piante e fiori, un’espressione di creatività, ha scoperto un’infinità di estro nell’incredibile intreccio di cavi della corrente elettrica che dopo aver percorso in tutta la loro estensione le facciate storiche, a volte attraversano il vuoto per attaccarsi all’edificio successivo. Ne risulta una trama impressionante di ragnatele di plastica grigia.

L’uomo Ragno ci andrebbe a nozze.

Pittoresca quella sospesa sullo slargo di via San Pellegrino, subito dopo aver superato l’omonima piazza, in direzione via San Pietro: fili che partono da diversi edifici si annodano al centro restando sospesi sulla testa di chi percorre questa via.

Pittoresco anche il terrazzino su piazza Scacciaricci che “espone” due spessi e bianchi fili per stendere i panni.

Un motivo che si ripete un po’ ovunque in versione ancora più audace con supporti di ferro arrugginiti che emergono sulle facciate.

Qua e là anche rattoppi disordinati di intonaco.

Spunta anche un palazzetto che sembra ristrutturato da poco, con portone e persiane in stile moderno, anche questo intonacato.

“Per me si va nella città dolente”, recitano affacciandosi da un loggiato due studenti del liceo Buratti che ha partecipato all’iniziativa di San Pellegrino in Fiore portando in scena alcuni passi della Divina Commedia.

E niente più delle parole di Dante sembra spaventosamente e drammaticamente avere un senso in tutta questa storia.

Tiziana Mancinelli

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