Viterbo CRONACA Per molte donne fu un momento di grande emancipazione, perché per la prima volta occuparono ruoli che fino allora erano di preminenza dell’uomo

 

Cassa in legno del 1918 dono al Comune di Viterbo dell’Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra di Viterbo
(Archivio Mauro Galeotti)

Nella conferenza del 19 Maggio 2015, che si terrà presso l'Istituto Leonardo da Vinci, in Via Volta, 26, alle ore 12, si  parlerà  anche della guerra, del suo scenario.

Quello che si vuole fare, parlando ad una platea di giovani studenti, è far sapere come vivevano gli italiani prima dell’entrata in guerra dell’Italia.

Tutti, o quasi, noi adulti, seppure non abbiamo vissuto nemmeno la Seconda Guerra Mondiale, sappiamo che l’Italia  nei primi anni del 1900, viveva in uno stato, non di povertà, ma addirittura di miseria.

Va da sé che quando il nostro Paese entrerà in guerra, chiamando alle armi, il 97 per cento degli uomini abili, le città, ma soprattutto le famiglie, si sfaldarono.

In casa erano rimasti solo gli anziani, le donne e i bambini.

Mancava di tutto e per non far collassare il Paese, il Ministro Salandra, fece un appello alle donne, affinché dessero la loro collaborazione, il loro operato, il loro amore e sacrificio.

Rosanna De Marchi

Per molte donne fu un momento di grande emancipazione, perché per la prima volta occuparono ruoli che fino allora erano di preminenza dell’uomo.

Anche se gli uomini anziani e i perbenisti non vedevano di buon occhio, che le donne si occupassero di lavori, o di mansioni che dovevano privilegiare solo gli uomini.  

Le donne, di ogni categoria sociale, si impegnarono ad aiutare i nostri soldati al fronte, le Crocerossine in primis; chi non si arruolò, rimanendo  a casa, si unirono per raccogliere indumenti, fasce, e quant’altro.

Le donne delle nostre zone prevalentemente agricole, si misero da sole a lavorare la terra, ad accudire animali, e anche i bambini, seppure piccoli, avevano 6-7 anni, lavoravano insieme alle mamme, dall’alba al tramonto.

Viterbo ha dato molto alla Madre Patria, basti pensare che ben 624 giovani della nostra Città e frazioni, sono morti al fronte. Per non citare quanti sono tornati mutilati, malati, finiti in manicomio, e i dispersi.

Un bell’omaggio quello concesso al Comune di Viterbo dall’Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra, una cassa con coperchio a sepolcro decorato poggiante su piedi leonini, sulle facce corte porta la scritta FAVL, nella lunga, di fronte, è lo stemma del Comune. Vi è la scritta: Non metuens ver / bum leo sum / qui signo Viterbium.

A Viterbo ci sono anche 61 prigionieri austro-ungarici, morti, alcuni di loro riportano solo il nome e cognome, poiché la piastrina dell’epoca essendo ben diversa da quella che sarà fatta in seguito, si sono cancellati le generalità. Questo sicuramente sarà accaduto anche ai nostri soldati, e le loro famiglie, non sapranno mai, dove andare per portare loro un fiore.

Durante la conferenza, ma anche nel pomeriggio a Piazza della Rocca, saranno proiettati, foto, documenti e filmati d’epoca. Non è un’esaltazione alla guerra, tutt’altro, deve essere un momento di profonda riflessione, soprattutto rivolta ai giovani, affinché comprendano che le guerre portano solo, distruzione, dolore e morte.

Dobbiamo ricordare, per non ripetere gli stessi errori, che la pace, è un bene per tutta la popolazione del Pianeta.

Ognuno di noi deve dare il suo contributo, con  il comportamento, l’esempio, la moralità, affinché tutti i popoli del mondo  vivano  la pace.

Saranno presenti, oltre me, Marco Zappa, il comandante dell'AVES Massimo Meola e le presidenti di varie associazioni di volontariato.

Stand promozionale in Piazza della Rocca.

Rosanna De Marchi

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