Viterbo CRONACA Nella rievocazione di questo centenario facciamo in modo che il Milite Ignoto non diventi il Milite Ignorato
di Fabio Ernesti

 

1915 - Viterbo, il 60° reggimento fanteria in marcia a Piazza della Rocca
(Archivio Mauro Galeotti)

Ricorrono cent’anni dalla dichiarazione di guerra che l’Italia presentò il 24 Maggio 1915 all’Austria - Ungheria, in effetti la guerra era già iniziata dall’agosto dell’anno  precedente, ma l’Italia non aveva deciso con chi schierarsi e in seguito, solo il 28 agosto 1916, dichiarò guerra anche alla Germania.

Non voglio procedere ad analisi storiche, personaggi molto più qualificati lo hanno già fatto.

Tra questi voglio però citare Mario Silvestri, docente universitario e titolare della cattedra di Impianti nucleari, che aveva la passione della storia recente, ed ha scritto un testo fondamentale per quanti vogliano approfondire i molteplici aspetti e le conseguenze  di quella immane tragedia, con la quale iniziò “La decadenza dell’Europa occidentale”, che  è il titolo dell’opera.

Anche il cinema ha dato il suo significativo contributo per illustrare il vero aspetto di quella pazzesca carneficina. I film che se ne occuparono ebbero vicissitudini con le censure dei vari paesi che ostacolarono le proiezioni di quei film definiti “antimilitaristi e antipatriottici”.

A casa nostra avvenne per “La grande guerra” di Monicelli (1959), in Germania con “All’ovest niente di nuovo” (1930) in Francia per “La grande illusione” (1937) e per “Orizzonti di Gloria“ (1957).

Da adolescente, come tutti i ragazzi della mia età, giocavo alla guerra, il regalo richiesto alla Befana era la pistola o la carabina, eravamo esaltati dalla visione dei film  americani  che dal 1946 iniziarono a essere diffusi sui nostri schermi.

L’alternativa ai cow boys che combattono i cattivi indiani era quella dei marines che sempre trionfano.

A quel tempo i reduci della Seconda guerra mondiale erano numerosi, ascoltavo le loro vicende di guerra ma ero affascinato dai racconti dei combattenti, ancora sopravvissuti, della prima guerra mondiale.

Il fratello di mia nonna era stato ferito al fronte, lo zio Sabatino (in verità un pro zio, ma per me come un nonno) anche se quarantenne, era stato richiamato alle armi e aveva svolto servizio al Ministero della Guerra presso il Reparto Informazioni.

Le storie più complete dei combattimenti al fronte me le narrò Gigetto.

Luigi Silvestri, soprannominato “Senza paura”, nato a San Martino al Cimino nel 1880, da giovane faceva il boscaiolo e quando lo conobbi era già  il custode dell’antica  villa che mio padre acquistò nel 1952.

All’epoca perciò aveva più di settant’anni ma era di corporatura media e muscolosa, capelli e baffi bianchi, occhi celesti vivi, intelligente, furbo, onesto e coraggioso, aveva l’abilità di affascinare con i suoi racconti di guerra.

D’inverno avanti al camino o d’estate nel piazzale antistante la sua abitazione, lo sollecitavo a raccontarmi le storie della Grande Guerra, alla quale aveva partecipato come richiamato.

Ero abituato ai film di guerra americani che con spirito propagandistico osannavano gli eroici episodi dei buoni marines che sconfiggono i cattivi giapponesi e tutto avveniva in un clima irreale che spingeva il giovane spettatore a desiderare di combattere e uccidere o morire,

Le rievocazioni di Gigetto erano reali, non parlava dell’entusiasmo dei combattenti ma del freddo, della fame, dei pidocchi, delle malattie, dei sacrifici, della paura, dei morti e dei feriti.

Con meticolosità descriveva le giornate dei lunghi anni trascorsi dentro la trincea ed i suoi occhi si inumidivano quando raccontava dei giovani compagni morti intorno a lui.

La ricompensa per gli anni donati alla Patria era un orologio da tasca, con la scritta III Armata sulla cassa; conservava quella preziosa reliquia nel cassetto del comodino in camera da letto e la esibiva a testimonianza della sua partecipazione alla guerra.

Quei racconti li ho rivissuti da adulto visionando numerosi documentari con filmati d’epoca e quando ho letto numerosi saggi su quella tremenda carneficina che privò l’Italia e l’Europa della migliore gioventù.

Negli anni ho percorso i dolorosi itinerari visitando i cimiteri di Guerra in Italia, Francia, Germania dove sono sepolti milioni di combattenti e in quei luoghi non si può restare insensibili pensando ai loro sacrifici e alle sofferenze e al dolore delle famiglie.

Odio la guerra ma onoro coloro che l’hanno fatta.

Nella rievocazione di questo centenario facciamo in modo che il Milite Ignoto non diventi il Milite Ignorato.

Fabio Ernesti

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