Viterbo RACCONTO Io e mi moje semo stati a trovà un cuggino che sta a Aughesburghe, quella città de la Baviera che noi la chiamamo Augusta perché l’hanno fatta li antichi romani
Agostino G. Pasquali

 

    Antonio, detto familiarmente ‘Ntogno’, è appena ritornato da un viaggio in Germania ed espone le sue impressioni sul mondo tedesco a due amici, Giustino e Pippo, seduti con lui ad una tavolo del Bar Centrale di Sovrana:

     “E’ proprio vero! Li tedeschi sò precisi, puliti, ordinati, soprattutto disciplinati. La loro osservanza de le regole è mpressionante. Nun solo sò precisi per sé, ma pretennono la precisione pure dall’altri… Mò ve ne ricconto una…  ma prima ce bevemo na birra? A parlà de li tedeschi me vié voja de birra... Enzì? Ce porti tre birre? Ma propio a la tedesca l’hai da servì, versata ne li crucchi, li bicchieroni dell’Ottobrefeste.”

     Il cameriere Lorenzo, detto familiarmente Enzino, porta tre ‘Krüge’(1), i tipici bicchieroni con manico fatti di vetro sfaccettato a tondelli. Dopo un bel sorso della prima birra schiumosa e frizzante Ntogno comincia il racconto:

     “Allora, io e mi moje semo stati a trovà un cuggino che sta a Aughesburghe, quella città de la Baviera che noi la chiamamo Augusta perché l’hanno fatta li antichi romani al tempo dell’imperatore Agusto, che ancó oggi è piena de italiani che ce lavorano…

Dunque stavamo  a passeggià regolarmente sul marciapiede quanno… che te vedemo? Vedemo dall’altra parte de la strada un’insegna: “Pizzeria Italia”. Ce fermamo e ce giramo a guardà verso la pizzeria e mi moje me fa: “Me pare de sta a casa. Ntò, ce vienimo stasera?” e mentre che essa dice così, arriva na macchina, na BMW lunga e larga nun se sa quanto, che se ferma appena un metro prima de noi…”

     Ntogno fa una pausa per un’altra bevuta, ma gli amici lo sollecitano a continuare esclamando insieme: “Eembè?”

“Embeeè? S’abbassa il finestrino e un omone bionno ce dice: “Bitte! Ghe so forte…”

     Giustino, uno dei due amici di Ntogno, lo interrompe:

“Ah, Ntò, ma che dici? Il tedesco, come lo pronunci tu, mi pare ostrogoto.”

“Booh!Ma che ne so? Mi cuggino m’ha spiegato che dicono a quello mò: “Bitte, ghe so forte”, pe mèttete prescia…”

“ Ma noo! t’avrà detto: “Bitte! Gehen! Sofort!” che vuol dire: “Prego, passare, subito.”

“E che nun l’avevo capito? L’avevo capito sì, perché doppo m’ha detto: “Italiani? Preco passare…” e m’ha ndicato che davanti a me e a mi moje c’erano le strisce pedonali pe terra, quelle pe traversà.”

“E allora c’hai fatto?” chiede Pippo, l’altro amico.

“Che dovevo fa? Avemo traversato e, doppo che quello è ripartito, arisemo tornati indietro… L’avete capito come so li tedeschi? Ve la immagginate qui da noi na cosa così? a un passaggio pedonale? Qui se t’azzardi a mette un piede su le strisce mentre arriva na macchina, quello che guida te strombazza e minimo minimo te fa le corna! Quelli là, li tedeschi, invece te fanno passà pure si nun devi passà.”

     Gli amici ridono e danno pacche sulle spalle di Ntogno. Poi Giustino, dopo un “Prosit!” e un altro sorso di birra, annuncia che ha anche lui un episodio da raccontare a proposito della famosa disciplina dei tedeschi.

     Devo premettere che Giustino conosce un pochino la lingua tedesca, come si è forse già capito quando ha corretto Ntogno che riferiva ostrogotamente le parole del tedesco.

     Ma forse lei, gentile lettore, non sa o non ricorda chi è Giustino? E’ quello che si occupa del Museo e del Minimarket. Devo comunque precisare che Giustino è un sovranese evoluto, conosce un po’ d’inglese e di tedesco e, dovendo curare i contatti con persone provenienti da tutte le regioni d’Italia e anche dall’estero, ha dovuto perdere l’abitudine di parlare in dialetto, a differenza degli amici Ntogno e Pippo che ancora usano il dialetto, sia pure in una forma attenuata. Ecco il racconto di Giustino.

*     *     *

“Vi premetto che dovete tener presente che l’idea che abbiamo dei tedeschi, cioè che siano ‘perfettini’, è un concetto generico ed esagerato, che avrà pure un fondo di verità, ma non deve essere inteso in modo assoluto.

Io ho degli amici tedeschi, gli Schwarz, che ho conosciuto in occasione di una loro visita nel nostro Museo, con i quali ho familiarizzato, ci scriviamo e ci scambiamo pure delle visite. Sono stato ospitato a casa loro in Germania e loro sono stati ospiti a casa mia qui a Sovrana. Ora dovete sapere che quando stanno in Germania si comportano da tedeschi, ma quando vengono in Italia… ma state a sentire…”

“Ricconta, ricconta…” sollecita Pippo.

“Dunque nel luglio 2013, quasi due anni fa, il mio amico Helmut Schwarz e la moglie Kristin vennero a trovarmi. Helmut fece il viaggio in auto, un po’ perché gli piace guidare e un po’ per mostrami la sua nuovissima Mercedes e farmela confrontare con la mia modesta Fiat. Che volete? Quelli sono orgogliosi dei loro prodotti tecnologici e, purtroppo per noi, mica hanno torto.”

“Però noi li battemo sempre col pallone!... Scusa che t’ho nterrotto, continua…”

 “Allora, Helmut si fece tutta l’autostrada da Stoccarda a Orte, una giornata intera di guida, senza soste se non per rifornimento e pause fisiologiche. Roba da ‘Rommelpanzerdivisionen’(2)!

Io avrei interrotto il viaggio almeno una volta e pernottato, che so? a Innsbruck o a Trento o a Verona, e ne avrei approfittato per visitare una di quelle bellissime città.”

“Embè? Tutto qui? Nun me pare gnente d’eccezionale. Pure a me, quanno viaggio, me piace de fa tutta na tirata…” interrompe Ntogno.

“E no, non è tutto qui. Adesso considerate che sono passati quasi due anni da quel viaggio, ma, precisamente l’altro ieri, Helmut mi ha telefonato e mi ha detto di prendere carta e penna perché mi doveva dettare ‘eine Geschichte’, una storia. La cosa mi ha impensierito perché io non conosco il tedesco così bene da poter capire un discorso complicato, specie se fatto al telefono, e tanto meno lo saprei trascrivere correttamente.

Adesso io la storia ve la racconto tutta in italiano, ma pensate a me, che fatica ho fatto a capirla dal tedesco!

Allora ho chiesto a Helmut: “Perché la devo scrivere? Scrivila tu e mandamela per e.mail”. Mi ha risposto: “Assolutamente no, mi rifiuto categoricamente di usare il computer”. I tedeschi sono così: una tecnologia o la amano o la rifiutano. Ma forse anche noi italiani siamo così…

Comunque gli ho detto di mandarmi almeno una tradizionale lettera per posta. Risposta secca: “Non faccio in tempo, è una cosa urgente! E poi non mi fido delle poste tedesche, figurati se mi fido delle poste italiane.”

Per farla breve riassumo quella sua storia. La riassumo perché per me è stata lunga da sentire, ma lunga soprattutto per capirla bene. Pensate che m’ha tenuto al telefono per mezz’ora.

Dunque: Helmut ha ricevuto una diffida da una società di recupero crediti di Firenze che, per conto di ‘Autostrade per l’Italia s.p.a.’, gli ha chiesto di pagare 93,64 euro perché il 15 luglio 2013 è uscito dal casello di Orte senza pagare il pedaggio. Mi ha spiegato che lui è certo di aver pagato con la carta di credito, che l’ha regolarmente inserita nella macchina per il pagamento automatico, ma non ha la ricevuta, anzi non ricorda se la macchina l’ha emessa.

 “E allora?” chiede Ntogno.

“Allora? Ora viene il bello! Dopo aver ritirato la carta di credito la sbarra non si era alzata. Helmut ha pensato di chiamare l’addetto, ma trattandosi di cassa automatica non ha trovato nessuno. Intanto dietro alla sua auto si era formata una fila e gli automobilisti, spazientiti per la sua lentezza, suonavano il clacson. Non sapeva come spiegare il problema e chiedere un consiglio, un aiuto, perché lui non conosce abbastanza l’italiano.

Per essere esatti, di italiano conosce poche parole, più che altro parolacce, ma non era il caso di usarle. Ha perso la calma, non riusciva più a ragionare…  e allora ha forzato la sbarra, ha aperto e se ne è andato via.

“Però! Me pare de vedello sto tedesco che come un panzer spacca tutto e passa. Bravo! L’avrei fatto pure io, però te dico: tutto qui? Ma è robba che pò capità a chiunque…”

“E io ti dico: no, non è tutto qui. Aspetta, ché non ho finito.

Per concludere Helmut mi ha chiesto il favore di telefonare all’ufficio che ha mandato la diffida per chiarire la situazione, e mi ha dato il numero di telefono e i riferimenti.

Ho accettato di aiutare Helmut e ho chiamato la società di recupero crediti, ho dato il numero dell’addebito ad un impiegato il quale mi ha spiegato che il mio amico, come risulta dal filmato della telecamera di controllo, si è dimenticato di inserire la scheda dell’autostrada, quella che si ritira al casello d’entrata, e la macchina gli ha negato il pagamento. Ha precisato che se non ha la ricevuta, e ovviamente non può averla, deve pagare l’addebito adesso…

L’impiegato mi ha chiarito ancora che la società Autostrade ha calcolato l’addebito per l’importo massimo perché non conosceva dove l’automobilista era entrato in autostrada. Se il mio amico fa una dichiarazione precisando il casello d’entrata l’addebito verrà ricalcolato e ridotto.

Ho telefonato ad Helmut e gli ho riferito quello che ho saputo. Ci ha pensato un po’ e mi ha detto: “Io sono entrato direttamente al Brennero… ma potrei dire che sono entrato a Firenze oppure… come si chiama il casello prima di Orte? Mi pare… Attilio?”

Sono rimasto sbalordito a sentire quella furbata. Ho ribattuto dicendo che non mi aspettavo da un tedesco una simile proposta. Io al posto suo avrei pagato tutto e subito, senza chiedere una riduzione. Si è messo a ridere e ha concluso: “Ma tu, Giustino, ti conosco, tu sei un italiano atipico. Credo che gli italiani siano tutti più furbi di te.”

Ho replicato: “Ma tu sei tedesco, e per un tedesco è stato già un grave atto d’indisciplina aver forzato la sbarra. Ma addirittura fregare sul pagamento della tassa… per me è inconcepibile…”

E lui: “Ma vedi? Io sono un tedesco, un vero tedesco tipico, però mica sempre. Divento atipico quando sto fuori dalla Germania. Per esempio, in Italia mi comporto come voi italiani. Se posso fare il furbo e arrangiarmi, lo faccio… e con grande soddisfazione!”

*     *     *

     Per commentare questa vicenda ci vorrebbe un sociologo. Io non lo sono, ma non posso evitare di riflettere e di proporre qualche osservazione.

     Certe doti, buone o cattive, che vengono attribuite ai popoli, non sono la conseguenza di un carattere razziale immodificabile come, per esempio, il colore della pelle. Chi nasce bianco resta bianco, chi nasce nero resta nero. Non c’è nulla di bene o male in queste caratteristiche naturali.

     Ma non si nasce disciplinati (il che sarebbe bene) o indisciplinati (e questo sarebbe male). Ci si diventa e perciò si può cambiare. Infatti: Ntogno ad Augsburg si è comportato da tedesco disciplinato e Helmut in Italia si è comportato, ahinoi, da italiano indisciplinato e un po’ furfante.

     Forse la gente tende ad adeguarsi al livello di correttezza del luogo in cui si trova?Penso proprio di sì.

     E allora, se vogliamo migliorare l’Italia, che è purtroppo conosciuta come un paese di indisciplinati, per non dire peggio, se desideriamo migliorare noi stessi italiani e farci considerare meglio dagli stranieri, meditiamo e cerchiamo di cambiare. In meglio, s’intende.

 

Agostino G. Pasquali

NOTE

(1)  Krug (plurale Krüge) = boccale. Krug si pronuncia ‘cruk’ ed è italianizzato in ‘crucco’. Da qui viene il soprannome ‘crucchi’ che spesso si dà a tedeschi e austriaci.

(2)  Qui Giustino si dà le arie da ‘saputello’ citando i carri armati (Panzer = corazza) che il generale Rommel faceva correre senza sosta in Africa durante la seconda guerra mondiale.

 

    

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