Viterbo CRONACA Ha ragioni da vendere dunque chi ha dichiarato tempo fa che Renzi, più che dal consenso è tenuto in piedi dai poteri forti di Bruxelles
di Giuseppe Bracchi

 

Matteo Salvini

E' inutile fare tanti giri di parole: Salvini e Grillo sono i veri vincitori di questa tornata elettorale.

Lo sconfitto è solo e soltanto Renzi e la sua politica parolaia ed inconcludente.

Una politica che, attraverso il voto amministrativo, pur parziale ma significativo e con un astensionismo anch'esso significativo che ha sfiorato quasi il 50%, il popolo sovrano ha chiaramente detto di non gradire e di rifiutare in toto, soprattutto quando dietro a determinate scelte il popolo sovrano ha ben poco a che vedere.

Renzi premier docet!

Ha ragioni da vendere dunque chi, come l'economista prof. Giulio Sapelli, ha dichiarato tempo fa che Renzi, più che dal consenso è tenuto in piedi dai poteri forti di Bruxelles. Quei poteri forti che lo hanno distanziato e tenuto lontano non solo da una parte del suo partito, ma dal resto del Paese reale, dimostrandosi incapace di ascoltarne e recepirne le esigenze di giustizia e di buon governo. Ed allora come può un regno diviso in se stesso avere la pretesa di governare in nome dell'unità nazionale e di intenti?

Salvini e Grillo sono stati i veri vincitori di queste elezioni regionali perché, pur nelle rispettive visioni della politica e del buon governo hanno saputo e sanno cogliere le istanze e le esigenze più profonde di un Italia che esige cambiamenti non solo a parole o mascherate da una Realpolitik, che all'occorrenza piega le istanze della politica alla ragion di stato, astraendosi da quel terreno morale, sul quale invece occorre declinare la politica quando sono in gioco la giustizia ed il bene comune. Che altro ha significato, infatti, se non il richiamo a quei principi, la stilettata inferta dalla Rosy Bindi sulla schiena del povero Renzi, a sole 24 ore dalla tornata elettorale?

Certo da qui a dire che Salvini e Grillo possano diventare dei leader politici indiscussi ce ne corre. Intanto però il sasso nello stagno è stato lanciato e le acque putride di una politica fatta di inconcludenza e privilegi sono state agitate quanto basta per farne materia di riflessione soprattutto in Forza Italia, laddove l'importante vittoria conseguita nella roccaforte rossa della Liguria, dovrà indurre i gli irriducibili berlusconiani a mettersi intorno ad un tavolo con la Lega ed i moderati per gettare le basi di una politica alternativa al centrosinistra di qui al 2018, anno del redde rationem.

Aver regalato, a causa di divisioni, la Puglia ad Emiliano non è certo un risultato da volponi della politica.

Unica nota stonata, a mio avviso, ci è giunta dalla Campania, dove il De Luca sembra avercela fatta, anche se per il rotto della cuffia. Davvero un peccato. E non solo e non tanto perché ha vinto un cosiddetto “impresentabile”. Sul concetto e sul significato di presentabilità o di impresentabile potremmo discutere da qui all'infinito. E alla fine arriveremmo alle conclusioni che sul filo della presentabilità o meno, il più pulito dei politici italiani c' ha la rogna.

E' il messaggio culturale, prima ancora che politico a disturbare maggiormente, laddove appare dura a morire in questa martoriata regione, soprattutto da parre di chi ci si aspetterebbe un cambiamento, un'inversione di rotta, e cioè dall'elettorato, quella perniciosa mentalità da Sindaco del rione Sanità.

Ovvero, la cultura dell'uomo della provvidenza, chiunque esso sia, come quando durante il Regno dei Borboni il popolo festante correva dietro alla carrozza di francischiello, pronto a raccogliere le monete che il sovrano gettava in terra.

Anche in questo caso colpe storiche non mancano. Alcune sono note, altre le lasciamo analizzare ai cosiddetti meridionalisti, senza dimenticare, tuttavia, come già ammoniva don Luigi Sturzo “tutto ciò che la struttura delle attuali democrazie nasconde di immorale e di inumano”.

Giuseppe Bracchi

 

 

 

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