
Luigi Torquati
Santino originale del 1875 circa (Archivio Mauro Galeotti)
Sono un “appassionato” fedele del Santissimo Salvatore la cui immagine è venerata nella Chiesa di S. Maria Nuova; appunto come appassionato, ho letto sui vari giornali on line, tutto ciò che riguardava l’argomento in merito ai festeggiamenti organizzati per l’11 e il 12 maggio scorso.
Mi ha fatto piacere vedere l’ottima organizzazione della festa, dalla processione del sabato. alla bellissima nuova idea per la domenica; un plauso al parroco don Mario Brizi, al Comitato, all’intera Comunità.
Un altro plauso per il Comune e la Provincia che hanno dato il loro Patrocinio. Il patrocinio rappresenta una forma importante di riconoscimento mediante il quale l'Amministrazione di un ente esprime la sua simbolica adesione a un'iniziativa ritenuta meritevole. Non è un atto amministrativo, ma una mera manifestazione di volontà.
Dicevo, dunque, che ho seguito tutto l’iter, la presentazione del programma, la conferenza stampa in Comune, la Processione, il mercato medievale in piazza Santa Maria Nuova di domenica con 9 banchi (cacciatore, speziale, vetraio, rilegatrice, arcaio, curatrice, saponaia, armaiolo e candelaio), l’esibizione all’interno del chiostro longobardo, dell’arte del picciol cerchio del magister monetae Marco Guglielmi dell’antica zecca di Viterbo. Nel pomeriggio sbandieratrici e musici; presente anche la cucina dell’associazione culturale La Rosa.
Quindi tutto bene, tranne che per un guasto meccanico al mezzo che trasportava i buoi, niente buoi, nonostante il carro agricolo addobbato e pronto; provenienti da Livorno, i buoi non sono arrivati e, di conseguenza, la sacra immagine è stata trasportata a spalla dalla Arciconfraternita di San Giovanni Battista del Gonfalone.
Niente di grave, problema risolto. Invece no, il giorno dopo appare un comunicato dell’ex Sindaco Arena che appare con il titolo: Un altro record negativo dell’amministrazione di Chiara Frontini.
Seguono due righe: “Durante la processione del Santissimo Salvatore, la più antica della nostra città il trittico è stato portato a spalla dagli uomini della confraternita, invece di quanto prevede la secolare tradizione sul carro trainato dai grandi buoi bianchi. Si è detto per un problema tecnico, che problema sarà mai stato per stravolgere la secolare consuetudine? Ormai non ci meraviglia più niente, siamo abituati a questo tipo di organizzazioni confuse. Improvvisate, dove il dilettantismo la fa da padrone.”
Caro (per modo dire) Arena, leggi bene da dove venivano i buoi (Livorno) non da Tobia, leggi altrettanto bene la risposta (ottima, ma purtroppo da sacerdote) che ha pubblicato don Mario Brizi. Io non sono sacerdote e ti dico chiaramente che hai fatto una cavolata. Quando eri sindaco hai dato mai il Patrocinio alla manifestazione? Hai mai dato un euro per aiutare la Parrocchia? Solo foto per propaganda. Non è così che si fa politica, né, soprattutto, l’argomento è valido; se nell’ambito degli affezionati alla Parrocchia e al SS. Salvatore avevi 10 punti, con il tuo intervento li hai persi tutti.
Anche nel 2012 il trittico è stato portato a spalla, il timone del carro, causa la veneranda età, stava cedendo e non c’era il tempo, ma soprattutto gli euro necessari per la riparazione, ma nessuno ha dato la colpa a Marini. Nel 2020, poi, la processione non ‘è stata proprio e tutti abbiamo dato la colpa al Covid non al sindaco Arena.
Ancora un ulteriore articolo. Una certa Francesca Nori (chi sarà mai? Personaggio politico? Cittadina importante? Seguace di Arena?) scrive: “Dove sono i buoi? Da sempre e anche sulle locandine, i buoi sono il simbolo della processione del Santissimo Salvatore, processione che richiama i lavori e la vita dei campi. Il sindaco può darci una motivazione dell’assenza di questi preziosi animali? Oggi tanta gente per le vie di Viterbo ma come al solito le cose fatte a metà. Se si continua in questo modo, noi cittadini saremo sempre meno partecipi alle attività promosse dal comune di Viterbo.”
A questa egregia (sempre per modo dire) signora dico: Non ti devi rivolgere al Sindaco per la motivazione, l’organizzazione non è del Comune, ma della Parrocchia di S. Maria Nuova; così come non è un’attività promossa dal Comune, basta andare sul sito della Parrocchia per capire meglio la cosa. Sai come concludo? Se il prossimo anno non parteciperai alla manifestazione, ci sarà soltanto la mancanza di una persona incompetente.
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Per conoscere i santini col SS. Salvatore clicca il link:
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La storia del SS. Salvatore
Ulteriori significativi legami tra S. Maria Nuova, il Comune e la popolazione viterbese sono stati creati dalla devozione per il SS. Salvatore, la cui immagine venne in modo prodigioso rinvenuta nel 1283.
Lostorico Feliciano Bussi riferisce che le modalità del ritrovamento furono registrate a memoria dei posteri nel Libro delle Riforme del Comune per gli anni 1716 e 1717: due bifolchi, che nel marzo 1283 aravano un campo in località Chirichera, dovettero interrompere il lavoro perché i buoi si fermarono e, sebbene pungolati e bastonati, non vollero saperne di procedere; anzi si inginocchiarono.
Scavando con le zappe, gli aratori rinvennero una cassa di pietra al cui interno fu trovata una stupenda immagine del Salvatore, un trittico in cuoio su tavola di scuola romana, probabilmente degli inizi del sec. XIII, di stile bizantino (tanto da indurre a ritenerla del V o VI secolo), verosimilmente copia dell’immagine del Salvatore custodita in Laterano.
Numerose supposizioni sono state fatte sui motivi per cui l’icona era stata sotterrata alla Chirichera, ma il ritrovamento, anche per le straordinarie modalità con cui era avvenuto, suscitò grande scalpore ed emozione nella popolazione.
Sei preti di S. Maria Nuova andarono a prendere l’immagine per portarla in città; presso Faul l’attendevano tutto il Clero e i rappresentanti del Comune e processionalmente venne portata a S. Maria Nuova, che non solo –come si è detto- era la Chiesa ove il Comune custodiva i propri atti, ma era anche la sede dell’Arte dei Bifolchi, una delle più cospicue del tempo.
Nella Chiesa venne eretta una Cappella e in un tempietto marmoreo fu collocata l’immagine miracolosa; il Comune assunse il giuspatronato della Cappella, per la cui manutenzione decretò un contributo annuale pagato fino al XIX secolo (altre elargizioni furono erogate in diversi momenti successivi). Inoltre, il Comune partecipava ufficialmente a tutti i riti in onore del Salvatore, che acquisirono una importanza rilevante nella vita religiosa e sociale della città: il 15 agosto il Cappellano Municipale celebrava la Messa all’altare del Salvatore e dava la pace al Gonfaloniere e agli Anziani che vi assistevano in pompa magna.
Tale era l’importanza della festa, che negli Statuti Comunali del 1344 e poi in quelli del 1469 fissò la solenne processione alla sera della vigilia dell’Assunta, stabilendo altresì l’ordine che le Arti dovevano rispettare nella sfilata: era aperta dall’Arte dei Bifolchi, artefici del ritrovamento, con il loro vessillo, seguita dal clero cittadino, dal podestà, dagli otto del popolo, dal prefetto, dai nobili, giudici, medici e notai, tutti paludati in ricche vesti; venivano poi, con le rispettive insegne, le Arti dei Mercanti, Speziali, Fabbri, Calzolari, Macellari e Pesciaroli, Falegnami, Funari, Lanaroli, Sartori, Pellai, Osti e Tavernieri, Ortolani, Molinari, Pecorari, Muratori e Scalpellini, Tessitori, Fruttaroli, Barbieri, Vasai, Legnaioli, recando ciascuna un cero il cui peso era puntualmente prescritto nei rispettivi statuti e che veniva poi donato alla Chiesa.
La processione attraversava tutti i rioni cittadini e si protraeva per molte ore: per diminuire i disagi del lunghissimo corteo, nel 1683 le autorità disposero quindi che ad anni alterni percorresse i rioni verso Pianoscarano e quelli verso S. Faustino.
Il trittico del Salvatore era posto in una “Macchina” ricca e fastosa almeno come quella in onore di S. Rosa e veniva portata da 12 Facchini; era consuetudine porre a contatto con l’immagine miracolosa panni, indumenti, biancheria portati dai fedeli perché fossero benedetti: tale pratica devozionale è stata ripresa da qualche anno e continua a svolgersi con larga partecipazione di devoti in occasione della Festa del SS. Salvatore che si celebra la seconda domenica di maggio.
Processioni straordinarie furono indette in occasione di eventi di particolare importanza per la vita cittadina: nel 1644 per celebrare la pace tra Urbano VII e i Farnese per il Ducato di Castro; per la pestilenza del 1656; dopo il violento terremoto del 1695 seguito da grandinate che danneggiarono i raccolti; per il Giubileo straordinario concesso ai viterbesi da Clemente XI nel 1709; per implorare l’allontanamento delle locuste nel 1778 e nel 1783; in tante altre occasioni in cui veniva richiesta dal Comune o dalla popolazione la protezione del Salvatore.
Venne proibita dopo il 1870 e nonostante i tentativi di ripristinare la tradizione, la processione non fu più effettuata fino agli scorsi anni ’60 allorché fu ripresa collocando una copia della preziosa tavola su un carro agricolo trainato da buoi che percorre il centro storico, con un rito meno fastoso di quello dei secoli passati, ma sicuramente di grande suggestione e di notevole interesse.
Il prezioso dipinto del SS. Salvatore è stato restaurato dal Laboratorio di Restauro del Polo Museale Romano per conto del Ministero dei Beni e Attività Culturali è stato restituito alla Chiesa di S. Maria Nuova e alla città di Viterbo nel maggio 2007.
Tratto da http://www.santamarianuova-viterbo.it/
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Ancora un po' di storia
Sull’altare dell’abside di sinistra è conservato il trittico di scuola romana del XIII secolo, dipinto su cuoio steso su tavola. Vi sono raffigurati il ss. Salvatore benedicente in trono affiancato a destra dalla Madonna e a sinistra da Giovanni Evangelista.
E’ stato restaurato da Gualtiero De Bacci Venuti nei grandi restauri degli anni ‘10 del ‘900. Sulla parte posteriore sono dipinti, a sinistra, san Paolo, poi san Michele arcangelo e a destra san Pietro.
Sulla cuspide sono l’Agnus Dei e due angeli in volo e sul rovescio del Salvatore è un cherubino. Secondo Francesco Orioli (1855) l’opera è da far risalire ad epoca assai anteriore al 1283; a suo dire, fu nascosta durante l’assedio alla città da parte di Federico II (1243). Della stessa opinione è Attilio Carosi, che scrive, «probabilmente la sacra immagine era stata nascosta per sottrarla alle ruberie della soldataglia di Federico II durante l’assedio del 1243». Infine, per Pietro Egidi risale al XII o XIII secolo e non è anteriore al Mille, come invece ritiene Andrea Scriattoli.
Il suo rinvenimento è così riferito in un antico manoscritto riportato sul codice n° 130 delle Riforme in data 14 Agosto 1716 alle carte 192 t. e 193.
«Nell’anno delo Signore nostro Iesu Cristo 1283 alli... di Marzo Ioseffo de lo Croco, Joanne de la Cipolla aranno co li boi de Scipione del Annio ne lo campo di Julio de la Chirichera, li boi se restettero e no volerno ire nanti e battuti e pongolati se engenochorno un pò in la cerrata e trovaro che l’arato avia entoppato ne una preta granne. Scavorno co la zappa e conubbero che era una cassa de preta co lo coperto puro de preta stuccato e dentro c’era una emaiene de lo Salvatore che l’annettero a pigliare sei preti di San Maria e l’altri preti tutti l’encontrorno, fuori della città co li Comuni che la metterno ne la ditta chiesa vicino la sua residentia.
Io prete Ercole Camerlingo ho recopiata questa memoria che stava nelli ricordi, che no si potia più leggere».
Il ss. Salvatore si presenta bendicente, nella mano sinistra tiene il libro degli Evangeli aperto, dove si leggono le parole di san Giovanni, «Ego sum via, veritas et vita. Ego sum resurrectio et vita».
Nel 1614 l’immagine del ss. Salvatore fu rimossa dall’altare, umido, oscuro e poco decoroso, per essere collocata sull’altare maggiore. Nel 1622 si trova posta a destra dell’altare maggiore, custodita, per maggiore protezione, in due cappe di legno e circondata da cancellata.
Scrive nel 1930 il canonico Pietro Artemi:
«A memoria del fatto e quasi a rinnovellarne ogni anno la pubblica letizia venne istituita pel di 14 Agosto una solenne processione; nella quale singolar parte prendevano gli aratori, che, dietro il loro vessillo, seguivano a cavallo e scortavano la processione; e tra essi in costume di quel tempo figurava un discendente di Joseffo del Croco.
Questa solenne processione fu fatta fino all’anno 1870. Ora un drappello di Agricoltori, reca con religioso ossequio le sue offerte, all’altare del SS.mo Salvatore la mattina solenne del giorno 15».
Giorgio Falcioni scrive che la Macchina del ss. Salvatore, nel 1712, fu realizzata per quaranta scudi dall’ebanista Giovan Vincenzo Calmes e che nel 1713 fu indorata per una spesa di cinquanta scudi.
Da un documento, ritrovato da Silvio Cappelli, si apprende che nel 1787 fu dato incarico di indorare la «macchina per portare in processione la miracolosa immagine del Santissimo Salvatore [...] la quale devesi costruire da Giacomo Tamburini, e Luigi Pricci intagliatori Viterbesi, giusta il disegno dell’architetto Domenico [Antonio] Lucchi [1753 - 1791] da detto Pricci ben veduto, e considerato, a favore della nobilissima Arte agraria di questa suddetta città [...] si conviene parimenti, che il zoccolo della suddetta Macchina debba essere dipinto di giallo antico, i due leoncini, la testa di bove, e i due festoncini di bassorilievo debbano esser dorati ad oro zecchino perché così per patto e non altrimenti.
Che le nuvole dove posano gli angeli, che reggono il quadro del Santissimo Salvatore debbano essere in argentate, gli angeli poi, e tutto il rimanente della macchina debbano esser dorati ad uso, e stile d’arte, ad oro di zecchino, perché così per patto, e non altrimenti».
La processione in seguito fu spostata al 14 Settembre ed oggi viene effettuata il terzo sabato di Ottobre.
L’immagine del ss. Salvatore veniva annualmente trasportata in processione su una Macchina, come visto, bella e ricca di ornamenti. Oggi, più prudentemente, una copia dell’immagine viene trasportata lungo le vie della Parrocchia di santa Maria Nova, su un carro trainato dai buoi.
Agli inizi del secolo XX e almeno fino al 1914, il Comune di Viterbo pagava un canone di dodici scudi per la Cappella di san Salvatore; scrive Domenico Sansoni (1914), «ed ha il banco sormontato dallo stemma, reliquie uniche e meschine, ma significantissime, per la testimonianza delle relazioni secolari che colla Chiesa di Santa Maria Nuova ebbe costantemente nei tempi passati il Comune di Viterbo».
Tratto da Mauro Galeotti "L'illustrissima Città di Viterbo", Viterbo, 2002






















