Giuseppe Occhini - 23/01/2025
La democrazia dei tagliagola.
I mentecatti della politica occidentale inneggiano alla caduta del regime di Asad in Siria dove si avrebbe presto l’adozione della democrazia. Se annoveriamo tra le democrazie anche lo stato d’Israele oggi guidato dal criminale Netanyahu, anche il nuovo governo siriano composto da Salafiti e Fratelli Musulmani avrà pieno titolo per essere dichiarato democratico.
Chi sono con precisione questi conquistatori della Siria armati da Turchi, Israeliani ed Americani? Sono in gran parte ex appartenenti ad al Qaeda e all’ISIS; sono coloro che ad Aleppo riempirono le fosse comuni di cadaveri di cristiani decapitati, sgozzati, crocifissi, impiccati; sono coloro che demolirono con la dinamite i monumenti di Palmira e che crocifissero e decapitarono, dopo prolungate torture, il famoso archeologo ed ex direttore dell’attiguo museo, Kaled al Asaad; sono coloro che distrussero e saccheggiarono chiese cristiane e moschee di Sciiti. Tutti costoro sono fondamentalisti islamici che interpretano il Corano in maniera eterodossa ed intendono attuare (attualmente in Siria) uno stato religioso basato su una concezione esasperata della shariʻa.
Il capo di queste bande assassine, il cosiddetto al Jawlani, è un famoso terrorista che era ricercato dagli USA e da vari altri stati, che si è tolto il turbante, aggiustata la barba, e si è vestito all’europea per recitare la parte del moderato. A questo punto qualche sprovveduto potrebbe chiedersi, ma perché si è fatto in modo di sostituire un regime autoritario ma efficiente, pacifico ed equilibrato con un altro costituito dai peggiori terroristi dell’epoca presente? La risposta è molto semplice: perché la Repubblica Araba Siriana di Asad non voleva assoggettarsi all’ordine mondiale diretto dagli USA ma voleva continuare ad essere uno stato indipendente e sovrano. In particolare ci si era rifiutati di fare attraversare la Siria da un gasdotto, con notevole capitale americano, proveniente dal Qatar e diretto, passando per la Turchia, verso l’Europa. L’impiego e la collaborazione di gruppi estremisti, che non ha mai creato scrupoli alla coscienza pelosa degli USA e dei servi sciocchi europei, è stata utilizzata anche in questa occasione violando, come è ormai consuetudine, sia il diritto internazionale che quello umanitario. D’altra parte tra la coscienza delle classi politiche occidentali e quella dei terroristi islamici spesso non c’è una differenza sostanziale.
Sino al 2011 la Siria era ancora uno stato abbastanza tranquillo e in fase di attività espansiva: era stata creata una rete autostradale di ottima qualità che collegava i centri dell’intero paese ed era del tutto gratuita; si stava procedendo ad una vasta opera di rimboschimento della montagna e dove era possibile anche di zone desertiche; i musei, i monumenti, gli importantissimi siti archeologici, erano tenuti in ottimo stato e richiamavano numerosi turisti; le università erano spesso di qualità confrontabile con quelle europee; una discreta industria petrolifera, malgrado la modestia dei giacimenti, consentiva alle popolazioni di ottenere energia elettrica a costi bassissimi; una vasta serie di riforme in campo economico e politico si tentava di portare avanti cercando di vincere le resistenze delle vecchie classi dirigenti; il paese non era democratico, soprattutto perché la democrazia è un’invenzione occidentale, molto distante dalle tradizioni e dalla cultura orientale, ma il parlamento (eletto su lista unica) conteneva rappresentanze di tutte le numerose etnie e di tutte le confessioni religiose; le donne svolgevano varie attività pubbliche come l’insegnamento scolastico ed universitario, come hostes nelle linee aeree, come guide turistiche ecc. e non avevano l’obbligo del velo che hanno invece quelle di Arabia e Qatar, stati del più retrivo assolutismo ed alleati degli Americani. Con questo vogliamo forse dire che la Siria fosse un paese senza gravi problemi e che Asad fosse un sant’uomo? Certamente no.
Più di un milione di iracheni sfuggiti alle stragi indiscriminate effettuate dagli Americani e loro alleati, si rifugiarono in Siria dove vennero accolti creando però emergenze sanitarie, alimentari e di alloggi; nacquero così nelle periferie di molte città delle baraccopoli che spesso si aggiunsero a quelle già esistenti accrescendo le difficoltà della loro gestione. Anche la presenza di palestinesi espulsi dallo stato d’Israele gravavano sulle strutture assistenziali. Tutto ciò esigeva un attento controllo dell’ordine pubblico anche a causa di frequenti attacchi di dissidenti Salafiti e Fratelli Musulmani, finanziati e sollecitati dai servizi segreti occidentali i quali da tempo trafficavano per preparare un rovesciamento del regime simile a quello già operato in Iraq. Il controllo però avveniva con molta discrezione e non era percepibile da parte di stranieri temporaneamente presenti in Siria.
Vi era inoltre il problema della corruzione, ben conosciuto in Occidente e che in Italia è divenuto una consuetudine stabile e diffusa della totalità della classe dirigente. L’intervento di Asad a tal proposito non è sempre stato abbastanza deciso, forse per non determinare tensioni all’interno dei numerosi e complicati equilibri su cui si reggeva il suo sistema di governo. Le continue minacce provenienti dall’esterno inducevano inoltre il regime ad investire molte risorse negli armamenti e nelle spese di polizia, distraendole da altre attività economiche di cui una Siria in espansione avrebbe avuto bisogno. In definitiva un paese con numerosi aspetti positivi ma anche con qualche stortura, alcune fragilità e in uno stato di continua allerta.
Per avere un’opinione degli ottimi rapporti dell’Italia con la Siria basterebbe rintracciare su Google il discorso tenuto nel 2010 dal nostro Presidente Napolitano in un suo viaggio diplomatico a Damasco. Ma nel 2011 arrivarono gli ordini della CIA e il governo italiano, che aveva tramite il suddetto Presidente tessuto gli elogi di Asad e della moglie, con un voltafaccia unico in tutta la storia diplomatica italiana, definiva Asad come il macellaio di Damasco, e la moglie come la moglie del macellaio, perché a seguito degli episodi insurrezionali, organizzati dalla CIA e dall’ambasciata americana a Damasco e con l’apporto di gruppi terroristi, la polizia era intervenuta rispondendo alle sparatorie. I vari moti insurrezionali, l’intervento di al Qaida e la creazione dell’ISIS, obbligarono Asad a chiedere (cosa lecita secondo il diritto internazionale) l’aiuto della Russia e dell’Iran. In tal modo La Repubblica Araba Siriana riconquistò l’importante città d’Aleppo (dove gli estremisti islamici finanziati dagli USA commisero atti di efferata crudeltà) e circa i tre quarti del territorio dello stato.
A complicare questa già complicata situazione si aggiunsero le popolazioni curde che approfittando della crisi della Repubblica Siriana si erano a loro volta ribellate, dietro sollecitazione dei soliti americani, col miraggio di costituire un proprio stato autonomo. La creazione di un grande stato curdo è un sogno irrealizzabile perché i Curdi sono dislocati oltre che in Siria anche in Iraq, Iran e notoriamente in Turchia dove sono considerati un covo di terroristi. Nessuno dei suddetti stati può essere favorevole ad una grossa entità statale curda sotto l’egida degli USA.
Il territorio attualmente occupato dai Curdi siriani va al di là di quello originario in quanto essi, armati e protetti dagli Americani, si sono impossessati con la forza di aree abitate da arabi sia musulmani che cristiani. La protezione americana avveniva, e prosegue tuttora, per mezzo di basi create invadendo illegalmente il territorio siriano. La presenza di forze russe ed iraniane dette però ad Asad la possibilità, come già rimarcato, di recuperare e mantenere un’ampia parte del territorio statale. Dopo aver messo fuori gioco i terroristi di al Qaida e dell’ISIS restava senza controllo l’area di Idlib sotto tutela turca, quella occupata dai Curdi e la base americana di al Tanf.
A Idlib si era concentrata un’accozzaglia di bande terroristiche, spesso in competizione tra loro; tra i vari gruppi emergevano quelli filoturchi e quelli che oggi con notevoli probabilità sappiamo collegati al Mossad israeliano. Da alcuni organi d’informazione israeliani (in particolare Ynet News) si apprende infatti che al Jawlani sarebbe un ebreo laureato alla scuola islamica di giurisprudenza di Tel Aviv. Se ciò sia veritiero o no, è comunque un dato di fatto che costui non ha mosso la minima critica alla recente ulteriore occupazione sionista delle alture del Golan e alla distruzione di gran parte delle strutture militari abbandonate dal precedente regime.
Come e perché il regime di Asad sia improvvisamente collassato senza che l’esercito siriano, i Russi e gli Iraniani abbiano tentato un sia pur minima reazione è cosa non priva di misteri che probabilmente resteranno tali per molto tempo. Conviene pertanto attenersi soltanto ai dati di fatto: 1° - Era stato stabilito un accordo tra Russi, Turchi e Iraniani di lasciare congelata la situazione di Idlib in attesa di trovare appena possibile una soluzione del problema.
2° - Erdogan era però assillato dalla situazione creata dai Curdi e pertanto, tra le altre cose, intendeva chiarire e definire i rapporti con Asad, ma Asad non era disposto ad incontrarsi se prima i Turchi non fossero usciti dai territori siriani occupati; in linea di principio Asad aveva ragione, ma i principi si possono far valere solo quando se ne ha la forza mentre la sua situazione era alquanto precaria. La sua pretesa cioè era in netto contrasto con la realtà.
3° - Erdogan , da buon levantino, di fronte all’intransigenza di Asad ha deciso di violare i patti di cui al punto 1° contribuendo a scatenare le bande terroristiche di Idlib per abbattere il regime siriano.
4° - Quando la sommossa era già iniziata c’è stato un rapido incontro tra Russi, Iraniani e Turchi; che cosa si siano detti nessuno con precisione lo sa, ma i risultati sono stati che l’esercito di Asad si è quasi totalmente liquefatto. Asad, abbandonato dai suoi alleati, l’unica cosa che ha potuto fare in queste condizioni è stata quella di mettersi in salvo in Russia con la sua famiglia.
Da quanto sopra sommariamente esposto, e malgrado il caos delle contrastanti informazioni, alcune conclusioni di portata generale possono comunque essere fatte. La cosa più evidente è una pesante sconfitta di carattere geopolitico, militare e di credibilità della Russia. Si dimostra infatti che mentre gli USA anche durante duri conflitti come quelli dell’Iraq e dell’Afganistan erano comunque in grado di mantenere il controllo di altre parti del mondo, dove sono sparse complessivamente circa 544 delle loro basi militari, i Russi sono stati costretti a ritirare dalla Siria gran parte delle loro truppe per far fronte alla difficile guerra in Ucraina ( correndo anche il rischio di perdere le uniche due basi di Tartus e di Khmeimim).
L’abbandono della Siria, certamente effettuato senza curarsi del parere di Asad, esclude a tempo indeterminato la presenza della Russia negli scenari del Medio Oriente determinando un crollo di prestigio a livello internazionale, che potrebbe avere indirettamente un peso quando si tratterà di stabilire la cessazione delle ostilità nella guerra in Ucraina; inoltre chi si fiderà più in futuro della protezione della Russia quando sarà minacciato dagli USA?
A dire il vero l’aiuto della Russia alla Siria di Asad è stato condizionato sin dall’inizio da comportamenti non sempre limpidi; facciamo un paio di esempi. Per difendere il legittimo esercito siriano dagli attacchi dei missili e degli aerei israeliani i Russi fornirono il sistema contraereo denominato S300 invece dell’S400 di maggior efficacia. L’S400 fu invece fornito a quel bravuomo di Erdogan che finanziava e proteggeva parte dei terroristi anti Asad. Inoltre, poiché anche l’Iran aveva aderito alla richiesta di difendere la Siria, le truppe iraniane dovevano essere necessariamente considerate dai Russi come truppe alleate. Essi invece hanno sempre lasciato libertà agli israeliani di colpire impunemente i combattenti iraniani. In altre parole, come si fa ad essere nello stesso tempo tolleranti con Turchi ed Israeliani nemici del siriano Asad, ed essere alleati e difensori di quest’ultimo?
La Siria ed Asad potevano essere salvati dall’irruzione delle bande assassine con un modesto intervento militare dei Russi; non si dica che ciò non era possibile in quanto le truppe russe erano tutte impegnate in Ucraina, perché se così fosse significherebbe che la Russia non è affatto la grande potenza militare che vuol far credere. 2000-3000 uomini adeguatamente armati, più quelli delle due basi di Tartus e Kmeimim, insieme all’esercito siriano potevano essere più che sufficienti.
In definitiva l’ abbandono del controllo della Siria (e quindi del Medio Oriente) è così grave che una eventuale, ma non ancora scontata, vittoria in Ucraina non riuscirebbe a compensarla. Affermare che i Russi con l’abbandono della Siria possono meglio gestire delle importanti basi in Libia è un arrampicarsi sugli specchi che non riesce affatto a sanare ma solo ad accrescere la perdita di credibilità.
L’ultima cosa che in tutta questa faccenda va sottolineata è l’infame comportamento degli stati europei che eseguendo anche in questa occasione gli ordini americani hanno legittimato un nuovo governo siriano costituito da capi di bande sanguinarie iscritti in liste di terroristi ricercati fino a pochi giorni fa. Si è infatti preferito in maniera cinica un governo di criminali obbedienti agli USA ad Israele e ai Turchi piuttosto che un governo autoritario ma sostanzialmente rispettoso delle regole dei popoli civili.






















