Giuseppe Occhini

La Russia pretende d’essere considerata una superpotenza in grado di poter efficacemente fronteggiare gli USA e la NATO. Questa pretesa può essere ritenuta valida solo se si ipotizza uno scontro con uso di armi nucleari. In una guerra convenzionale infatti l’esito sarebbe con grande probabilità a suo sfavore.

Poiché una guerra nucleare è però ritenuta da entrambe le parti una guerra avente per tutti risultati disastrosi, le armi nucleari restano in gran parte  solo una grave e reciproca minaccia  anche se alcuni ambienti americani oltranzisti le ritengono prima o poi di uso inevitabile. Perché in una guerra convenzionale la Russia potrebbe trovarsi in gravi difficoltà è cosa abbastanza evidente.

      Facciamo semplici considerazioni : 1°La Russia non si trova solo a dover fronteggiare la NATO nei suoi confini occidentali ma deve controllare anche l’area dell’ Oceano Pacifico, del nord Atlantico e quella dell’Oceano Artico¸ Inoltre la situazione dalla parte del mar Baltico è attualmente  estremamente critica. In altre parole la Russia è circondata da tutti i lati del suo vastissimo territorio. Provvedono allo scopo un altissimo numero di basi USA sparse nel mondo stimate da alcuni come superiori a 700. Il numero preciso è difficile da stabilire perché la denominazione “base”comporta una  presenza minima di uomini ed armamenti; esistono infatti basi di piccole dimensioni, centri radar e di ascolto  e inoltre strutture segrete non dichiarate. Alle basi americane e NATO si aggiungono poi quelle autonome di paesi alleati.

      Le basi russe fuori dal suo territorio sono invece una quantità notevolmente più bassa, grosso modo solo poche decine dislocate in parte in  paesi ex aderenti all’Unione Sovietica. Attualmente sono a rischio l’ importantissima base aereo-navale di Tartus nella costa siriana e la base aereo-spaziale di Khmeinin nei pressi di Latakia. Queste basi di fondamentale importanza per il controllo del Mediterraneo e dell’area orientale erano in totale sicurezza sino a che il regime di  al Asad è stato al  potere in Siria. L’improvvido ritiro di truppe dalla Siria per dislocarle in Ucraina è stato un errore imperdonabile; poche migliaia di uomini, per uno stato che si reputa una grande potenza, non avrebbero dovuto costituire un contributo notevole per l’esercito russo impegnato contro l’Ucraina.

Ma il ritiro di truppe, certamente non concordato con al Asad, ha lasciato quest’ultimo in balia delle bande terroristiche sostenute dalla Turchia da un lato e da Israele dall’altro. Non si è pertanto trattato solo di un disastro militare ma anche di una perdita di credibilità e di prestigio. La Russia in tre anni circa di guerra non ha ancora risolto il problema dell’Ucraina, né può essere un’ attenuante il fatto che questa sia stata  continuamente rifornita dalla NATO con armi sempre più sofisticate. Cosa accadrebbe infatti alla grande potenza Russia se venisse direttamente attaccata dalla NATO e dai suoi alleati che la circondano da tutti i lati ?

Ma in Siria i comportamenti russi del passato già presentavano delle ambiguità: malgrado la presenza di contingenti russi si è consentito in diverse occasioni ad Israele di bombardare sia le truppe di al Asad sia quelle iraniane coinvolte a loro volta nella lotta contro l’ISIS finanziato dagli Americani e da Israele. I rapporti russi con quest’ultimo sono stati sempre opportunistici ed equivochi (come lo dimostra anche la scarsa riprovazione per il genocidio di Gaza). Poco chiari sono stati anche i rapporti russo-turchi. Si è dato alla Turchia il sistema di protezione aerea S400 (che non si è dato ad al Asad forse per un riguardo ad Israele) ma non si è impedito alla Turchia di supportare  bande terroristiche e di occupare territori del nord della Siria.Tutto ciò ha determinato in paesi che non accettano i condizionamenti dell’Occidente una certa diffidenza nei confronti della Russia ed un corrispondente vantaggio di credibilità  alla Cina che ha avuto sempre comportamenti  prudenti ma univoci.

      La politica tendenzialmente opportunistica della Russia ha avuto recentemente in Siria una chiara dimostrazione quando, nel tentativo di mantenere le due basi militari, è stato riconosciuto il nuovo governo costituito da  quei terroristi che per circa tredici anni erano stati combattuti insieme alle truppe siriane di al Asad che aveva subito perdite di diverse migliaia di soldati. Ma la tendenza sopra evidenziata è stata attuata anche dei confronti dell’Iran che durante la guerra in Siria ha potuto ben poco contare sulla solidarietà dei Russi. D’altra parte durante l’attacco criminale d’Israele e degli Americani all’Iran  la Russia si è sostanzialmente limitata più a deplorazioni di principio  che ad aiuti concreti.

       La situazione suddetta crea inevitabilmente ripercussioni all’interno dei BRICS dove una supremazia russa è in fase calante. Se a tutto ciò si aggiunge l’incapacità militare di bloccare gli attacchi missilistici ucraini che colpiscono centri di discreta importanza, se i servizi segreti denotano di non avere particolare efficienza come dimostrano gli attentati a personaggi importanti della politica e dell’esercito, si può tentare di concludere che le condizioni politico-militari  della Russia non sono particolarmente rosee. L’opportunismo spesso non premia.

Giuseppe Occhini  16/07/2025

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