


Se questo è un prete.
Me lo sono chiesto tante volte.
Io non sono un assiduo frequentatore di chiese. Ci entro, sì… ma più per ammirare le opere d’arte che custodiscono, piuttosto che per partecipare alle celebrazioni. La Messa, per me, è un appuntamento raro, legato a momenti speciali: un battesimo, un matrimonio, un funerale. Non ci vado di mia spontanea volontà.
Non perché io non creda. Anzi.
A 74 anni, compiuti il 2 gennaio 2025, credo eccome. So bene che la mia strada è ormai in discesa, e che il traguardo non è lontano. Mia madre si è fermata molto prima, a soli 45 anni, mentre era ancora in piena salita. Mio padre ha interrotto il cammino a 63, in pianura. Io sono andato oltre, e mi considero fortunato: sono ancora qui, respiro ancora, vivo ancora.
A 74 anni, compiuti il 2 gennaio 2025, credo eccome. So bene che la mia strada è ormai in discesa, e che il traguardo non è lontano. Mia madre si è fermata molto prima, a soli 45 anni, mentre era ancora in piena salita. Mio padre ha interrotto il cammino a 63, in pianura. Io sono andato oltre, e mi considero fortunato: sono ancora qui, respiro ancora, vivo ancora.
Eppure non vado a Messa.
La domenica, però, alle 12, accolgo la benedizione del Papa Leone attraverso lo schermo della televisione.
Il problema non è la fede, è la noia di sentire sempre la stessa sequenza di parole, sempre uguali, pronunciate e ripetute a memoria da chi è presente, come una formula imparata una volta per tutte. E allora mi chiedo: cosa esce davvero dal cuore in quei momenti?
Forse niente.
O forse poco.
O forse poco.
Molti rispondono come se stessero recitando una filastrocca, con quella cantilena che tradisce la volontà reale. Io non riesco a farlo. Preferisco tacere e ascoltare, piuttosto che ripetere parole senza sentire il loro peso e il loro calore.
Lo so: è un peccato.
Ma il mio animo si allontana soprattutto quando, durante l’omelia, sento parole di circostanza, moralismi stanchi, frasi che si inseguono in un monotono ripetersi, come un vento che non porta profumo.
Allora, pur rimanendo lì, la mia attenzione vola altrove: all’altare maggiore, al quadro che lo sovrasta, agli altari laterali, al soffitto. La mia mente si popola di domande, mentre le orecchie lasciano scivolare via, in sordina, quelle frasi.
E poi, quando sento dire “Parola di Dio”, un brivido mi attraversa.
Dio parla? E con chi ha parlato?
Dio parla? E con chi ha parlato?
Vorrei credere che abbia parlato soltanto a Gesù, in cui ripongo tutta la mia fede. Allora mi rassereno un po’.
Se ci riferiamo alla Bibbia come “Parola di Dio”, bisogna ricordare che è stata scritta da mani umane, in tempi diversi, per raccontare storia, leggi, verità spirituali e morali. Eppure, in quelle pagine, c’è il respiro di un Dio invisibile ma presente, se lo vuoi: un Dio di saggezza, di amore, di giustizia, di carità.
Ma voglio fermarmi qui.
Ho iniziato con “Se questo è un prete”.
Ora posso dire con certezza a chi mi riferivo: a don Massimiliano Balsi, parroco della Basilica-Santuario di Santa Maria della Quercia.
Lui è un uomo-prete.
Lui è un uomo-prete.
Lo stimo e mi fa stare bene ogni volta che lo ascolto.
È l’unico, l’Uomo-Prete, capace di risvegliare in me la passione di amare, la voglia di vivere e la serenità nell’attendere l’ultimo passo.
E forse non è un caso che Massimiliano guidi tre chiese dedicate a Maria:
Santa Maria del Paradiso, dove, nel convento, sono nato.
Santa Maria dell’Ellera, dove sono stato battezzato.
Santa Maria della Quercia, dove ho sposato e dove, un giorno, spero di concludere il mio cammino terreno, per ritrovare lassù i miei genitori.
Uno dei giorni più belli della mia vita!
Se questo è un prete, mi sono chiesto?
Sì.
Sì.
E la mia risposta oggi è semplice: Massimiliano è un prete come pochi. TVB e ti lascio un sorriso!
Mauro Galeotti
Viterbo 16 agosto 2025






















