Viterbo CRONACA Ridotto all’osso la motivazione base del trasporto
di Paolo Giannini

La Macchina di santa Rosa del 1869,
ideata da Gaetano Spadini
(Trascinala sul tuo computer e amala)
Archivio Mauro Galeotti
In questi giorni l’attenzione cittadina è concentrata sulla Commissione che deve elaborare le linee guida per la nuova Macchina di S. Rosa.
A parte le polemiche che animano il confronto interno ed esterno di questo atto al quale dovremo la realizzazione del nuovo campanile che cammina lasciatemi esprimere un mio – e forse non solo mio - punto di vista.
Una volta che la commissione abbia terminato il suo lavoro e dato ufficialmente il via al concorso di idee, la creazione della nuova macchina passa nella mente e nelle mani del singolo artista che in questa delicata realizzazione intende cimentarsi e così legare il proprio nome alla storia.
A questo punto io mi rivolgo direttamente a tutti coloro che tradurranno in progetto prima e struttura poi la nuova Macchina.
Ridateci S. Rosa! Ridateci con la Macchina il vero atto d’amore e l'ossequio di una città alla sua Santa!
Negli ultimi anni le Macchine che si sono succedute hanno, a mio parere, ridotta all’osso la motivazione base del trasporto.
Specialmente l’ultima!
S. Rosa e la sua città con il volgere degli anni sono divenuti sempre più evanescenti e, a molti, irriconoscibili.
Non c’è più quella proiezione storica e artistica che nella Macchina esaltava la Santa e la sua città.
Dove sono finiti la Rosa dei miracoli, dov'è il suo rapporto con S. Francesco, dove la sua dedizione alla vita claustrale originata da S. Chiara?
E dov’é la nostra città con i suoi monumenti?
Dove lo stile romanico e gotico di allora?
Le macchine più lontane nel tempo trasmettevano al pubblico che le seguiva la vita della Santa, i suoi ideali francescani di pace e fratellanza, proiettavano nel presente la città d’allora con i suoi archi, le sue fontane, i suoi stemmi: S. Rosa e Viterbo erano la Macchina!
Oggi più nulla di tutto questo.
Guardate bene io non voglio assolutamente limitare la fantasia e il lavoro dell’artista, dell’architetto, del Viterbese che si appresta a definire con i suoi disegni e i suoi modelli la nuova Macchina…, che l’ispirazione e l’arte siano liberi!
Ma in questa libertà non è possibile far entrare un po’ più la nostra Santa e la nostra città?
Tutto questo suggerisco.
Ridateci nella forma più libera e congeniale e moderna, ridateci un po’ più S. Rosa e la nostra turrita Viterbo.
Paolo Giannini






















