Viterbo I RICORDI Eravamo un bel gruppo, tutti in possesso di una bicicletta più o meno efficiente
di Bruno Matteacci

 

Eravamo proprio un bel gruppo di giovani che vollero effettuare, negli anni cinquanta, una corsa ciclistica ispirata alla moglie del sorce, la "Sorca".

Il principio ispiratore della denominazione della corsa, scaturì dal fatto che la sorca, normalmente, si avvicina al nido, poi esce fa un tratto di strada e poi sollecitamente ritorna sui suoi passi, in poche parole fa un continuo avanti e indietro. 

Come scritto, eravamo un bel gruppo, tutti in possesso di una bicicletta più o meno efficiente, ma tutti innamorati dl ciclismo.  

Ricordo che la bicicletta più bella, munita di tutti i comfort necessari: freni a tamburo, cambio Campagnolo, faro anteriore e posteriore, era di proprietà di Gianfranco Giammarioli, il quale faceva sfoggio di tale gioiello,

Il resto del gruppo aveva una normale bicicletta che passava inosservata per la generalità della stessa.

Dopo una riunione fatta in un garage di un nostro coetaneo, decidemmo di fare questa corsa, denominandola della "sorca" stabilendo la partenza da Viterbo, da Porta Fiorentina, proseguire verso la prima tappa a Montefiascone, fare sosta, un piccolo spuntino che ognuno si era portato da casa e, con calma e serenità, ritornare a Viterbo senza competizione perché era riservata alla sola andata.

Giunti a Viterbo festeggiando colui che era arrivato per primo a Montefiascone, decidemmo che l'indomani mattina si partiva direzione Montefiascone, non in competizione, ma solo per lo spostamento dell'inizio della seconda tappa con destinazione Valentano.  La seconda tappa ebbe maggior successo della prima perché i tempi di corsa erano migliorati, anche in considerazione al percorso meno faticoso del precedente.

Canticchiando una popolare canzone dell'epoca, dopo aver fatto il dovuto spuntino, ci avviammo verso Viterbo, sempre festanti dell'esito della corsa. Giungemmo alla terza tappa con partenza da Valentano, direzione Bolsena.

Anche questa partenza fu festeggiata con gassosa e noccioline americane, ma giunti che fummo a Bolsena, ci accorgemmo che fra di noi c'era chi aveva "fatto il furbo" in quanto, avendo un fratello gemello, di una somiglianza spettacolare, si davano, lungo il percorso, il "cambio" facendo metà corsa ciascuno.

Erano altri tempi, tutto era tollerato in forza dell'amicizia che ci univa da quando portavamo i pantaloni corti o alla zuava.

Ho voluto ricordare benevolmente questo episodio, con molto dolore, perché quasi la totalità dei partecipanti alla corsa della "sorca", oggi corrono lungo i viali del cielo sperando che accennino un sorriso di compiacimento.

Ciao Amici cari la nostra infanzia l'abbiamo vissuta senza rimpianti, Vi ricordo e Vi voglio bene.

Bruno Matteacci

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