Viterbo RICORDI Il pensiero era alla colonia di San Martino al Cimino, lì c'era Mauretto

Mauro Galeotti a due anni nel 1952
Voglio ricordare un episodio accaduto nell'anno 1954, vissuto in prima persona, da mio nipote Mauro Galeotti, direttore di questo giornale.
Era da qualche mese che Mauretto, sempre così lo abbiamo chiamato in famiglia, piagnucolava perché voleva, a tutti i costi, andare in colonia a San Martino al Cimino dove andavano alcuni suoi coetanei.
Tutti fummo contrari alla sua aspirazione, per primi genitori Vinicio e Bruna, poi i nonni Giuseppe e Maria, ultimo a pronunciarsi fui io, dissi che se si doveva far piangere un bambino, sempre dolce e rispettoso, non era il caso di farlo piangere negandogli questa aspirazione. Fatto che fu il consiglio di famiglia, si giunse alla soluzione voluta da Mauretto per la sua partenza, in colonia, a San Martino al Cimino.
Ricordo l'entusiasmo di Mauretto, vestito classico, con sopra il grembiule, ed un bel zainetto per poter contenere: un'aranciata, un panino imbottito, tovaglioli di carta colorata, qualche bicchiere di carta e, tante, tantissime raccomandazioni.
Giunse il momento della partenza, come accordi presi, il bambino doveva essere accompagnato solo dal padre e dalle madre onde evitare commozioni. Ricordo che mamma ed io ci nascondemmo dietro ad una autovettura per non farci vedere. Un bacio e un abbraccio Mauretto lo aveva dato alla nonna Maria ed al sottoscritto stando dentro il negozio della nonna stessa, poi con i genitori si avviò al punto di partenza stabilito.
La casa la sera risultò vuota, mancava il più. Mancava, come si dice in Umbria, nostra terra di origine, il “cocco” di casa.
La notte non terminava mai, il pensiero era alla colonia di San Martino al Cimino, ci si domandava cosa stesse facendo l'amore di casa ed io mi sentii un poco in colpa nell'aver espresso il parere favorevole, ma con uno sguardo tra Bruna, mia sorella, e me, ci capimmo subito: "Domani andiamo a San Martino al Cimino a vedere come vanno le cose".
Allo spuntar del giorno dovemmo attendere l'ora tarda in cui i bambini potevano essere portati a giocare.
Bruna ed io con la motocicletta ci avviammo verso la meta desiderata, giungemmo sul luogo e vedemmo molti bambini che giocavano con la terra, altri correvano a cavallo di un bastone, mentre non vedevamo il nostro Mauretto.
Spaziando con lo sguardo lungo il piazzale della colonia vedemmo una testolina bionda che sbucava da dietro un piccolo albero.
“Oddio, ma quello è Mauretto", sì era Mauretto che piangeva.
Fu tutto risolto in un attimo, avvisammo la responsabile della Colonia, ci riprendemmo il figlio e felici ritornammo a casa tra l'affetto della famiglia.
Bruno Matteacci






















