Viterbo CRONACA Quello delle unioni civili o di fatto è davvero l’ultimo dei fantasmi che deve turbare le notti del giovane Renzi
Con una parte d’Italia ancora sommersa nel fango e nei guai fino al collo, con un Italia ancora alle prese con la recessione e con una disoccupazione giovanile, fra le più alte d’Europa, con un’Italia alle prese con la riforma, si spera oculata e lungimirante, del mercato del lavoro, con una pubblica amministrazione assolutamente da riformare e da snellire, soprattutto nei costi, con una giustizia da riportare sulla via del diritto e non dell’arbitrio, credo che quello delle unioni civili o di fatto sia davvero l’ultimo dei fantasmi che deve turbare le notti del giovane Renzi.
All’esecutivo, il compito di governare. Una regola elementare che troppo spesso viene dimenticata con troppa facilità e saccente ignoranza da parte di coloro che hanno fatto del fiorentino, il nuovo Machiavelli incaricato di incarnare la figura del moderno Principe, ora uomo, ora tiranno, in grado di guidare le magnifiche sorti e progressive di un Italia, a mio avviso, invece, sempre più in confusione, specie sui ruoli che ciascuno deve osservare nel quadro costituzionale del buon governo di una nazione.
Tutto ciò premesso, a cominciare proprio dall’ambigua figura del Presidente del Consiglio, che Berlusconi volle eletto direttamente dal popolo italiano, secondo una consuetudine extra costituzionale, che nulla a che vedere con la realtà istituzionale di un incarico che resta prerogativa costituzionale del Capo dello Stato e che, dopo la nomina dei ministri, riceve la fiducia Parlamento.
Ovvio? Non si direbbe, sol guardando al lessico del cittadino comune e di certa stampa che continua a vedere in Renzi oggi, come in un Berlusconi o in un Prodi ieri, gli Alfieri di un cambiamento o di innovazioni, come le Unioni civili o di fatto, senza tener conto che l’Italia è ben lungi dall’essere una Repubblica direttoriale alla francese, o una Repubblica presidenziale come gli Stati Uniti, ma bensì una Repubblica parlamentare, dove il Parlamento è e resta per l’appunto la sede naturale del legiferare, del dialogare e del dibattere, quale espressione diretta della sovranità popolare.
E viepiù è da difendere strenuamente il Parlamentarismo da ogni tentativo di ridurne il peso specifico, a tutto vantaggio dell’esecutivo, specie attraverso lo strumento della decretazione d’urgenza, di cui troppo spesso e a sproposito se n’è fatto uso in passato, per scavalcare le prerogative parlamentari anche a scapito dei due requisiti, anch’essi costituzionali, della necessità e dell’urgenza che deve presentare (pena l’incostituzionalità stessa del provvedimento) la materia oggetto della decretazione dell’esecutivo.
Ora non c’è chi non si avveda come la delicatissima materia delle Unioni civili o di fatto non possa non passare attraverso il vaglio del Parlamento, dopo ponderati esami, proposte, discussioni e dopo aver valutato, nel limiti dell’umano e del possibile, come reclama la difficile arte della politica, ogni situazione e colmato ogni possibile vuoto che in materia sarebbe oltre che rischioso, ancor più dannoso.
Lo richiede soprattutto la delicatezza della materia, delle ipotetiche fattispecie o sol che lo si voglia, uno sguardo comparativo con altre realtà e Stati europei che, in modo più o meno ampio, hanno disciplinato la materia fin nei minimi particolari: dai paesi Scandinavi all’Irlanda del Nord, dalla Spagna al Portogallo, dal Belgio all’Olanda, alla Germania ed alla Francia.
Sono temi che in tale consesso possono essere soltanto sfiorati. Parliamo di Unioni civili oppure, di Patti Sociali di mutua assistenza? A sfondo sessuale, o solo affettivi? Chi può dar vita a tali unioni? Persone solo dello stesso sesso o anche coppie eterosessuali? Come e dove si potranno costituire tali unioni, davanti all’ufficiale di Stato civile, con una semplice dichiarazione?
E in caso di scioglimento della unione, chi potrà o dovrà intervenire, lo stesso Sindaco con un provvedimento amministrativo o il Tribunale con una sentenza? E in caso di unioni (a sfondo sessuale o solo assistenziale?) fra persone di sesso diverso o dello stesso sesso, si dovrà tener conto degli impedimenti che appartengono al matrimonio in quanto tale, oppure no?
Vale a dire: anche fratello e sorella consanguinei, uterini o germani; oppure la nuora ed il suocero o il genero e la nuora, o ancora due fratelli o due sorelle, potranno dar vita alle Unione civili o ai Patti di solidarietà ancorché privati dello sfondo o della finalità (sic!) sessuale? Ed ancora: sarà possibile anche alle citate fattispecie sopra enunciate o ad altre ancora, come le coppie monosessuali di accedere alle adozioni o alle pratiche dell’inseminazione artificiale?
Sono soltanto alcune delle spinose problematiche, di cui il Legislatore dovrà tener conto de iure condendo. Non sono soltanto in giuoco i diritti o i doveri delle coppie lesbiche o omosessuali e la loro possibilità o capacità di amare o di amarsi, quantisticamente misurabile come se si trattasse di pneumatici. E’alta la posta in giuoco.
E l’approccio, a mio giudizio, richiede soprattutto una visione interdisciplinare dell’intera problematica, a partire dall’antropologia che molto ha da dirci ed insegnarci, attraverso il passato ed il presente, sull’unicità della famiglia, sul suo essere solida e stabile base per la trasmissione delle generazioni e dell’educazione, cellula elementare di ogni società.
Così come studi cinquantennali ed oltre, nel campo della Psicologia, avrebbero molto da dirci e da insegnarci sull’orientamento delle persone omosessuali, che non sono dei semplici gusti come se si trattasse di scegliere un gelato, ma delle vere e proprie storie di sofferenza personale e familiare e che, tuttavia, sono stati in buona parte risolti, grazie all’intervento mirato, specifico, competente e, soprattutto, umano di Psichiatri fuori dal coro.
Così come la stessa Piscologia e Psichiatria avrebbero molto da dirci ed insegnarci sul modo spicciolo e per nulla “democratico” col quale l’omosessualità è stata esclusa dai disturbi della sfera sessuale e identitaria del DSM – IV grazie ad un colpo di mano di certe lobby ed attraverso uno spirito molto ideologico e assai poco scientifico.
Sono tutte problematiche, queste appena citate, che si possono sulle prime eludere, appiccicando etichette del tipo “omofobo” o “omofobia”, ma che alla lunga tornano prepotentemente alla ribalta quando purtroppo la natura intende riprendersi quegli spazi che l’uomo ha profanato o ha violato (ecologia docet!), come nel caso del povero homunculus del dott. Faust.
Giuseppe Bracchi






















