Viterbo INTERVISTA Questi facchini sono il prototipo dell'uomo forte, vigoroso, pronto ad ogni fatica
di Emanuela Dei

 

Il presidente del Sodalizio dei facchini, Massimo Mecarini

Ho sempre voluto fare un'intervista al presidente del Sodalizio dei facchini, Massimo  Mecarini.

Sono stata sempre incuriosita ed affascinata da questi uomini, grandi grossi e straordinari che trasportano sulle loro spalle la Macchina di santa Rosa.

Questi facchini sono il prototipo dell'uomo forte, vigoroso, pronto ad ogni fatica per dimostrare la loro devozione. Non credo che i facchini siano persone rudi e analfabete.

Il tessuto sociale di Viterbo è mutato e vedo tra le loro fila tanti giovani. Ho sempre voluto intervistare il loro presidente per la curiosità di conoscerli meglio.

Massimo Mecarini è nato il 12 agosto del 1959 a Viterbo, laureato, lavora come funzionario INPS. È sposato, ed è padre di una figlia di ventuno anni. Mecarini, racconta, decise di essere un facchino di Santa Rosa già da piccolo, incontrando e frequentando gli amici facchini di suo padre.

Divenne facchino nel 1979, ad appena venti anni. Scelse questa divisa sia per emulare questi uomini, sia per la devozione nei confronti della santa.

Qual è il trasporto più emozionante che ha fatto?

Tutti emozionanti, non c’è dubbio, alcuni molto particolari. Il primo perché era il primo con Spirale di Fede, una macchina bellissima che ho sempre sentito come mia. Poi c'è stato anche  quello in cui sono diventato ciuffo per la prima volta nel 1981, due anni dopo il primo trasporto.

È stato bello il trasporto straordinario per la venuta a Viterbo di Giovanni Paolo II nel 1984, perché fu fatto in condizioni metrologiche veramente proibitive. Ma ricordo anche quello del 1986 quando la macchina si inclinò davanti alla Basilica di Santa Rosa. Un evento terrificante che, grazie ad un'ottima squadra di facchini, non finì in tragedia. Fummo proprio noi, sotto la guida del Presidentissimo Nello Celestini, a raddrizzare quella mole di trentacinque metri, pesantissima. Poteva essere la fine della Macchina ma  grazie al nostro sforzo questa tradizione poté continuare.

Qual è la sua Macchina preferita?

Spirale di Fede. Forse perché è stata la prima che ho portato e perché a lei sono legati i due trasporti straordinari: quello per la venuta di Giovanni Paolo II e quello del 1983, che pochi ricordano, per l'anniversario del 750° anno dalla nascita della santa.

Per quanti anni ha portato la Macchina di santa Rosa?

Trent’anni. Ho portato la Macchina trentadue volte calcolando  volte i due passaggi straordinari, di cui trenta da ciuffo,.

Oggi, dopo aver superato la “prova di portata”, quanto tempo impiega un nuovo arrivato a diventare ciuffo?

Prima si andava sotto subito, bastava essere forti. Ora c'è la giusta regola dell'anzianità di servizio. Chi porta la Macchina, anno dopo anno, avanza secondo questa regola poi, bisogna  tener conto del turn over dei facchini.

Naturalmente ci sono le eccezioni, se manca una misura particolare si va a pescare tra le nuove reclute, altrimenti si segue la gerarchia normale: corde, cavalletti, leve, spallette aggiuntive, spallette fisso stanghette, ciuffo. Oggi, se un giovane volesse diventare ciuffo, ci vogliono minimo dieci anni.

Mi ha detto che iniziò questa avventura per devozione alla Santa. Lei è credente?

Sì sono credente, ma non amo molto le convenzioni.

Perché non avete mai pensato di istituire il Museo di santa Rosa oltre a quello della Macchina di santa Rosa, in modo che la santa abbia il suo giusto riconoscimento?

Certo che si potrebbe fare il Museo di santa Rosa. Perché no? Magari, ci si potrebbero mettere anche le Macchine a grandezza naturale. Le ultime quattro sono in buono stato. Questo, però, richiederebbe un'enormità di spazio e un costo altrettanto ragguardevole. Bisognerebbe pensare e vagliare ogni ipotesi.

Parliamo un po' dei facchini di santa Rosa. Chi sono questi centottanta uomini?

Il facchino può essere uno nessuno e centomila. I facchini appartengono a differenti estrazioni sociali. Se prima, quando entrai a farne parte, la maggior parte dei facchini era di estrazione operaia e contadina, proprio perché servivano uomini di fatica con una forza straordinaria, adesso ci sono manovali, operai, ingeneri, architetti, medici, agronomi, commercialisti, pasticcieri, imprenditori...direi che ci manca solo un gelataio!

Età media?

L'età media è molto bassa, sui trentacinque anni. Ci sono molti giovani.

Educazione scolastica?

Premesso che i titoli di studio non sono il passaporto né per l’intelligenza e né per  la cultura, abbiamo tantissimi laureati sia in materie umanistiche che scientifiche poi molti diplomati. Solo alcuni che hanno la licenza media, ma si contano sulle dita di una mano.

La scolarizzazione dei facchini è cresciuta molto. Non è più come una volta. Però bisogna dire che tra noi non si fanno distinzioni, sia quando indossiamo la divisa, sia in borghese, siamo tutti uguali.

Quali sono le caratteristiche di un facchino?

Prima di tutto un facchino deve essere in grado di portare 150 kg sulle spalle. Questa è la “prova di portata”, che sia i giovani che aspirano a diventare facchini, sia i facchini già in formazione devono superare ogni anno. Poi il facchino deve avere anche altre qualità.

C'è uno statuto che ne regola comportamento e c'è anche il codice non scritto dell'onore, dell'umiltà e del rispetto. Dal momento in cui si diventa facchini si ha per sempre una divisa cucita addosso.

Accettate anche separati o divorziati tra le vostre fila?

Certo, le vicende famigliari personali non ci riguardano.

Che lei sappia ci sono mai stati facchini omosessuali?

Che io sappia, no. Nessuno ha mai fatto coming-out. Non mi pare che ci sia qualcuno con questa inclinazione.

Cosa pensa dell'omosessualità?

La mia opinione personale è che ognuno è libero di vivere la propria sessualità come vuole.

Se scoprisse che sua figlia è lesbica, come reagirebbe?

A parole siamo tutti bravi. Queste sono situazioni in cui prima bisognerebbe trovarcisi e poi rispondere. In ogni modo, cosa potrei dirle? Vivi la tua vita rispettando le regole civili di convivenza. Ma di certo, sarei preoccupato per la felicità di mia figlia, visto il mondo in cui viviamo.

E se un giorno le portasse a casa la fidanzata?

Se io sapessi che mia figlia è lesbica cioè, che preferisce le donne agli uomini, non cambierebbe nulla. Se lei è felice e vuole bene alla sua ragazza non ci sarebbe niente di anormale.

Cosa ne pensa dell'omofobia?

Respingo l'omofobia. Ognuno deve vivere la propria sessualità come vuole.

Ritornando ai facchini, una donna potrebbe mai portare la Macchina di santa Rosa?

Sì, il nostro statuto lo permette. La prova di portata è aperta sia agli uomini che alle donne, dai 18 ai 35 anni. Nel 1983 una ragazza, un'atleta, fece la prova, ma non completò il primo giro.

Se questa ragazza avesse superato l'esame, i facchini come avrebbero accolto una donna tra le loro fila?

Erano gli anni ottanta, non so. Adesso non sarebbe un problema. Lo scorso anno abbiamo inserito un medico donna nello staff ed è stata accolta da tutti come una sorella. Siamo dei gentleman anche se non sembriamo!

Cosa pensa delle donne?

Ho molto rispetto per le donne e molta considerazione. Le ammiro molto e le considero più intelligenti degli uomini, in alcuni campi lavorativi sono decisamente superiori a noi.

Per me è inconcepibile ogni atto di violenza o sopruso nei loro confronti. L'anno scorso abbiamo dedicato il trasporto alle vittime del femminicidio, proprio per testimoniare quando i facchini siano contro ogni forma di violenza.

Leggo nello statuto del Sodalizio dei facchini di santa Rosa che la vostra associazione dovrebbe promuovere attività sociali, culturali, assistenziali sul territorio. Quali attività svolgete?

Partecipiamo ad eventi con finalità benefiche. Abbiamo fatto gemellaggi con paesi della provincia che fanno manifestazioni simili. Cerchiamo di essere presenti sul territorio di Viterbo, ma anche su quello nazionale.

Come finanziate queste attività?

I facchini versano una quota annuale al Sodalizio, è una sorta di autofinanziamento, ci sono anche contributi istituzionali, che però, sono sempre di meno.

In ogni modo, la maggior parte delle nostre entrate proviene dalle attività di solidarietà come, ad esempio, le cene in piazza che organizziamo alla fine di agosto. I ricavati di queste quattro serate vanno a varie associazioni e iniziative di beneficenza.

Oltre alle cene in piazza e a promuovere iniziative benefiche i facchini fanno qualcosa per i problemi reali della città?

Noi ci limitiamo molto. Operiamo solo nell'ambito benefico e sociale di Viterbo. Spesso, se facciamo qualcosa in più, veniamo subito accusati di presenzialismo, protagonismo o narcisismo.

Ma facchini di santa Rosa lo si è sempre o solo un giorno all'anno? Siete consapevoli della vostra popolarità e soprattutto dell'impatto che avete sui viterbesi?
Perché non vi si vede mai ad una manifestazione contro l'arsenico nelle nostre acque o ad un’altra per combattere il degrado del centro storico o, ancora, per denunciare la carenza di mezzi di trasporto con la capitale?

Un facchino è un facchino sempre. Ma non tutti ci vedono come possibili interlocutori per questa città. Questo è un pensiero che viene da lontano. Tanti anni fa il facchino era guardato dall'alto in basso sia per estrazione sociale e sia perché faceva questo tipo di attività che non tutti erano in grado di fare...

Vuole dire che i facchini sono invidiati?

Forse c'è una sorta di sindrome che io chiamo del “mancato facchino”. Qualcuno che magari ha voluto, ha provato, ma non c'è riuscito. Diciamo che c'è ancora una certa riserva mentale che i facchini non possano essere competenti a fare o valutare certe cose, come hanno poi dimostrato le cronache di qualche giorno fa.

Ma i facchini di oggi non sono i facchini degli inizi del novecento...

No, infatti.

Parecchi ci prendono ancora per spacconi esibizionisti, qualcuno che vuole mostrarsi per la propria forza. Noi non siamo solo forti, ma siamo in grado anche di pensare, ragionare e valutare il mondo che ci circonda. 

Siamo consapevoli della nostra influenza e popolarità, ma abbiamo la riserva che poi siamo tacciati per quelli che si vogliono mettere in bella mostra. Noi ci limitiamo ad adoperaci in attività sociali e benefiche come prevede il nostro statuto, ma possiamo e vorremmo anche essere coinvolti in attività o in progetti che possano aiutare la nostra città.

L'anno scorso abbiamo aderito all'iniziativa “Puliamo Viterbo”, eravamo una sessantina di facchini.

Cosa potreste fare per Viterbo quest'anno?

Accogliamo proposte, a condizione che non ci siano strumentalizzazioni di carattere politico.

Avete mai pensato di fondare un partito?

Da statuto non lo possiamo fare. Siamo un'associazione apartitica e apolitica. Singolarmente i Soci sono liberi di fare politica, ma sempre fuori dal Sodalizio.

I facchini saranno presenti all'Expo del 2015?

No, sarà presente la Macchina di Santa Rosa, ma non i facchini. La Macchina sarà presente all'expo come evento simbolo della regine Lazio e di questo siamo contenti, ma allo stati attuale noi non vogliamo partecipare ad eventi o altro insieme all'Amministrazione comunale.

Per quanto riguarda la nuova Macchina di Santa Rosa quali dovrebbero essere gli elementi tecnici ed architettonici che la dovrebbero caratterizzare?
Quale sarebbe la Macchina ideale?

Gli elementi tecnici sono fissati dal capitolato d'appalto. Altezza, peso e misure sono predefinite. Dal punto di vista architettonico mi piacerebbe una Macchina che richiamasse le bellezze di Viterbo e che soprattutto mettesse in evidenza la vita della Santa.

E la tecnologia, dove la lasciamo?

Se questa si sposa con il progetto è bene accetta.

Pochi giorni fa una certa signora Monti ha scritto sia all'assessore Ciambella che al presidente della Regione Lazio Zingaretti. La signora, in quella lettera, invitava i dirigenti a devolvere il milione di euro, indispensabile per costruire la nuova Macchina di santa Rosa, per risolvere i problemi della città.
Monti racconta come in un analogo periodo di crisi lo stesso modello di Macchina fu trasportato per ben undici anni. Il Volo d'angeli passò nelle vie di Viterbo dal 1967 al 1978. Cosa direbbero i facchini di questa iniziativa?

I facchini portano santa Rosa, quindi, quello che c'è tra i facchini e Lei, passa in secondo piano. Il “Volo d'angeli” fu una delle opere più belle. Fu una specie di rivoluzione copernicana per la storia della Macchina. Passò per dodici anni e non annoiò mai nessuno. Il dodicesimo, però, si senti il bisogno d cambiarla.

I facchini di santa Rosa rinuncerebbero alla nuova Macchina se quei soldi fossero realmente impiegati per risolvere i problemi della nostra città?

Sì, i facchini portano santa Rosa. Che sia una o l'altra di Macchina non cambia il nostro sentimento e la nostra devozione verso la Santa.

Rinuncereste mai ad un trasporto? Se questo aiutasse la città ad uscire dalla crisi che la divora?

Questa è una domanda difficile. I facchini esistono perché portano la Macchina di santa Rosa. Noi aspettiamo il 3 settembre tutto l'anno. Però siamo anche persone molto generose e rinunceremo volentieri alla nuova Macchina, Quanto a rinunciare al trasporto siamo convinti che i viterbesi andrebbero a scoperchiare il tetto del Comune!

Per quanto ne so solo durante la Seconda guerra mondiale non ci furono trasporti per ben quattro anni. Insomma, solo la guerra ha impedito alla Macchina di santa Rosa di passare per le vie di Viterbo.

Massimo Mecarini non mi sembra una persona prepotente. Di indole calma e meditativa è un uomo abituato a valutare le situazioni che gli si propongono.

È senza dubbio una persona umile, ma è anche un uomo estremamente orgoglioso, proprio perché consapevole del proprio ruolo e compito.

Quello che fa lo fa per passione.

Ho cercato di soffiargli nell'orecchio l'idea che i facchini di santa Rosa potrebbero fare molto di più per la propria città. Ho cercato di insinuargli il dubbio che non ci sono solo le opere benefiche.

Con la loro popolarità potrebbero smuovere tante di quelle persone a combattere per la propria salute e il proprio benessere. Ognuno, nei momenti di sconforto, si appella a chi può.

Durante l'attentato alle Torri Gemelle sono stati chiamati persino Superman, l'Uomo Ragno, Thor, Hulk per impedire quella tragedia. Gli eroi della Marvel sono personaggi fantastici che vivono nei fumetti.

Oggi, mi è venuto in mente di chiamare i facchini, che per lo meno, sono fatti di carne ed ossa. Penso che chi ha più risorse, intelligenza e forza debba camminare avanti anche per chi la speranza, in un futuro migliore, l'ha già dimenticata.

Viterbo ha bisogno di modelli positivi per i propri giovani e ha bisogno di punti di riferimento saldi ed onesti per rimanere viva.

Spero che questo appello venga accolto da chiunque ami questa città e sia pronto a restare qui, per combattere contro questa mentalità che porta a lasciare che altri decidano per la nostra felicità.

Emanuela Dei

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