Viterbo VIAGGIO NELLA MEMORIA La suggestione esercitata da Ferento, cornice d’ineguagliabile bellezza, per me… suggellò il mio amore per il teatro
di Barbara Pasqualini

 

Il Teatro di Ferento
(foto di Enrico Pasqualini)

In questi giorni, per la precisione il 18 novembre, ricorre il compleanno di un prestigioso attore: Giuseppe Pambieri.

Vi chiederete il perché di questa insolita citazione.


Prima di tutto, come ho scoperto il genetliaco?

Semplice: ho il vizio di curiosare gli almanacchi, di leggere i santi del giorno, la loro storia, i proverbi e detti popolari, le ricorrenze di nascita o, purtroppo scomparsa, ecc… quasi ogni giorno, almeno quando il tempo e gli impegni consueti lo consentono!

Coadiuvata dai potenti mezzi d’internet (!) e mossa da curiosità, a volte precorro i tempi, così ho fatto la “scoperta” di cui sopra. Questo ha rievocato in me pensieri e ricordi che ho, ormai lo sapete bene, piacere di dividere con voi, miei cari lettori.

Giuseppe Pambieri è un artista che non necessita di presentazioni: nato a Varese nel 1944, è un attore cinematografico, attore e regista teatrale e doppiatore.

Formatosi alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano, intrapresa, dopo la maturità classica, contemporaneamente agli studi di Giurisprudenza, ottiene, ancor giovanissimo, una parte in “Arlecchino servitore di due padroni di Carlo Goldoni, per la regia di Giorgio Strehler. Abbandonata l’università, inizia così un percorso artistico ancor oggi costellato d’impegni.

Rendere giustizia a una tale carriera richiederebbe un capitolo a parte!

Ha calcato le scene con grandi attori come Stoppa, Moriconi, Salerno, Morelli, in tv ha affiancato Gianni Morandi, Ombretta Colli, Arnoldo Foà, ha recitato diretto da registi come Strehler, Ferrero, Ronconi, Zeffirelli, Scaparro.

Oltre ai tanti e diversi ruoli nel teatro classico e d’avanguardia, da Shakespeare a Sartre, vanta numerosissime interpretazioni cinematografiche e televisive: da “Il deserto dei Tartari” di Buzzati diretto da Zurlini a “Il conte Tacchia” con Montesano e la regia di Corbucci, fino alla serie “Incantesimo”, che nel 2008 gli vale il premio “Telegrolla” come miglior attore di soap e alla partecipazione a “To Rome With Love” di Woody Allen nel 2012.

Numerosi i premi ricevuti, tra cui, il “Premio Gassman” e con la moglie Lia Tanzi, con la quale ha condiviso ampi tratti di carriera, e il “Premio Walter Chiari” per il teatro. Con la Tanzi ed Ernesto Calindri formò la compagnia Pambieri – Tanzi – Calindri, ottenendo grandi successi.

Il mio grande afflato per quest’attore non è, però, solo imputabile alla sua indiscutibile professionalità o al suo carismatico fascino: per me è stato chi mi ha guidato alla scoperta del meraviglioso mondo del teatro.

Una delle prime commedie teatrali cui ho assistito fu “Molto rumore per nulla”, di William Shakespeare (scritta tra il 1598 e il 1599), magistralmente interpretata proprio da Pambieri, sua moglie Lia Tanzi e sua figlia Micol Pambieri. Era l’estate del 1994, se non erro, presso il Teatro Romano di Ferento.

Saranno stati i toni brillanti di questa tragicommedia, nella quale l'elemento comico si fonde a quello tragico e propriamente drammatico, con una ricchezza di elementi farseschi e giocosi senza eguali, sarà stata l’impagabile recitazione della compagnia teatrale, o, forse, la suggestione esercitata da Ferento, cornice d’ineguagliabile bellezza per me… quella sera suggellai il mio amore per il teatro. E assistere a vari spettacoli proposti durante la stagione teatrale estiva divenne un’attesissima consuetudine, espletata insieme ai miei dolcissimi genitori.

Il Teatro di Ferento
(foto di Enrico Pasqualini)

A distanza di anni, credo che, almeno un po’, l’interesse per la compagnia teatrale di Pambieri, in particolare, sia stata alimentata da una sorta di curiosa proiezione-identificazione della mia famiglia nella sua…

Mi spiego: il mio nucleo famigliare era composto di tre persone, mio padre, mia madre e me, il loro… idem! Nella loro condivisione della vita e del lavoro, rivedevo l’unicità preziosa del legame inscindibile che legava noi tre… ma il loro talento professionale resta indiscutibile motivo di stima, intendiamoci!

Aspettavo con ansia, ogni anno, che venisse pubblicato il cartellone, poi sceglievo cosa andare a vedere! Era nostro costume acquistare i biglietti il giorno stesso dello spettacolo: se ne occupava il mio papà, o lui ed io, se, per coincidenza, tale pratica poteva coincidere con una delle nostre consuete passeggiate.

La sera dell’evento mangiavamo qualcosa a casa e poi… via, verso Ferento! L’inizio degli spettacoli era per le 21.15, ma quando arrivavamo a teatro, con un po’ di anticipo, non era ancora calata la sera.

L’atmosfera che si respirava era incantata: mi recavo piuttosto spesso, di giorno, presso il nostro teatro Romano, per fare qualche rilassante passeggiata, godere di un panorama mozzafiato e rimirare le rovine della città di Ferento, e il teatro, in particolare, che suscitavano in me forti emozioni, così avvolte nel silenzio della natura.

Di notte, tuttavia, quest’area assumeva ai miei occhi un’atmosfera magica, con i suoi profumi intensi, il buio interrotto d’improvviso da tutto il macchinario della compagnia teatrale, il clamore del pubblico che vociferava allegro, attardandosi all’entrata, stravolgendo la consueta quiete.

Aspettavamo in fila il nostro turno per ritirare il cuscino che lo staff distribuiva all’ingresso (sceglievamo sempre di sederci sui gradini di “dura pietra”!), poi studiavamo con cura dove sederci. L’approccio del mio papà era più razionale: valutava con cognizione di causa quale fosse il punto preferibile per avere una migliore visuale.

Io, invece, facevo pressione per sedere più in basso e prossima possibile al palco, perché così mi pareva di essere più vicina agli attori, di poterne vedere meglio volto ed espressione. Persino, per poterne osservare in modo ineccepibile la mimica facciale, mi avvalevo di un binocolo! Era come se, per qualche ora, io venissi traghettata in un’altra dimensione: non c’erano più né spazio né tempo, le preoccupazioni quotidiane erano distanti anni luce. C’erano il solo palco, gli attori, il mio vivere simbioticamente la vicenda portata in scena e la gioia di condividere quest’angolo di felicità con i miei genitori.

A volte è meraviglioso lasciarsi cullare da un sogno!

Terminato lo spettacolo, andavamo a prendere la macchina nel parcheggio buio e sterrato... momento topico! La mia mamma ed io non abbiamo grande senso dell’orientamento (io dico di me, scherzosamente, che possiedo “il non-senso” d’orientamento!) e, se non fosse stato per il mio papà, la avremmo dovuta cercare per ore! Ma, con lui, nostra guida (nostro “faro”, come lo chiamavo io, perché illuminava le nostre esistenze, materialmente e moralmente), nulla ci spaventava e giungevamo sicure alla meta, subendo anche, con rilassatezza e calma pace, il fascino del cielo stellato d’estate sopra di noi… commentavano lo spettacolo appena visto e già progettavamo di recarci a vedere il successivo.

Il mio amore viscerale per il teatro ha continuato a crescere assieme a me; negli anni ho seguito con interesse anche gli spettacoli proposti, durante la stagione fredda, al Teatro dell’Unione e, naturalmente, Pambieri stesso, che, da solo o affiancato da moglie e figlia, ci ha regalato tante altre intense emozioni, inserendo la nostra città nel calendario dei suoi spettacoli!

Tante le sue magistrali interpretazioni, ricordo, nel suo vastissimo repertorio, opere di Ibsen, Pirandello, Shakespeare, Goldoni…

Ricordo un episodio buffo, ma, al tempo stesso, sintomatico della grande professionalità di questa compagnia teatrale: durante una delle commedie che portarono in scena a Ferento iniziò a piovere… rischi che si corrono! Gli attori, con grande simpatia, continuarono a recitare finché possibile, poi sospesero lo spettacolo per ripararsi e per consentirlo anche al pubblico, quindi ripresero, non appena le condizioni climatiche consentirono. Il rapporto che instaurarono con la platea fu talmente garbato e amichevole che questo contrattempo è, ancor oggi, un ricordo piacevolissimo! Nonostante la pioggia!

L’ultima volta che ho avuto la gioia di vedere uno spettacolo con Pambieri fu proprio a Ferento, dove tutto era iniziato: si trattava di una commedia di Goldoni, “L’impresario delle Smirne”, nel 2008. Essere lì fu l’ennesimo, meraviglioso regalo dei miei splendidi genitori.

Miei carissimi lettori, questa ricorrenza mi ha accompagnato in un tenero viaggio nella memoria e mi andava di farvene partecipi: se sarò riuscita a rendervi, almeno in parte, edotti delle emozioni che il teatro, e degli attori magistrali mi hanno regalato negli anni… oggi avrò compiuto almeno qualcosa di buono! Perché che sarebbe la nostra quotidianità senza almeno un pensiero positivo al dì!?

Di seguito il link del sito ufficiale di Giuseppe Pambieri, ricco di contenuti e informazioni… per i più curiosi!!!

Trovo molto emozionante, intensa e toccante la lettura della poesia di Madre Teresa di Calcutta, “Vivi la vita”, da parte di Pambieri… vale la pena dedicarci qualche minuto!

http://giuseppepambieri.it/

Barbara Pasqualini

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