Viterbo RICORDI Alla bravura del dottor Quadrani si unì la professionalità e l'umanità del professore Anacleto Cirenei
di Bruno Matteacci

L'Ospedale Grande degli Infermi
Era l'anno 1950 avevamo ancora aperte le ferite causate dalla Seconda guerra mondiale cercavamo di rialzare la testa e guardare al futuro, un futuro di pace, di amore fraterno dopo tanto odio e tanto sangue versato per la follia di qualche persona che stava al potere.
Rientrammo dallo sfollamento a Gubbio, ma non eravamo entusiasti a ciò che si andava incontro, perché il babbo soffriva tremendamente con forti dolori allo stomaco, la diagnosi fatta da vari medici era incerta e brutta, solo la caparbietà dell’illustre radiologo Renato Quadrani ci dava qualche speranza escludendo un tumore.
Alla bravura del dottor Quadrani si unì la professionalità e l'umanità del professore Anacleto Cirenei, disposto ad operare il babbo senza pretendere alcuna somma, fatti salvi i diritti dell'ente ospedaliero, che ammontarono ad una non indifferente cifra.
Il babbo fu ricoverato in ospedale e fu concesso alla moglie di poter stare vicino al paziente per la gravità della malattia.
L'operazione allo stomaco fu prevista non appena trovato, da parte nostra, un donatore di sangue trovato grazie ad una zia, sorella di mamma.
Ricordo che il mattino, verso le 9, mamma e noi figli andammo ad attendere il professore Cirenei che venne da Roma con il pullman della Roma Nord; quando ci vide, mamma gli prese la borsa e lui accarezzò le teste di noi figli, ringraziandola per la cortese attesa utile per portare una delle due valigie dell'illustre medico.
L'operazione chirurgica durò cinque ore e quaranta minuti, le prospettive erano discrete, sulla base del referto che assicurava non essere un cancro; fu raccomandato alla mamma di vegliare il paziente e non dargli da bere e tanto meno da mangiare.
L'unica cosa consentita era di bagnare le labbra del babbo, stando attenta che nemmeno una goccia di acqua entrasse in bocca.
Il più sembrava fatto, ma ci fu un grave imprevisto.
Ad un certo momento il babbo si aggravò storse la bocca, girò in dietro gli occhi, iniziò a sudare e tremare tutto.
La mamma si mise a gridare chiedendo aiuto, giunsero due medici, uno dei quali le domandò: "Che cosa gli ha dato?".
La mamma prontamente rispose dicendo che suo marito aveva assunto quello stato non appena un infermiere gli aveva fatto un’iniezione.
Corsero a guardare nella rastrelliera e videro che la iniezione era destinata ad un altro paziente e si accorsero che la puntura per mio padre era ancora nella rastrelliera. Tutto fu risolto grazie alla prontezza di mia madre che ebbe, al momento giusto, la lucidità mentale di riferire l'accaduto.
Bruno Matteacci






















