Viterbo CRONACA Non giova a nulla e a nessuno insultare
di Giuseppe Bracchi

Ho già avuto modo, nel mio precedente articolo, di esprimere il mio pensiero sugli uomini vuoti che agiscono senza pensare quello che fanno.
Non mi ripeterò su coloro che preferiscono celebrare il Santo Natale a quattro zampe anziché su due gambe e due piedi, come il buon Dio l’ha creato. Busto eretto e sguardo rivolto verso quella meta dalla quale nessuno, parafrasando il Manzoni “In Morte di Carlo Imbonati, dovrebbe mai torcere lo sguardo, plaudendo il vizio e deridendo la virtù.
Non giova a nulla e a nessuno insultare. Se il buon Gesù avesse sempre usato la frusta o i suoi poteri divini, per far capire agli erranti i loro errori, a che pro’ si sarebbe fatto mettere in croce? Certe iniziative si commentano da sole.
Il fedele cane di Ulisse fu il primo a riconoscere il padrone, pur sotto mentite spoglie. Morì ai suoi piedi dopo averlo tanto atteso.
Ma Ulisse pur rendendo omaggio all’amico a quattro zampe, non si sognò mai di metterlo sopra ad un altare e divinizzarlo alla pari della sua protettrice, la dea Atena, che dalla terra dei Feaci lo aveva ricondotto in Patria, dopo averlo difeso e salvato da mille pericoli e dalle vendette degli dei avversi, primo fra tutti Nettuno, il dio del mare. Ma tant’è.
Ha ragioni da vendere mons. Francesco Zarletti, quando in una sua poesia, l’Omo, ironizzando sulla caduta originale, paragona la mossa di quel campione primitivo dell’umanità alla stessa stregua del Collodiano Pinocchio, che non appena il buon Dio l’ebbe lasciato, si mise a camminare a testa in giù.
Si, questo è il Natale di chi festeggia dalla cintola in giù della gonna o dei pantaloni, anziché dalla cintola in su. De gustibus non disputandum est! O meglio: non ad sputazzellam, come avrebbe detto il principe della risata Antonio De Curtis, in arte Totò. Una risata, molto probabilmente, seppellirà il profano.
Non i cani, ovviamente. Creature innocenti, che se potessero parlare, sicuramente manderebbero al diavolo certi sedicenti artisti in cerca d’autore. Ma a pensarci meglio, questi presepi non sono poi la fotocopia esatta di una società nichilista, che si fa in quattro per i cuccioli di foca e poi sorvola sui cuccioli d’uomo fatti a pezzi durante una seduta d’aborto?
Si elimina dallo spazio pubblico il Presepe vero e si sostituisce con il surrogato, che ciascuno allestisce come meglio crede e mette ciò che desidera, magari sfogando i bassi istinti.
Ve l’immaginate un coro di gufi, anziché un coro di angeli? Neppure un laico della tempra di Stefano Rodotà si accosterebbe ad un presepe del genere. Per non parlare di Matteo Renzi, che rispolverando i suoi … ricordi d’infanzia, si sperticherebbe in una sorta di fase fallica, toccandosi all’infinito.
Solo Ignazio Marino resterebbe impassibile. Tanto, più sfigato di così! E che pensare se un domani, non troppo lontano e non troppo ipotetico, all’ingresso delle riserve di caccia, leggessimo un cartello con su scritto: non sparate all’uccellino, sparate al bambino o al vecchio rincretinito. Le mamme uccidono i figli, i figli uccidono i genitori. E’ Natale non soffrire più.
Giuseppe Bracchi






















