Viterbo CRONACA Michelini ha spostato le carte lasciando al loro posto i giocatori
di Lutor (Luigi Torquati)
Molto spesso, quando leggo certi comunicati, penso che c’è tanta gente che non sa che fare tutto il giorno, non ha i problemi dei comuni mortali e gioca su argomenti del tutto frivoli e di scarsa importanza.

Ho letto, ad esempio, la lettera di Carla Vanni, coordinatore (trice) provinciale del comitato Si alla famiglia, che si lamenta della foto natalizia con i cani che rappresentano il presepe. Sinceramente anch’io credo che si sia trattato di una idea poco carina e forse anche di cattivo gusto, ma da qui a dire che “offende i sentimenti delle famiglie credenti”, mi pare del tutto eccessivo.

Le famiglie credenti, appunto perché tali, sanno benissimo cosa è successo più di 2000 anni fa; io mi preoccuperei di più per quello che la foto rappresenta per le famiglie non credenti che hanno, forse, il modo di poter acclarare la loro non religiosità o quantomeno farsi qualche risatina.

Insomma, è nata una bagarre del tutto inutile che non ha fatto altro che far concentrare ancora di più l’attenzione su una foto che andava del tutto ignorata.

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Al contrario, quando leggo lettere piene di presunzione e, nello stesso tempo, di incoscienza, mi viene una rabbia che, se avessi la possibilità di farlo, prenderei volentieri a calci in quel posto l’autore o gli autori. Volete un esempio? Leggete, ma poi fate le dovute riflessioni, la lettera di quei, anzi quelle, quattro “genitrici” che rispondono alla Dirigente scolastica Bentivegna confrontandola con la lettera della stessa dirigente.

A mio personale giudizio quello che scrive la professoressa è un compendio del buon vivere civile che dovrebbe far parte di ogni istituzione. Certamente a quei quattro genitori è mancato senz’altro un tale insegnamento e, con il loro dire, non fanno altro che plaudire alla contestazione dei propri figli facendoli progredire nella loro presunzione, prepotenza e incapacità democratica.

Le occupazioni non sono forme di “democrazia avanzata” e non accompagnano “il cammino di ogni nuova conquista”, tutt’altro, recano danni e impediscono ad altri l’uso del bene occupato, tra l’altro pubblico.

E quando gli stessi studenti affermano che “con quest'atto, hanno dimostrato di non essere solo dei numeri, bensì dei cittadini formati e consapevoli dei loro diritti, mantenendo una fermezza negli intenti tipica dei periodi di grande crisi” si sono dimenticati di affermare che NON sono consapevoli dei loro doveri.

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Altrettanta rabbia mi viene con tutte le varie notizie che ascoltiamo ogni giorno: il marito che ammazza la moglie, uccide il figlio, si suicida, madri che ammazzano i figli, persone che scompaiono nel nulla e chi ne ha più ne metta. Non passa giorno che non ci siano notizie del genere. Dice: ma ti arrabbi perché ci sono matti e delinquenti? Ci sono sempre stati, soltanto che prima non si sapeva nulla.

Forse è vero anche questo, ma credo che il tutto si sia aggravato perché non esiste più una società vera e propria; ci siamo allontanati ogni giorno di più da quella che io chiamo “comunità”. Non ci preoccupiamo degli altri, non aiutiamo gli altri, l’egoismo è a livelli massimi e le persone che non hanno riferimenti validi, possono cadere e compiere atti che mai avrebbero fatto se qualcuno fosse stato vicino a loro.

Poi, esiste questa mania dei mass media di parlare sempre di queste cose a qualsiasi ora, indagini, interviste, sondaggi, ma tutti, canali Rai, canali Mediaset, ecc., a parlare di delitti e persone scomparse. Questo aiuta i “soli” a prendere decisioni sbagliate; altrettanto la moda delle varie trasmissioni televisive incentrate su delitti, mafia, corruzione.

Credo che occorre una revisione di tutto e tornare un po’ indietro quando cioè il vicino di casa non era uno sconosciuto, ma un amico.

Un altro passo dovrebbe essere quello di tornare a credere, non importa a chi, ma a credere nei valori che tutte le religioni professano.

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E parliamo di cose serie (per modo dire). Michelini ha spostato le carte lasciando al loro posto i giocatori. Sono giorni che aspettiamo di vedere miglioramenti da qualche parte, un segno di rinnovo vero. Al contrario c’è un silenzio assordante forse per via delle prossime festività che fanno, crisi o non crisi, da soporiferi.

Ma forse sono anche giorni di studio da parte di chi ha cambiato ruolo e da chi è nuovo del mestiere. Ricci, da buon geometra, starà studiando le carte lasciate dall’architetto.

Da parte sua, l’architetto, starà studiando le carte del geometra. Il nuovo assessore, da buon docente universitario, invece, starà realizzando un piano monnezza che non produca fattori di stress biotico e abiotico nell’ambiente urbano, con la conseguenza di componenti limitanti per l’organismo dei viterbesi. E questo è senz’altro un bene considerato quante limitazioni già ci sono!

Dovremo aspettare la Befana per sapere le novità?

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Talete. Mamma mia, ho detto una parolaccia?

Non si sa più come fare con questa faccenda dell’acqua. Sindaci che se ne fregano con riunioni saltate per le troppe assenze, soldi che vengono bloccati per l’energia elettrica, stipendi e tredicesime degli impiegati a rischio, ma che poi vengono trovati su un conto a parte (sconosciuto al fornitore di energia?), Bonori che forse vuole dare le dimissioni (Beppe t’ha fatto uno scherzo da prete, caro Stefano), arsenico che continua ad essere presente a livelli pericolosissimi, Zingaretti che vorrebbe dare tutto ad un privato, tariffe che aumenteranno per noi utenti. In compenso c’è il nuovo sito Internet di Talete che però non assorbe arsenico, ma solo corrente.

Visto il tutto, forse ho detto una parolaccia.

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A proposito di acqua vi voglio raccontare cosa mi è successo.

La settimana scorsa, mia moglie si è dovuta assentare per due giorni per motivi familiari e, di conseguenza, sono rimasto solo a gestire il tutto. Nessuna preoccupazione in quanto come “donno di casa” me la cavo. Dovete sapere che sono un incallito bevitore di caffè, a tutte le ore del giorno e della notte e mia moglie, normalmente, me lo predispone in modo che io lo abbia a portata di bocca. Soltanto che lei è precisa e pignola e non usa l’acqua del rubinetto. Io, al contrario, in maniera superficiale, al primo caffè che ho predisposto, non ho usato precauzioni.

Vi dico che pur da bevitore di caffè incallito, dopo il primo sorso ho dovuto buttare il tutto: era di uno schifo pazzesco; non c’era solo l’arsenico, ma senz’altro tante altre cose disgustose anche per un palato non sopraffino come il mio.

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Come tutti gli anni, quando arriva il Natale, arrivano le luci nella città per festeggiare l’arrivo di Gesù Bambino. Scusate, ho sbagliato: per aumentare il consumismo.

Ed allora ecco che a Viterbo sono apparse di nuovo le varie luminarie che, unitamente a quelle dei negozi apparse già a metà novembre, in maniera inoppugnabile ti fanno sentire un po’ più di gioia, nonostante i momenti tristi che viviamo.

Ma tutti a domandarsi: e l’albero a piazza del Comune? Ma poi eccolo anche l’albero, ancora spento, ma c’è con tanto di palle attaccate.

Molto probabilmente il nuovo assessore, l’architetto, ce lo presenterà in maniera diversa, forse sta studiando una illuminazione particolare, ma vedrete che l’albero, prima o poi, sarà pronto anche se forse spostato dall’abituale posizione per distinguersi dall’amministrazione precedente.

Mi raccomando, quando dopo la befana smontate l’albero, attenti alle palle; già ce ne sono troppe di rotte in città.

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Avevo già scritto queste poche righe quando, prima di mandarle, ho voluto aprire il sito del giornale per leggere le ultime notizie che, in genere, il nostro Direttore mette a tarda notte (sono le due circa). Volevo vedere se era opportuna o meno qualche altra sassata. Infatti ho trovato il numero speciale del Vocabolario impertinente di Aggì (bentornato) dove c’è un sollecito anche per me a scrivere sulla occupazione della scuola (poi sono diventate due vista quella del liceo linguistico).

Già scritto, caro Aggì, ma mi dai modo di aggiungere una cosa: se comandassi io sospenderei gli occupanti con la perdita dell’anno scolastico, così come se fossi uno dei genitori applicherei il metodo di mia madre Benedetta o come la chiamavano le mie figliole “nonna Tetta”, ovvero battipanni sul culo che, tra l’altro, andrebbe bene anche per quei quattro genitori che hanno risposto alla lettera della Dirigente scolastica.

Mi piace la discussione, mi vanno bene le richieste varie, acconsento ad un confronto democratico, ma nella casa di tutti non ammetto il proprio comodo di qualcuno, nemmeno se rappresenta la quasi totalità.

E, se permettete, la scuola è anche mia nonostante i miei 76 anni in quanto sono anche io a mantenerla attraverso le tasse che pago e la mia comproprietà non voglio che venga insozzata da degli incoscienti (per non dire di peggio, che, poi, sarebbe soltanto la verità).

Lutor

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