Viterbo RICORDI Era il 1943 per esigenze belliche il mio babbo volle trasferire la famiglia
di Bruno Matteacci
Oggi che abbiamo una gentile rappresentante femminile nello spazio e la vediamo volteggiare come una piuma a migliaia di chilometri dalla terra, può sembrare ridicolo o fuori luogo raccontare quanto sto facendo.
Era il 1943 per esigenze belliche il mio babbo volle trasferire la famiglia, anche se provvisoriamente, a Gubbio, nostra terra natia.
Fummo ospitati da parenti residenti nella collina chiamata Pisciano nei pressi di Mocaiana, che è una frazione comunale di Gubbio.
Una delle prime cose che risaltarono alla mia attenzione fu l'assenza di carri agricoli, per non dire assurdamente di trattori, perché quella zona era una collina e, al posto dei carri agricoli, usavano la "treggia" che, in poche parole, è una grossa slitta fatta artigianalmente dai contadini con due grossi tronchi di albero sui quali venivano fatti fori per mettere dei perni di legno che sostenevano alcune tavole messe orizzontalmente rispetto alla posizione dei due tronchi che venivano smussati, nella parte anteriore, per consentire una più agevole trazione da parte di due buoi che stando sotto il gioco tiravano il mezzo di trasporto di cose e persone.
Eravamo alla vigilia del Santo Natale del 1943, aveva nevicato e in quella zona non si parlava di centimetri di neve, ma di un metro abbondante. Mio zio mi invitò, in compagnia di mio cugino, ad andare a prendere il "ceppo di Natale".
Io annuii e accettai far loro compagnia anche perché non avevo mai fatto uso della treggia e non mi rendevo conto di che cosa fosse il ceppo di Natale.
Premetto che in quell'epoca in quella zona non esisteva l’illuminazione elettrica, l'unica possibilità di potersi vedere in faccia, durante la notte, era l'uso di uno strumento tipo macchinetta del caffè, chiamato acetilene a carburo o di qualche lumicino ad olio.
La mia curiosità ebbe breve durata perché giungemmo un uno spiazzo dove in terra era una grossa radice di quercia che al vederla lo zio disse: “Ecco il ceppo di Natale per quest'anno".
Capii allora cosa fosse il ceppo di Natale, in poche parole si trattava di un grosso ciocco di quercia che messo sul focolare teneva compagnia e riscaldava i presenti in attesa della mezzanotte per recarsi nella vicina chiesa per assistere alla nascita del Bambinello, sì, perché in Umbria si dice così.
Bruno Matteacci






















