Viterbo PENSIERI IN LIBERTA' Ebbene, miei cari lettori, ci siamo: tra poche ore sarà Natale
di Barbara Pasqualini

Questa santa festa, tanto attesa, alla quale ci prepariamo a lungo, è finalmente arrivata.

 

Presepe
(Foto di Enrico Pasqualini)

Tanti i pensieri che affollano le nostre menti: per chi di noi è credente, questa è una tappa fondamentale nel proprio percorso di fede; per chi non lo è, invece, forse sarà “strano” trovarsi coinvolto e travolto dal clima di festa che si respira ormai da settimane…

Certamente non si riesce a vivere queste giornate senza almeno essere in parte toccati dalla loro particolare aura di festiva santità, sospese tra il sacro e il profano, tra il serio e il faceto.

Qualunque sia il vostro credo, spero vi attendano giornate serene, da trascorrere con le persone amate; il mio modo di augurarvi tutto il bene possibile, è, al solito, chiacchierare un po’ con voi, e rendervi partecipi di qualche mio vecchio e prezioso ricordo legato a questa festa. Ma forse, il mio, non è solo desiderio di condivisione, ma anche una forma di “egoismo” buono: in questo modo posso eternare momenti che rischierebbero di rimanere, altrimenti, gelosamente serbati nel mio cuore!

I miei “S. Natali”, finché ho avuto la fortuna di avere la famiglia al completo e in buona salute, seguivano un preciso e atteso rituale.

L’atmosfera natalizia s’iniziava a respirare a scuola: dalla materna fino alle medie ho frequentato un istituto retto da suore, quindi la solennità era molto sentita, attesa e degnamente celebrata! Ci preparavamo scrupolosamente da un punto di vista religioso, ma non mancava anche qualche segno esteriore dell’imminente festa.

Ricordo con grande affetto l’aula addobbata con i nostri disegni e cartelloni, realizzati con amore ed entusiasmo, o magari, a volte, con qualche tenero pasticcio! Nei giorni antecedenti l’inizio delle vacanze eravamo impegnatissimi: studiavamo canti da intonare al cospetto dei nostri genitori, l’ultimo giorno di scuola, imparavamo a memoria poesie da declamare nella medesima circostanza e, infine, realizzavamo i famigerati “lavoretti”.

Si trattava di oggettini realizzati a mano da noi, con l’aiuto della nostra cara maestra, generalmente decorazioni natalizie, quali candelabri o quadretti in DAS (in quest’ultimo caso… quanti pasticci! La nostra insegnante aveva il suo bel lavoro per domare l’estro di noi “piccoli artisti” in libertà!). E poi le letterine… fissavamo i nostri buoni propositi nero su bianco, corredandole con disegni e adesivi vari.

Quello che maggiormente ricordo e che ora, mentre scrivo, mi stringe il cuore e mi fa versare una lacrimuccia, è la schiettezza e la genuinità del mio cuore di bimba, con la quale affidavo a Gesù bambino la mia preghiera più sincera per tutti i miei cari.

Inoltre, era un’immensa gioia poter esternare la letizia che accompagnava quei giorni con qualche tangibile manifestazione d’affetto. L’unico mio rimpianto è che, nel giorno in cui avveniva lo scambio di auguri con i genitori, non ho potuto sempre avere accanto il mio papà, perché all’epoca lavorava fuori Viterbo e gli era operativamente complicato esserci…

C’era comunque sempre la mia dolcissima mamma, che ha contribuito significativamente a rendere quei momenti indelebili nella mia mente! Ci scambiavamo gli auguri con i compagni e la maestra, in quella classe luminosa, affollata dai genitori, con i nostri canti che rompevano il consueto tran tran quotidiano, la confusione, l’euforia dell’ultimo dì di scuola e con quei pacchettini che esibivamo orgogliosamente, frutto del “nostro” (… non proprio solo “nostro”!) lavoro… Ci avviavamo così verso le vacanze natalizie, le più lunghe di tutto l’anno scolastico, tranne, ovviamente le estive, carichi di aspettative e… pure di famigerati compiti!!!

Anche in famiglia l’aria natalizia si respirava con qualche giorno di anticipo: ne rendevano testimonianza i simboli classici della festa, il presepio e l’albero di Natale, allestiti amorevolmente dai miei genitori con la mia giocosa collaborazione.

Il momento in cui veniva radunato il materiale necessario per la loro preparazione, mi dilettavo tantissimo a guardare, toccare, scegliere i personaggi del presepio, a fantasticare su come dovesse essere stato vivere nell’epoca in cui nacque Gesù, in quel mondo così lontano da noi, nello spazio e nel tempo… E poi, come non restare incantata dalle luci e dai colori sgargianti delle decorazioni del nostro abete natalizio?

Quando finalmente era completato, mi attardavo a guardarne le luci colorate che lampeggiavano, avvicendando colori diversi… piccole, grandi cose che impreziosivano dei momenti gioiosi, trascorsi nel calore rassicurante del nucleo famigliare.    

Pure nella mia famiglia vigeva la consuetudine dello scambio dei doni: per quel che riguardava i miei genitori e me, Babbo Natale era molto duttile e arrivava il primo giorno in cui tutti e tre eravamo a casa, liberi dalla scuola e dal lavoro.

In questo modo, potevo gustarmi pienamente i doni che ricevevo per tutto il periodo delle vacanze. Il mattino, alzandomi, trovavo sotto l’albero tanti bei pacchettini colorati. La mia mamma mi racconta con quale entusiasmo e amore papà e lei si recassero ad acquistarli e si dilettassero a confezionarli per me!

Io ne ero felicissima, li rigiravo tra le mani, cercando di intuirne il contenuto, li aprivo con cura, cercando di non strappare completamente quella carta che li avvolgeva, così bella, colorata e in tema natalizio… e poi, che gioia, che emozione, quando finalmente vedevo il contenuto! Non so ancora dirvi se fossero più belli e inebrianti quei momenti, l’attesa e il piacere di svelare la sorpresa, cioè il contenuto dei pacchi, o il successivo godere di ciò che avevo ricevuto, che si trattasse di giochi, abiti o quant’altro!

Con il resto della mia famiglia, nonni, zii e cuginetti, Babbo Natale era molto più tradizionalista e arrivava il pomeriggio del 24 dicembre o il giorno stesso di Natale, sempre nel salotto dei nonni paterni. Evidentemente… conosceva quell’indirizzo! A volte giungeva prima che noi potessimo incontrarlo… altre, si palesava ai nostri occhi, chiedendo a noi bambini di declamare una poesia, prima di consegnare i sospirati pacchetti.

A “prestare il volto” al simpatico vecchietto era mio zio, che si allontanava ad hoc con una scusa, ripresentandosi sotto mentite spoglie: impagabile fu l’anno in cui mio cugino, più piccolo di me e che quindi avrebbe dovuto credere nell’esistenza di Babbo Natale, vedendone le mani esclamò: <<Queste sono le mani di papà!>>, facendone fallire così la magistrale interpretazione! Erano momenti di chiassosa e allegra confusione!

La sera della vigilia trascorreva, generalmente, con i nonni, nel mio appartamento.

La mia mamma apparecchiava la tavola in modo impeccabile, con tanto amore: alla cena con le pietanze tradizionali, seguiva la consueta partita a tombola, in attesa di recarci alla Santa Messa, a mezzanotte. Personalmente mi piaceva tanto affondare le mani nel sacchetto e pescare i numeri, da declamare poi a gran voce, scrutare i miei cari intenti a cercare il numero sulle tabelle colorate che ciascuno aveva di fronte, vedere chi vinceva qualcosa… respirare un clima diverso, per una sera, di serenità e attesa di un evento bello, grande, importante per tutti noi: la celebrazione della nascita di Gesù.

Durante la Santa Messa, attendevo con trepidazione il momento in cui il sacerdote avrebbe scoperto Gesù bambino: allora contemplavo con rapimento la famiglia di Nazareth e lo straordinario mistero i quel bimbo venuto a salvare il mondo intero. Quando si faceva rientro a casa, provavo una pace interiore che le parole non possono tradurre ed esternare come vorrei!

I giorni successivi trascorrevano rapidi, secondo tradizione: il giorno di Natale, dai nonni paterni, con gli zii e i cuginetti, il giorno di Santo Stefano da quelli materni. All’immancabile tavolata con tante gustose prelibatezze natalizie, a Natale faceva seguito un tranquillo pomeriggio in famiglia. Nel tepore di casa, spesso ci intrattenevamo con giochi di società, vera gioia per noi piccini e momento di leggera evasione per gli adulti.

Era divertente vedere come tre generazioni a confronto potessero divertirsi insieme, davanti ad un così semplice diversivo! La nostra era una ricetta genuina di felicità, fatta d’amore: sullo sfondo, la casa dei nonni, con le sue consuete e rassicuranti decorazioni natalizie, l’alberello, le luci e gli odori che permeavano l’ambiente. E’ terribile per me pensare, oggi, che alcune delle persone che ho tanto amato non sono più qui… che il mio papà non è più qui.

A Santo Stefano, di solito, uscivo con i miei genitori e andavamo a visitare i presepi nelle varie chiese di Viterbo. Mi piaceva così tanto! Era un momento tutto “nostro”, un appuntamento annuale atteso, imperdibile, che mi scaldava il cuore. Mi perdevo a guardare tutte quelle ricostruzioni della natività in cui si vedeva l’avvicendarsi del giorno e della notte, in cui si palesavano personaggi affaccendati nei vari mestieri, in cui si udiva, persino, il ciabattino intento battere i chiodi con il martello, l’acqua scorrere, il gallo cantare…

Per me, erano piccoli capolavori e mi catapultavano in un mondo lontano lontano nel tempo e nello spazio. Quante volte mi sono chiesta come potesse essere davvero la vita, al tempo di Gesù. Che cosa provassero uomini e donne “comuni”, che sopportavano la dura fatica dei lavori più umili e pesanti per sopravvivere, quanto potesse essere stato difficile, per i contemporanei di Cristo, aprirgli il loro cuore, credergli, seguirlo, identificare in lui il “Messia”.

Ero piccolina, ma ero già piena di domande, come ora! Ed esattamente ora, come allora, m’incanto a guardare un presepio, in chiesa, e mi ritornano le stesse domande, pensieri ed emozioni. Solo vorrei voltarmi e vedere dietro di me entrambi i miei genitori che, insieme, continuano il loro viaggio attraverso la vita, vorrei ancora vedere quegli occhi spalancati con fiducia sul futuro, ma questo proprio non lo posso più avere…

Alcune persone chiamavano affettuosamente la mia famiglia “sacra famiglia” probabilmente perché eravamo tre persone unite in modo quasi inscindibile. Magari lo siamo ancora, ma in modo diverso. E a volte ciò che non è tangibile fa sentire prepotentemente la sua assenza. Perdonatemi, pensieri, tanti, affollano la mente… ve l’ho detto, d’altra parte: pensieri in libertà!

I ricordi dei giorni di festa sono tanti, tutti carichi del loro significato religioso e tutti corredati da un più laico senso di allegria e speranza, che pure fa bene al cuore!

Ogni anno le promesse, i sogni e le speranze per un domani migliore, a livello individuale e per il mondo intero, accompagnavano il Natale. Nel mio cuore di bimba, ero fermamente convinta che tutto ciò che era in fieri potesse accadere. Oggi, che sono un po’ più cresciuta e di anni ne ho trentaquattro, guardo ancora al futuro con speranza; a volte ne ho paura, ma Qualcuno mi ha insegnato ad andare avanti, credere, lottare, sempre.

E allora, senza voler scadere nella retorica, miei carissimi lettori, vi auguro la cosa per me più importante: tanta serenità con le persone che amate. Vi affido questi miei ricordi, semplici e modesti, ma per me preziosi, perché pieni dell’amore di cui vorrei lasciare testimonianza, vivissimo ieri come oggi. Sì, perché oggi cerco davvero, con la mia mamma, di preservare questo patrimonio affettivo, per noi e per chi non è più qui, almeno fisicamente. Vi abbraccio così, buon Natale a tutti!!!

Barbara Pasqualini

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