Viterbo OPINIONI La colpa è del nostro Direttore che ogni volta che riceve i tuoi pezzi, dovrebbe provvedere a correggere il titolo di Giornalista con quello più esatto di Pubblicista, se non addirittura eliminare i titoli
di Lutor (Luigi Torquati)
Il sindaco Leonardo Michelini
Prima dichiarazione di Michelini: “Mia moglie mi fa già il caffè con l’acqua del rubinetto”. Ottimamente, un qualcosa di buono che finalmente va in porto. Comunque, personalmente ho delle curiosità.
Vorrei sapere se l’acqua che arriva a Ponte di Cetti e quella che, ad esempio, arriva a Santa Barbara, proviene dalla stessa sorgente di quella che arriva a casa Michelini. Se non vado errato, sono più di una le sorgenti che servono Viterbo; occorre quindi più precisione nel comunicare la situazione Arsenico (e non solo).
Identico discorso per i paesi della Provincia, considerando che Zingaretti, a suo tempo, aveva dichiarato che l’intera provincia di Viterbo avrebbe avuto acqua senza arsenico. Anche per la provincia vale lo stesso discorso di Viterbo; ad esempio Vetralla, ha la stessa acqua di Tre Croci?
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Queste notizie, naturalmente, riguardano la Ausl che dovrebbe, appunto, specificare gli indici per le varie sorgenti con le relative zone servite. Dire Viterbo, Vetralla, Montefiascone, ecc. in maniera generica non basta.
D’altra parte, facendo sempre riferimento a quanto assicurato da Zingaretti, se l’intera provincia è risanata, basta un comunicato stampa complessivo; se sono rimaste poche le sorgenti da risanare, basta indicare quest’ultime assicurando il risanamento delle restanti (è un consiglio gratuito per risparmiarti un po’ di lavoro, caro Luca).
Sarebbe, infatti, più consolante che anche gli abitanti di altri paesi potessero gustare un caffè come Michelini.
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Seconda dichiarazione di Michelini: “A ricucire lo strappo con i facchini ci penso io”. Commissione per la scelta della Macchina di S. Rosa varata e, come stabilito dalla Giunta, niente rappresentanti dei facchini e della Curia.
Come la penso, l’ho già scritto in precedenza e ribadisco che, essendo una manifestazione anche religiosa, nella commissione ci doveva essere anche un rappresentante “qualificato” della Curia e altrettanto per i Facchini che ne hanno diritto, considerato che poi il “peso” del trasporto sarà sulle loro spalle.
A questo punto, sono curiosissimo di vedere con quale filo Michelini ricucirà lo strappo. Personalmente, penso che sarà molto difficile la cosa, così come credo che il Sindaco sia troppo facilone nel ritenere di risolvere tutto.
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Dalle varie dichiarazioni fatte nei mesi scorsi, i facchini hanno tutta l’intenzione di essere presenti la sera del 3 settembre; indubbiamente bravi, considerato che io (che non riesco ad essere buono) farei trasportare la macchina da un trattore o altro del genere, deludendo viterbesi e turisti e perdendo il riconoscimento UNESCO.
Per fortuna i facchini non hanno la mia stessa cattiveria e, soprattutto, amano S. Rosa più di Michelini e compagnia.
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C’è in discussione, nella competente Commissione, una proposta popolare per riportare il senso di circolazione in via Annio come è stato da sempre; l’ex assessore al ramo, il grande Ricci, si è subito dichiarato contrario, affermando che la decisione presa a suo tempo è soprattutto strumentale alla ZTL, considerato che il varco elettronico a via S.Lorenzo non permetterebbe di raggiungere via S. Pietro.
Non c’è niente da fare, Ricci non ha ancora capito che è il varco a via S. Lorenzo che non va messo, considerato che escluderebbe il raggiungimento di una zona troppo vasta, con negozi, abitazioni, ristoranti, pizzerie, bellezze turistiche di prima grandezza per le quali non basta il costruendo ascensore
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Al di là che non sono io a poter giudicare se Matteo Renzi ha fatto o no una brutta figura nei confronti di Peppe Sini, vorrei soltanto dire che quanto afferma Sini da sempre, sarebbe la cosa più bella per il mondo intero. Purtroppo la sua è soltanto utopia: non può esistere la smilitarizzazione, specialmente di un solo stato, considerato che dopo la nascita di Caino e Abele, nel mondo esistono più “Caini che Abeli”.
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E qui si collega il bellissimo articolo di Claudio Santella; se non lo avete letto, leggetelo, se l’avete già letto, rileggetelo. Ci sono tutte le verità del momento in cui viviamo:
Scrive, tra l’altro: “Se vogliamo che l’anno nuovo sia migliore dobbiamo rimboccarci le maniche e rendersi partecipi, con gli altri e nel rispetto degli altri, nella vita sociale attraverso un rapporto costante di interdipendenza: è necessario rispettare gli altri quali che siano, stimare ciascuno per il suo essere, sentirsi solidali con il mondo”.
In parole povere: finiamola di essere egoisti.
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E veniamo al dott. Pasquali.
Scusa, Agostino se mi sono permesso il titolo, però considerato l’argomento mi pareva quasi d’obbligo.
Debbo rimproverarti perché, con i tuoi scritti che non manco di leggere, mi hai costretto a visionare di nuovo quelli di Bracchi; avevo smesso e ne avevo specificato i motivi, ma ho dovuto fare marcia indietro per la curiosità che mi hai suscitato quando gli hai domandato se intendeva parlare o meno dei collaboratori de “La Citta”. Così come ho dovuto, di conseguenza, seguire tutta la polemica successiva.
Naturalmente, non ho potuto fare a meno di considerare la frase del Bracchi “….soffre di manie di persecuzione, come è già accaduto in passato a qualcuno di Sua conoscenza, al quale i miei articoli turbavano il sonno o facevano venire il mal di testa” come chiaramente riferita al sottoscritto (erano infatti questi, ma anche altri che poi dirò, i motivi per cui preferisco non aprire i suoi scritti) e, quindi, mi sento in diritto di intervenire anche perché un’altra frase mi dà l’impressione che nasconda il mio nome (ci vorrebbe più coraggio e parlare chiaro), ovvero “pur essendo Ella da qualche chicchessia stato istigato a rispondermi: non si faccia mal consigliare”.
Ti ho più volte ripetuto e consigliato che occorre qualche volta fare finta di niente e sorvolare su considerazioni troppo personali di chicchessia, compreso il Bracchi; anzi, a maggior ragione quando si trovano persone che pontificano in maniera assolutistica, prelevando citazioni e scritti solo della razza che fa più comodo. Ma tu hai voluto metterti in una polemica che non ha fatto altro che evidenziare, attraverso le sue risposte, l’arroganza e la presunzione del Bracchi. Te ne porto qualche esempio:
- Ella si sopravvaluta un po’ troppo……
- Cala, cala trinché…
- Ma, d’altro canto, non spetta alla SV Illustrissima, né ad altri o altre come Lei, insegnarmi o suggerirmi come devo scrivere o quello che scrivere.
- Che se poi questa mia chiarezza e sincerità sono motivo di scandalo o di fastidio, peggio per chi legge! La faccenda non mi riguarda
- La invito a non usare termini o espressioni che offendono o calunniano il mio decoro, la mia persona e la mia dignità di giornalista
- Ho ben altro da fare ed a cui pensare. E di molto più importante
Come vedi, caro Agostino, se tu avessi seguito i miei consigli, avresti evitato al Bracchi tutta questa pomposità facendo, tra l’altro, un’opera di carità cristiana che, specialmente nel periodo natalizio, sarebbe stata più opportuna.
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E naturalmente due parole al grande Bracchi (preciso che quando scrivo “grande” lo faccio sempre in tono ironico).
Caro Giuseppe, se hai qualcosa contro di me per la poca considerazione che ho dei tuoi scritti, sei libero di criticarmi in qualsiasi momento facendo però nome e cognome senza sottointesi di cui, tra l’altro, accusi gli altri; io accetto tutte le critiche e non minaccio di ricorrere alle “opportune sedi giudiziarie” che non cambiano, in questi casi, i giudizi degli uomini.
Ti conosco da quando sei nato, conoscevo tuo padre e tua madre, degnissime e simpatiche persone, con un solo difetto: non sono riusciti ad insegnarti in maniera completa (oppure sei proprio tosto) la modestia.
Conosco fin da bambina tua moglie, ho seguito i tuoi passi di apprendista sia in campo televisivo con l’amico Mario Cipolloni, che giornalistico, ho gioito, insieme al tuo zio acquisito don Angelo, per il tuo matrimonio, per la nascita dei tuoi figli, sono rimasto addoloratissimo per la morte di tuo suocero con il quale ho trascorso molto tempo e, anche se molto meno di prima, considerate le nostre diverse residenze, mi fa sempre piacere avere tue notizie.
Ma non sei solo tu che dici pane al pane e vino al vino, io lo faccio da sempre pagandone, qualche volta, le conseguenze; per questo mio modo di pensare ti ho detto chiaramente che non ti avrei più letto anche perché (ecco gli altri motivi di cui accennavo sopra) non mi piacciono le persone che si firmano con i propri titoli per acclarare maggiormente quanto affermano. In più devono essere titoli veri, esatti: non sei giornalista, sei pubblicista come lo sono io e tanti altri che non ci vantiamo di essere colleghi di Vespa, di Onder o di Spallanzani da te citato.
Torno a ripeterti e non, questa volta, con parole mie, ma citando ciò che è fissato da sempre: “La legge italiana distingue l'attività del giornalista pubblicista da quella del giornalista professionista: il pubblicista svolge l'attività giornalistica pur esercitando altre professioni o impieghi, mentre il giornalista professionista esercita in modo esclusivo e continuativo la professione di giornalista". Inoltre: “Secondo l'ordinamento giuridico italiano, il giornalista pubblicista appartiene a una categoria professionale «atipica»”.
E ancora; “La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 256 del 2 aprile 1971, ha definito con precisione la differenza tra "giornalista professionista" e "giornalista pubblicista": il primo è un operatore a tempo pieno del mondo dell'informazione, mentre il giornalista pubblicista, pur svolgendo attività continuativa e retribuita, è un operatore non professionale a tempo parziale (cioè svolge un'altra professione come attività principale)”.
Precisato quanto sopra, c’è da aggiungere che noi non siamo retribuiti per scrivere qualcosa, esprimiamo soltanto le nostre idee, condivisibili o meno.
Quando scrivi “..., peggio per chi legge! La faccenda non mi riguarda” ti pare di avere rispetto per il giornale e per i suoi lettori? Se non ti riguarda a che pro scrivere? Se scrivi tanto per rileggerti, tanto vale che ti fai delle belle pagine sul tuo computer e le apri ogni volta che ti va di “autolodarti”.
Ma la colpa non è solo tua, è anche del nostro Direttore che ogni volta che riceve i tuoi pezzi, dovrebbe provvedere a correggere il titolo di Giornalista con quello più esatto di Pubblicista, se non addirittura eliminare i titoli.
Ciao caro Peppe, quando vuoi sono a tua disposizione, basta soltanto che avverti quando vieni a Viterbo e mi farà piacere incontrarti e spiegarti meglio quello che penso.
Lutor
Caro Luigi, io non so se Giuseppe Bracchi è giornalista pubblicista o giornalista professionista, differenza c'è è vero, ma non cambia nulla in merito agli articoli che mi invia.
Anche io quando mi presento dico "giornalista" e non "pubblicista" e tanto meno "giornalista pubblicista". Non si usa e non lo fa nessuno dei giornalisti che conosco.
Non sento neppure dire dai professionisti, sono "giornalista professionista", dicono semplicemente "giornalista". Si fa per pratica, poi se vuoi, controlla la nostra tessera che ci dà l'Ordine, sulla copertina è inciso "Ordine nazionale dei giornalisti", all'interno leggo ancora "Galeotti Mauro è iscritto nell'Albo dei Giornalisti dal 5-5-1986 elenco pubblicisti".
Quindi è l'Ordine che mi dà prima il titolo di "giornalista", poi dichiara che sono iscritto nell'elenco dei "pubblicisti", ne deduco che posso essere definito giornalista.
Perché quindi non accettare da Bracchi "giornalista".
E' come se io modificassi il tuo pseudonimo Lutor, col quale ti firmi, per mettere Luigi Torquati, ma non lo faccio, non mi compete, per rispetto della tua scelta, della tua volontà, della tua personalità e quindi non vedo perché chi si presenta con i suoi titoli io debba toglierli.
Al vescovo scriviamo "Eccellenza", al cardinale "Eminenza", al papa "Santità", ai parlamentari "Onorevole" ed ancora "Maestà", "Altezza", sono appellativi onorifici dei quali francamente non ne vedo l'utilità e pongono gli individui in differenti gradini, chi più su, chi più giù.
Questi appellativi in effetti andrebbero aboliti, un uomo, una donna valgono per quello che sono e non per quello che rappresentano o vogliono rappresentare. (m.g)






















