Viterbo SENTIMENTO E FANTASIA Nel frattempo è passato Natale, è arrivato l’anno nuovo e Giulio ha ritrovato la sua tranquillità
di Agostino G. Pasquali

Inizia da: Giulio e Valeria, la storia continua n° 1: Pizze capricciose
San Martino al Cimino
Mentre guida verso Viterbo, Giulio rimugina i fatti e si chiede che cosa possa essere questa ‘Organizzazione’ e chi può aver materialmente appiccato quei fuochi. Certo uno del posto, o uno che conosce San Martino. E qui gli vengono parecchi sospetti.
Potrebbe essere Giacomo? Giacomo conosce bene la zona dove ci sono stati gli incendi, perché Giacomo fa lavoretti di manutenzione non solo per lui, ma anche in altre villette, anche da Alfio, per esempio. Giacomo conosce anche i cani da guardia, ai quali dà cibo e carezze. Ma perché Giacomo dovrebbe essere l’incendiario? E’ sempre stato una persona fidata. Ma potrebbe essere stato costretto dall’ ‘Organizzazione’? Vai a sapere che cosa si nasconde nelle persone, delle quali noi conosciamo sempre pochissimo.
E Valeria? Nella faccenda potrebbe entrarci Valeria? Lei conosce San Martino, proprio lui le ha fatto vedere il borgo, e ha probabilmente un risentimento nei confronti di Giulio che l’ha illusa e poi tradita. Ma no! Non ce la vede proprio Valeria immischiata in un’organizzazione criminale.
E Alfio? Il suo racconto gli sembra ora poco convincente. Ha detto di essersi svegliato per l’odore del fumo e la luce delle fiamme. Come poteva sentire subito l’odore di fumo e vedere le fiamme? In questa stagione non si dorme mica con le finestre aperte.
Giulio arriva in mattinata a San Martino e passa a trovare il vicino Alfio.
All’inizio Alfio nega di essere stato contattato dall’‘Organizzazione’, ma si capisce che non dice la verità e poi ha anche un gran desiderio di aprirsi con qualcuno. Alla fine esclama:
“Sì, sì, io ho già pagato. Mi lasci tranquillo. Lei va in questura? Peggio per lei… non sottovaluti la minaccia… ormai ho pagato e ho solo da perdere a dar fastidio a quelli.”
L’altro danneggiato, Rossi… (di cognome, Rossi… e poi? Boh…), quello della bella villa in fondo alla strada, non c’è. E’ partito misteriosamente senza avvisare nessuno. Strana coincidenza, strana e anche sospetta.
Giulio è stanco di pensare, di arrovellarsi. Dice a se stesso: “Smettila, Giulio, di fare l’investigatore come nei romanzi gialli. Quella è solo letteratura e le chiacchiere servono ad allungare la storia, a creare tanti sospetti e a mettere fuori strada il lettore, ottenendo così l’effetto che il meno sospettato sembri il colpevole. Se no, come ci potrebbe essere la sorpresa finale?”
* * *
In questura l’ispettore Ferrando riceve Giulio come un vecchio amico, chiacchierano qualche minuto dimenticando quasi il motivo dell’incontro. Poi Ferrando si fa raccontare tutto minutamente e, facendo domande ben calibrate, induce Giulio a ricordare e dire fatti e circostanze che aveva trascurato nei suoi ragionamenti. Alla fine Ferrando trae qualche conclusione:
“Dunque, signor Giulio…”
Nei rapporti che hanno avuto nel B&B i due si sono sempre dati del ‘lei’ chiamandosi “signor Giulio” e “signor Ferrando”. E’ un sistema che Giulio ha adottato per offrire familiarità (il suo nome proprio) e rispetto (cognome dell’ospite), e sempre con il ‘signor’ a precedere.
“Dunque, signor Giulio, io escluderei che ci sia un’organizzazione criminale. Formalmente è una estorsione, ma sembra pensata più che altro da un truffatore che vuole fregare un po’ di denaro, che non intende fare, e non è in grado di fare, un gran danno, se non quello che ha già fatto con i focherelli. L’importo richiesto è modesto, meno di cento euro al mese. E poi è riscosso anticipatamente per un anno. Probabilmente se lei paga, non vedrà più nessuno. Ovviamente io le consiglio di non pagare. Ma andiamo avanti. La prima ricerca da fare è con i nomi, cominciamo dal Canusu Elio . Che età potrebbe avere? Con l’età restringiamo l’ambito di ricerca…”
“Direi 45 – 50 anni.”
L’ispettore inserisce i dati nel computer, ma la risposta è negativa. O il Canusu è incensurato oppure il nome è falso. Probabilmente è falso.
“Proviamo con i nomi delle persone che lei sospetta, mi ha detto …”
“Ostrellini Giacomo, circa 70 anni”
“Negativo.”
“Vicennino Alfio, sui 60, forse un po’ di più.”
“Negativo.”
“Sensini Valeria. Ma no! Assurdo, non ci posso pensare…”
“Perché? Sapesse quante volte il meno sospettato è proprio il colpevole. Dunque l’età?”
“Circa 70.”
“Ce ne sono due di Sensini Valeria. Allora dobbiamo andare dalla ‘Scientifica’ che troverà le foto nei suoi archivi riservati. Andiamo.”
Al pensiero che Valeria possa essere una pregiudicata, Giulio sente una morsa che gli stringe il cuore, ma accompagna l’ispettore negli uffici della scientifica.
Ecco le foto. Le guarda prima con timore, poi con sollievo: non c’è la minima somiglianza con la sua Valeria. Giulio torna a respirare normalmente.
Resta il proprietario della villa grande che sta in fondo alla strada, ma Giulio ne conosce solo il cognome ‘Rossi’. Figurarsi quanti Rossi ci sono! Chiederà ad Alfio, ammesso che Alfio lo sappia.
Ma ora che delusione! Delusione per Ferrando che non ha potuto aiutare l’amico, e per Giulio che vede inutili tutti i suoi tentativi.
Lo specialista della ‘Scientifica’, al quale l’Ispettore Ferrando ha illustrato il caso, suggerisce:
“Ma se il signor Giulio ha visto un delinquente, l’estorsore, ne conosce il nome, ma il nome non risulta perché è falso, si può fare qualche prova con nomi analoghi. Molti delinquenti, specie i truffatori, modificano i nomi adottandone altri simili, cambiando una lettera, anagrammando. Fatemi provare. Dunque il cognome Canusu potrebbe essere: Camusu, Sanuco, Casunu, Camussu, Camusso (ah! come la sindacalista) e simili… Il nome Elio potrebbe essere : Elìa, Elìas, Eliseo… non credo altri.”
Lo specialista inserisce le combinazioni, una dopo l’altra, con rapidità e metodo, ed ecco, alla combinazione Camusso Elia, arriva la risposta positiva. Richiede al computer la foto e Giulio ha un sobbalzo: vede i caratteristici occhi inclinati a / \ , come il presidente Hollande, il resto è un po’ diverso, ma è lui, sicuramente.
“Ora vediamo un po’ chi è costui, con chi lei ha a che fare. Vediamo… si tratta di : Camusso Elìa, nato a Milano il 24.3.1967, precedenti per truffa. E’ un imbroglioncello da quattro soldi, mai violento. E’ coniugato con Bonsciàr Daniela, sua complice nelle truf…”
“Co… con chi?... è sposato?” interrompe Giulio.
“Non azzardo la pronuncia giusta, potrebbe essere un nome francese, le faccio lo spelling: B/O/N/C/H/A/R/D Daniela…ma, che le succede, si sente male?”
Giulio è sbiancato in volto, ha lo sguardo appannato, sente un ronzio nelle orecchie. E’ un attimo, poi si riprende. Il colorito torna normale e spiega:
“Quella Daniela, io la conosco! Accidenti se la conosco!... Puttana! Aveva ragione Valeria… e io, imbecille, mi sono fatto abbindolare come un coglione. Scusatemi le parolacce…”
* * *
Giulio sta tornando a Roma in auto, ha inserito nell’autoradio un CD dell’orchestra di Ray Conniff e ascolta ‘On the sunny side of the street’ e gli sembra veramente che la strada sia piena di sole, anche se in realtà il cielo è velato. Felice e leggero come un uccello liberato dalla gabbia ripensa a quanto gli è accaduto e alterna fasi di allegria, fasi di risentimento e fasi di malinconia.
Allegria - Che bello non avere più l’incubo dell’estorsione.
Risentimento - Però quella puttanella m’ha fregato bene, m’ha pure drogato quella sera, ed era lei l’incendiaria, di sicuro almeno per il terzo incendio!
Malinconia - Però Daniela mi fa pena, almeno un po’. Che brutta vita sta facendo! E pensare che se fosse stata sincera sarei stato disposto a prenderla come compagna… per un po’ di tempo, s’intende.
E’ ora di chiamare Valeria. Giulio sente il bisogno di sfogarsi, di parlare con qualcuno che lo capisca, che non lo disprezzi (anche se un po’ di disprezzo sa di meritarlo). Chi meglio di Valeria?
(Con il vivavoce bluetooth) : “Pronto? Valeria? Sono Giulio…”
Risposta con tono un po’ risentito :“Senti un po’ chi parla. Dove sei stato? all’altro mondo? No, scusami… sono cattiva… mi fa piacere risentirti, però dipende anche da quello che mi vuoi dire…”
“Sì! In un certo senso hai ragione : sono stato in un altro mondo, in un incubo… poi ti racconto. Vuoi venire con me a cena? … Si? ... Alle otto precise sarò sotto casa tua. Voglio festeggiare con te.”
“Festeggiare? che cosa?”
“Lo saprai.”
* * *
Non racconto quello che Giulio dice a Valeria durante la cena, perché sarebbe la cronaca di quello che è successo e noi sappiamo già tutto. Per amore di verità devo precisare che Giulio attenua le sue colpe e i suoi errori ed esalta invece, ma solo un pochino, la sua parte attiva nello smascherare quei furfanti. Non è forse umano credersi un po’eroi, almeno per un giorno, e recitare quindi la parte dell’eroe?
E’ invece da rilevare che a fine cena Giulio impugna solennemente la flûte del prosecco per un brindisi:
“Valeria cara, avevi ragione tu, sono tornato e mi auguro che non mi porterai rancore. Sono commosso dalla tua comprensione. E’ la prova che mi vuoi bene e pure io, ora lo capisco, te ne voglio.
Vorrei proporti di trasferirci tutti e due a San Martino. Che ne dici di riaprire insieme, tu ed io, il B&B?”
Ma quante cose, giuste e sbagliate, strane e meravigliose, induce a dire e a fare quel vecchio pazzo sentimento!
FINE
Agostino G. Pasquali






















