Viterbo CRONACA E’ una religione che non ha conosciuto né si è mai confrontata col libero pensiero dell’uomo: anzi diffida del pensiero dell’uomo
di Giuseppe Bracchi

Anche papa Francesco sotto le matite di Charlie Hebdo, e allora, vogliamo fare una rivoluzione?
La morte è entrata in Europa. Ha colpito la Francia, che per eccellenza si è sempre ritenuta alfiere dell’uguaglianza, della fraternità e della libertà.
Ancora prima Nazione, che insieme ad altre Nazioni dell’Europa, ha conosciuto il Rinascimento, la Riforma, la Controriforma, l’Illuminismo, con tutto ciò che, in fatto di apertura di idee, di pensiero, di mode, usi e costumi, così come aperture verso mondi sconosciuti, questi periodi della storia degli uomini hanno comportato e portato con sé, come germe e fermento di novità ed al tempo stesso di inquietudine.
Charlie Hebdo è un po’ figlio di tutti questi suoi antenati. E’ per dirla con Elisabeth Marie Ganne “uno specchio in cui si riflette già il profilo del nostro spirito contemporaneo, sospinto dallo stesso fervore, dalla stessa curiosità sempre più ardita alla ricerca di orizzonti mai raggiunti prima e di un sapere che non tollera confini..”.
Sulle basi gettate dalla filosofia greca (in particolare Socrate, Platone ed Aristotele) e dal diritto romano, il Cristianesimo ha impiantato le sue radici donando all’Europa quella potente immagine di civiltà, di libertà e di rispetto per ogni uomo e per ogni donna, che oggi altrettanto fieramente e potentemente rivendica di fronte alla violenza ed alla intolleranza di chi genera morte e distruzione.
Oggi una nuova religione monoteista sta sempre di più mettendo radici in Europa. A parole dice di amare ed onorare Dio. Cinque volte al giorno i suoi figli pregano rivolti verso la città santa della Mecca. Hanno il Corano come libro sacro: increato e disceso dal cielo, scritto col dito di Dio.
Novantanove sono i bei nomi di Allah, grande e misericordioso. Vivono come gli altri uomini, in grandi o piccole città o nei quartieri, ma dagli altri – gli infedeli - si tengono ben distanti, per non contaminare la loro purezza ed il loro sentirsi predestinati alla salvezza eterna. Tengono nascoste le loro donne come fossero merce pregiata, da pagare a caro prezzo per soddisfare la loro libidine. E mal tollerano che l’amore superi i confini stabiliti per loro da Allah, per mezzo del suo profeta Maometto.
E’ una religione che non ha conosciuto né si è mai confrontata col libero pensiero dell’uomo: anzi diffida del pensiero dell’uomo, della ragione chiamata ad obbedire ciecamente senza interpretare. E’ un monoteismo assoluto, monadico, che pervade ogni manifestazione della vita dell’uomo: politica, sociale, economica, ludica, affettiva, dove la comunità – la umma – prevale sempre sulla persona singola ed i suoi diritti.
E’ il Corano l’unica Legge dello Stato islamico, ogni altra legge deve esserne specchio fedele. Una legge che segue i musulmani dovunque si trovino, perché lo stato o la nazione di appartenenza vengono dopo il loro essere islamici. E’ una religione che ha una visione della storia, dell’uomo e del mondo profondamente manichea, tanto da dividere la terra i due: dar al islam e dar al harb: terra dei musulmani e terra degli infedeli, da conquistare, all’occorrenza, con la jihad, con la guerra santa, perché l’unico, vero Dio è Allah e Maometto il suo profeta.
E’ una religione che non conosce la fragile creaturalità dell’uomo, non conosce il peccato originale, né quel libero arbitrio e libertà di ciascun uomo, che Dio stesso rispetta sia che si volga al bene sia che si volga al male. No. La umma ha ed è una sola Legge, che un Deus absconditus ha loro dato, ritraendosi poi dalla storia di tutti e di ciascuno, lasciando, sotto un cielo vuoto, gli uomini battersi e morire con la disperazione nel cuore.
Questa religione è l’Islam, una religione che oggi anche in Europa reclama il suo spazio e la sua dimensione pubblica. E spesso, a prescindere dalla responsabilità dei singoli, mostra anche il suo volto violento ed omicida.
Alcuni anni or sono, un collega giornalista che porta il nome di Magdi Cristiano Allam mise in guardia l’Europa e denunciò l’untuosa ipocrisia che si nascondeva, soprattutto, dietro alle primavere arabe, sobillate e guidate da quei Fratelli Musulmani che volevano il Corano e la Sharia come uniche leggi degli stati islamici.
Venne messo sotto processo dall’Ordine dei Giornalisti per lo psicoreato di natura Orwelliana detto “Islamofobia” (sic!). Oggi quegli stessi censori, colpiti al cuore della loro stessa libertà di pensiero e di opinione, gridano indignati e con voce roboante alla minaccia dell’integralismo islamico. Bentornati sulla terra, ipocriti!!
Giuseppe Bracchi






















