Viterbo CRONACA Il finanziamento di 200 mila euro alla rete delle macchine a spalla non riavvicina Comune e Sodalizio. Lunedì 26 Gennaio si proclama il bozzetto vincente della nuova Macchina di Santa Rosa, ma il Sodalizio non ci sarà
di Tiziana Mancinelli

 

Massimo Mecarini, presidente del Sodalizio dei Facchini di santa Rosa

In questo caso si potrebbe dire: una parola vale più di cento fatti.

E alcune frasi pronunciate durante i consigli comunali, che si sono tenuti per approvare la procedura di selezione della nuova Macchina di santa Rosa, da parte di alcuni componenti della maggioranza, hanno letteralmente demolito quel rapporto di collaborazione e vicinanza che, tra alti e bassi, ha da sempre unito l’istituzione comunale al Sodalizio nel rinnovo della tradizione del Trasporto.

“Non è la festa dei facchini, ma di Santa Rosa”: è stato un po’ il concetto e l’affermazione che è rimbalzata sui banchi della maggioranza in questi ultimi mesi, fendendo l’aria come taglienti schiaffi a una realtà che, è innegabile, costituisce un tassello fondamentale del Trasporto.

Forse, se il Comune negli anni invece di parlare, avesse messo in piedi un organismo in grado di organizzare questo evento come merita per l’importanza che ha nella nostra storia, e ora anche per il palcoscenico internazionale sul quale l’ha catapultato il riconoscimento Unesco, dove abbiamo già dato ampia prova di inadeguatezza, incompetenza e dilettantismo, senza riuscire nemmeno a garantire una ripresa televisiva, oggi quella frase “non è la festa dei facchini” potrebbe, il condizionale è d’obbligo, essere pronunciata con qualche ipotetico titolo. Ma così non è.

Il Sodalizio oltre a “fornire” gli uomini che rischiano personalmente la loro vita in un Trasporto che, nonostante oramai abbia un protocollo di sicurezza consolidato, ha sempre dei margini di imprevedibilità, si sono fatti carico nel tempo di altre iniziative collaterali che hanno ampliato la partecipazione della cittadinanza all’evento, prolungandone e amplificandone la risonanza oltre la serata del 3 settembre, facendo sì che la tradizione imperniasse sempre più a fondo il tessuto sociale locale.

Se per assurdo, oggi, i facchini decidessero di “scioperare”, la nuova Macchina di santa Rosa, che sarà proclamata lunedì dalla commissione dalla quale è stato escluso il Sodalizio, resterebbe in quel virtuale museo aperto nel parco delle idee dei nostri amministratori, ma mai nei fatti.

Idee: tante, forse troppe per esserne realizzata almeno qualcuna.

Per quel patto d’amore che i facchini rinnovano ogni anno da secoli verso la Santa bambina, icona di viterbesità, siamo certi che ciò non avverrà, ma per gli amministratori comunali ricucire il rapporto con il Sodalizio sarà più difficile che fare di corsa la salita di santa Rosa verso il Santuario, tappa finale del Trasporto che i facchini compiono tenendosi per mano tutti insieme e tirando tutti nella stessa direzione.

Giorni fa è arrivato da Giuseppe Fioroni l’annuncio trionfalistico del finanziamento di duecento mila euro concesso dal ministero per i Beni Culturali e Turismo alle quattro città che fanno parte della Rete delle macchine a spalla, insieme all’invito rivolto a Michelini di dare un segno di responsabilità e di distensione verso il Sodalizio, nell’illusione che la questione si potesse risolvere con una pacca sulla spalla.

Errore.

Per uomini abituati ad avere il coltello tra i denti, quando stringono la mandibola intorno al cordone del ciuffo che li protegge dal peso della Macchina sulle loro spalle, quello stesso peso che danno ai valori di fede, forza e volontà, che parlano anche di dignità e onore, le parole valgono più di cento fatti. Ecco perché i duecento milioni di euro, senza le parole di scusa verso il Sodalizio, non serviranno a riannodare i fili di uno strappo senza precedenti nella storia viterbese.

“Chi ha offeso il Sodalizio, dovrà venire in assemblea a chiedere scusa ai facchini”, tuona categorico il presidente Massimo Mecarini, per niente smosso nella sua posizione dall’annuncio del sostegno economico alla rete delle macchine a spalla.

Riguardo alla questione che ha innescato l’irreparabile rottura tra Comune e Sodalizio, cioè l’esclusione di quest’ultimo dalla commissione giudicatrice della nuova Macchina, Mecarini resta fermo nelle sue convinzioni, condivise, evidentemente da tutta la grande famiglia dei cavalieri di santa Rosa: “Hanno detto che noi siamo degli incompetenti - dice Mecarini - e loro su cosa sono competenti?”, riferendosi probabilmente alle magre speranze lasciate alla cittadinanza da quasi due anni d’inconcludenza dell’amministrazione Michelini sui risultati che vedremo al termine dei cinque anni di mandato.

“Non credo che i piloti di Formula Uno - prosegue Mecarini - si mettano alla guida di una macchina senza averla visionata.

L’atteggiamento del Comune e le dichiarazioni di alcuni consiglieri di maggioranza hanno offeso tutti i facchini.

Prima di parlare di riavvicinamento, chi ha detto quelle parole, deve portare personalmente le proprie scuse ai facchini durante la nostra assemblea”. Perché, per chi onora un patto di fede e di amore con la propria vita in cambio di nulla, una parola, appunto, vale più di cento fatti e, in questo caso, anche di duecento mila euro.

Intanto il Sodalizio ha annunciato che non prenderà parte né all’apertura delle buste che si terrà lunedì 26 gennaio per la proclamazione del disegno vincitore, né alla presentazione della nuova Macchina.

Troppo facile restare in silenzio durante tutta la procedura di selezione del progetto vincitore, rinchiusi nelle stanze dei bottoni, e ora che tutto è stato deciso, riaprire i canali del dialogo con il Sodalizio, che ora la Macchina la deve portare.

E la profezia dell’assessore Giacomo Barelli: “Tranquilli non metteremo le ruote alla Macchina di santa Rosa”, continua ad aleggiare come un bizzarro spettro.

Tiziana Mancinelli

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