Viterbo RIFLESSIONI A nominare il Presidente della Repubblica (si badi bene: a nominare e non ad eleggere) è stato il Presidente Renzi, attraverso una sorta di ultimatum degno del miglior duce d’Italia
di Giuseppe Bracchi

Se una questione fondamentale, a mio avviso, ha fatto emergere l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, questa è la necessità che al più presto si metta mano alla riforma istituzionale ed in primis della Carta costituzionale, che ormai in più parti sembra essere disattesa se non, addirittura caduta in desuetudine.
Fatti salvi ovviamente i principi fondamentali della Costituzione, ormai è entrato nel linguaggio comune della politica e dell’opinione pubblica la necessità di dar corpo e concretezza a quelle riforme che con le sue incertezze ed i suoi dilemmi si trascinano ormai da vecchia data: governo del Presidente, Sindaco d’Italia, Repubblica presidenziale, semipresidenziale, Camera dei deputati difforme da quella del Senato della repubblica e via discorrendo.
In particolare non sarà certamente sfuggito anche al più superficiale degli osservatori che l’elezione del dodicesimo Presidente della Repubblica è avvenuta in modo, non dico contrario alla Costituzione, perché direi una abnormità, ma sicuramente difforme ed inconsueto. L’art. 83 Cost. recita infatti: “Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri”.
Fin qui nulla da eccepire, almeno formalmente. Ma, per l’appunto, solo formalmente! Giacché a nominare il Presidente della Repubblica (si badi bene: a nominare e non ad eleggere) è stato il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, attraverso una sorta di ultimatum degno del miglior duce d’Italia. In buona sostanza, le streghe son tornate! E’ tornata la Balena bianca e con essa il peggior metodo di Governo, degno anch’esso della peggiore Prima repubblica.
Ora non c’è da essere un provetto costituzionalista o un fine giurista alla Rodotà, per comprendere che l’elezione di questo dodicesimo presidente della Repubblica è avvenuta al di fuori di ogni scelta e dibattito Parlamentare, quale sede naturale dell’elezione presidenziale, non fosse altro perché il Parlamento è espressione diretta della sovranità popolare, tanto osannata e sbandierata ai quattro venti dai nostri maitre a penser della politica nostrana, quanto dai medesimi poco rispettata e tenuta in considerazione nei momenti topici della vita repubblicana. Insomma ci troviamo difronte ad un Parlamento sempre più esautorato dalle sue funzioni e con una sovranità resa sempre più monca dal balletto dei Decreti legislativi e dai ricatti della fiducia dei vari Governi, Renzi non escluso.
E a questo punto, ecco allora emergere l’altra incongruenza, quella richiamata dall’art. 87 primo comma della Cost.: “Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale”. La nomina di Sergio Mattarella ha soddisfatto solo la prima parte di questo dettato costituzionale.
Per quanto riguarda invece la seconda parte del medesimo dettato, il dodicesimo Presidente della Repubblica rappresenta l’unità interna del Partito democratico, più che l’unità nazionale (al riguardo, gli allievi di Dossetti e La Pira festeggiano a buon diritto!). E la situazione politica italiana lo testimonia continuamente ogni giorno e ad ogni piè sospinto. Colpa anche di un centro destra inesistente e sconquassato da lotte intestine e privo di personalità di spicco, oltre che di un serio progetto culturale e politico.
E proprio a tal cagione, ne vedremo delle belle nella partita politica che proprio il centro destra dovrò sostenere contro la formazione allenata dal duo Renzi – Mattarella. Fatte le debite proporzioni, vale ora per il centro destra quanto il povero Bettino Craxi scriveva nelle sue memorie da Hammamet nei confronti di Silvio Berlusconi: “Il teatro della politica è una specie di Carnevale triste. Le maschere non si contano. I balletti si intrecciano con i balletti. I tenori si fanno avanti a gomitate e gli insulti sostituiscono le canzoni”.
E’ ora che nel centro destra ci si renda conto che per governare una nazione o esserne corresponsabili propulsori dai banchi dell’opposizione, serve, per dirla con don Luigi Sturzo, una buona cultura. Altro che piccoli interessi personali o di bottega!
Dice Renzi: ora con Mattarella le riforme viaggeranno più spedite. Anche quelle istituzionali? Staremo a vedere. Così come staremo a vedere, ma ne dubito, quale contributo il centro destra e gli altri sapranno apportare alle riforme medesime.
Ma un fatto è certo: le riforme cardini dello Stato, della sua tenuta politica e del suo Governo o saranno fatte insieme e da tutti condivise oppure non saranno riforme. Con tutto ciò che ne consegue per la tenuta stessa della democrazia e della crescita economica e sociale del Paese.
Giuseppe Bracchi






















