Viterbo CRONACA Allora viene da chiedersi: ”Chi è che ha abbandonato qui rifiuti”? 

 

Albert Einstein

MULTE PER RIFIUTI ABBANDONATI – Leggiamo su un giornale locale che l’amministrazione comunale comminerà una multa di svariate migliaia di euro a chi “abbandona i rifiuti solidi” per la strada.

Lo stesso quotidiano riporta una fotografia dove accanto a due secchioni colmi di immondizia giacciono ammucchiati diversi sacchetti di plastica pieni anch’essi di immondizia.

Allora viene da chiedersi: ”Chi è che ha abbandonato qui rifiuti”? 

I cittadini che hanno “conferito” i rifiuti accanto ai cassonetti colà posti appositamente per la raccolta dei rifiuti stessi e trovati colmi, o chi è preposto alla loro raccolta e non provvede?


E allora la multa a chi va comminata? A chi conferisce i rifiuti nei luoghi a ciò predisposti o a chi non li raccoglie pur essendo a ciò preposto, “abbandonandoli” là dove si trovano, anziché portarli via come da contratto?

ART. 54 DELLA COSTITUZIONE -   Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la costituzione e le leggi.
I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.
 
ANCORA SUI RIFIUTI – Del resto “abbandonare” significa anche lasciare, non portare via qualcosa dal luogo in cui si trova …. Orbene, o quei rifiuti sono, come tali, “res nullius”, cioè cose di nessuno, ed allora debbono essere portate alla discarica, o sono “res derelictae”, cioè cose abbandonate, ma non con l’intenzione di privarsene, da chi ne aveva la disponibilità, ed allora debbono essere portate, da chi li rinviene, al Sindaco, conservati da questi per un anno, e riconsegnati al  proprietario che eventualmente ne faccia richiesta. Comunque non vanno lasciati là dove si trovano.
Ci chiediamo, ancora, perché non provvede in tal senso chi, andando a raccogliere i rifiuti, rinviene anche quelle “res derelictae”?

ART. 54 DELLA COSTITUZIONE -   Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la costituzione e le leggi.
I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

LA DOMANDA SORGE SPONTANEA – Ci chiediamo ancora: “L’amministrazione comunale da chi farà comminare le relative sanzioni a chi “abbandonerà” i rifiuti per strada? Dai Vigili Urbani? O, come si chiamano oggi, dalla Polizia Locale? Ma se di dette unità di personale non si vede in giro nemmeno l’ombra neppure a pagarla oro! Si rivolgerà l’amministrazione alle altre forze dell’ordine? Ci piacerebbe saperlo.

ART. 54 DELLA COSTITUZIONE - Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la costituzione e le leggi.
I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

CHE COSA CURIOSA – Che cosa curiosa questo art. 54 della Costituzione! Ci appare davanti ad ogni pie’ sospinto. Si ficca dappertutto, dappertutto meno che nella testa di chi dovrebbe osservarlo! Ma che cosa curiosa!

PARLIAMO D’ALTRO – Parliamo d’altro che è meglio. Paliamo di cose futili. Nelle nostre ultime "Baccaionate" ci eravamo permessi di far notare una imprecisione nella quale era incorso l'autore di un articolo apparso su questo stesso giornale.

Il medesimo autore, infatti, aveva definito "tela" quella meravigliosa pala d'altare di Sebastiano del Piombo che risponde al nome di "La Pietà" la quale, com'è noto, è dipinta su solide tavole saldamente assemblate tra loro.

Ritenevamo l'affermazione una mera distrazione, e come tale l'avevamo definita nella nostra "reproba" senza nessun accenno polemico,senza nessun secondo fine, tantomeno senza quello di recare offesa alcuna.

Purtroppo non è stato così: l'autore dell'articolo, chissà perché, non l'ha presa bene ed ha replicato andando oltre le righe, sia nella forma che nel contenuto, affermando anche che non avevamo capito il concetto di ciò che voleva sottolineare.

Che dire? Ci scusiamo per la nostra temerarietà prendendo in prestito due versi di Dante: "O dignitosa coscienza netta, come t'è picciol fallo amaro morso".

E qui chiudiamo.

ALBERTO, ALBERTO, CARO COLLEGA! -  Chi è Alberto? Vi chiederete. Orbene Alberto altri non è, nella fattispecie, che Albert Einstein. E perché collega? Che c'entra? Vi chiederete ancora.

C'entra, c'entra: ecco il perché. Ad un giovane scienziato che desiderava dimostrargli una sua teoria, Einstein, dopo averlo invitato a scrivere sulla lavagna la teoria medesima, ad un certo punto gli disse: Vada piano, per favore, a scrivere alla lavagna, perché sono lento a capire...".
 
Siccome anche noi siamo lenti a capire, abbiamo chiamato Einstein ..."Caro collega".
Tutto qua.

Baccaione

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