Viterbo STORIA Ad Agnesotti si è spesso rivolto l’ente turistico da cui dipendevo per forniture di ufficio e di materiale promozionale
di Vincenzo Ceniti

 

Via Principessa Margherita, oggi Via Matteotti, nel 1932 (Foto F.lli Sorrini)

Tra le più “storiche” della città di Viterbo, inizia l’attività nel 1872 come Magazzino di carta e buste da lettere.

In pochi anni si trasforma in Tipografia e dopo l’ultima guerra in Casa Editrice.
Ricca la produzione di volumi d’arte a livello nazionale.

Ho sempre subito il fascino delle tipografie che frequentavo anche fino a tarda notte quando dirigevo l’Ente provinciale per il Turismo di Viterbo, sempre alle prese con bozze e impaginati di opuscoli, depliants, bollettini, riviste, libri, manuali, manifesti ed altro.

Alcuni di questi santuari della carta stampata, quelli più storici, saprei distinguerli ad occhi chiusi, solo dall’odore acre della carta inchiostrata che esalava nei capannoni, infuocati d’estate e gelati d’inverno. E saprei distinguerli dal  rumore incessante delle macchine; ognuna distinta da  un lamento diverso.

Via Principessa Margherita, oggi Via Matteotti, nel 1932 (Foto F.lli Sorrini)

Ben altre atmosfere si respiravano negli ambienti ovattati della composizione, oggi attrezzati con computer, scanner e fotocopie superveloci. Una volta quel lavoro era affidato alle mani esperte di chi manovrava la linotype con righe di piombo o di chi sul banco di lavoro metteva insieme i caratteri mobili, tenuti a bada da fili di spago.

Negli anni Settanta la grande rivoluzione dell’offset avrebbe modificato e semplificato tutto. Un ufficio più raccolto e meno chiassoso fungeva da direzione e luogo appartato per la correzione delle bozze. In altri ambienti, dove agiva soprattutto personale femminile, si provvedeva alla confezione del prodotto finito, operazione svolta prevalentemente a mano, semmai con l’aiuto di piccoli macchinari per la piegatura, il rifilo, la legatura ecc.

Mi intrattengo, per quel poco che ricordo e che ho letto, sulla tipografia Agnesotti di Viterbo tra le eredi più “nobili” di quell’arte che nel Settecento aveva avuto tra i “campioni”– come annota Attilio Carosi - Domenico Antonio Zenti e successivamente, nell’Ottocento, la tipografia dell’Accademia degli Ardenti e quella di Rocco Monarchi e Camillo Tosoni.

Ad Agnesotti si è spesso rivolto l’ente turistico da cui dipendevo per forniture di ufficio e di materiale promozionale, come il primo manifesto a colori della “Macchina di Santa Rosa” nel 1969  e molti numeri della rivista “Tuscia”.

In una vecchia fattura datata 20 maggio 1876 e destinata al Regio Istituto Tecnico di Viterbo, è riportata l’intestazione della ditta di allora “Magazzino di carta e buste da lettere di Giuseppe Agnesotti”, che aveva un negozio a Viterbo in  corso Vittorio Emanuele 112. Se i numeri civici non sono stati cambiati, il locale dovrebbe essere stato quello accanto all’attuale Ottica Sorrini. Si vendevano articoli di cancelleria e per disegno e si facevano biglietti di visita istantanei con sistema  “perfezionato”. Ed ancora. Il  Magazzino era commissionario, libraio e con rappresentanze diverse.

Quella fattura riportava gli articoli forniti: carta  protocollo forte, risme “mezzanelle”, carta protocollo rigata forte,  carta da Stato rigata, carta reale rigata, righe, fermacarte, boccette di inchiostro rosso, portapenne con “caccia penne”, etichette mezzane e grandi, almanacchi per un totale di lire  26,90. In calce alla fattura c’erano anche i “visti” del preside dell’Istituto e del sindaco ff.

Il Magazzino Agnesotti era però in attività già da qualche anno, probabilmente dal 1872 come mi è stato riferito dall’attuale titolare della tipografia Bruno Pierro.

Cartolina commerciale dello Stabilimento tipografico Giuseppe Agnesotti negli anni '20 del 900 (Archivio Mauro Galeotti)

Siamo nella Viterbo di fine Ottocento, ben diversa da quella attuale, attraversata in quegli anni da una grande euforia per la realizzazione della linea ferroviaria Viterbo-Attigliano (inaugurata nel 1886) che nel 1888 consigliò l’impresario Luigi Grandori, padre del mitico don Alceste, a costruire in piazza della Rocca il Grand Hotel delle Terme che non avrebbe avuto, però,  gli esiti sperati. Ed era la Viterbo di due giganti della Chiesa: Mario Fani, uno dei fondatori dell’Azione Cattolica, e il Cardinale Pietro La Fontaine.

Ma torniamo a noi. In un’altra fattura del 20 Ottobre 1885 intestata stavolta “Tipografia Agnesotti” (evidente il salto di qualità) si riscontra che la nuova sede e al n° 4 di via Principessa Margherita (oggi via Matteotti) nel vano pianoterra del palazzo Bussi-Belli demolito nel 1938 (come mi ha precisato lo storico viterbese Noris Angeli), per far posto al nuovo edificio dell’Ina. Nella fattura, indirizzata ad un ignoto onorevole, si parla di una fornitura di 1330 certificati elettorali per un totale di lire 16,20. In quegli anni la tipografia si distinse per la produzione di carte da gioco “viterbesi”.

Andiamo avanti.

Dopo Giuseppe Agnesotti, l’azienda passò nelle mani dei figli Giulio ed Enrico, che la tennero fino ai primi decenni del Novecento. Giulio morirà nel 1942.  Secondo fonti attendibili, lavoravano in tipografia, mediamente negli anni, una ventina di persone. Tra loro si sono fatti apprezzare per professionalità e affidabilità i capo-operai Giuseppe Petroselli, padre di Luigi l’ex sindaco di Roma, e Azelio Marini.

Col passare del tempo l’azienda si affermò sempre di più non solo nel Viterbese, ma anche a livello nazionale. Nel 1922 stampò il volume in cui erano raccolte le dispense sulle lezioni di cultura religiosa tenute da don Alceste, parroco di S. Leonardo a Viterbo, ai giovani del Circolo Cattolico. Due anni dopo fu la volta di un album, sempre curato dall’intraprendente parroco, sulla “Vita di Gesù narrata ai bambini”.

Va ricordato che nel 1925 don Alceste avrebbe avviato una tipografia parrocchiale tutta sua, additata come esempio “illuminato” di attività sociale ed economica a favore dei giovani.

Intorno al 1927 (data è approssimata per mancanza di fonti), una decina di anni prima della  demolizione del palazzo di via Principessa Margherita del 1938, l’azienda si spostò in piazza del Collegio (oggi piazza Mario Fani) dove resterà fino all’ultimo trasferimento nei primi anni Ottanta nell’attuale stabilimento sulla strada Tuscanese.

Come testimoniato da una vecchia foto datata 1932 dei fratelli Sorrini, il vano occupato dalla tipografia al numero 4 di via Principessa Margherita venne in seguito destinato ad una bottega di ramaio.

Gli anni del primo dopoguerra furono i più fecondi, grazie anche alla direzione di Franco Pierro che nel 1940 sposò Rosa, una delle figlie di Giulio Agnesotti. La tipografia si trasformò in casa editrice.

Da ricordare la produzione di testi scolastici (libri, mappamondi diari ecc.) con 16 rappresentanze in tutta Italia, materiali per la Sacra Rota e per il Vaticano come i Breviari del Papa, fiore all’occhiello per quei tempi.

Va anche detto della stampa delle schede elettorali e di una serie infinita di libri d’arte a livello nazionale. Con Bruno Pierro, figlio di Franco, l’azienda prosegue nella sua attività imprenditoriale con il costante rinnovo dei macchinari e con risultati apprezzati ovunque.    

Numerosi i premi e gli attestati di benemerenza rilasciati sia a livello locale che nazionale, a testimonianza del prezioso contributo offerto dalla Tipografia Agnesotti alla crescita culturale, sociale ed economica della città Viterbo.

L’articolo è stato pubblicato ne “La Loggetta” n°101/2014

Vincenzo Ceniti

 Nelle foto di  Sorrini (Viterbo) due scorci di via Principessa Margherita a Viterbo nel  1932. Al n° 4 , già sede della Tipografia Agnesotti, si apre in quell’anno la bottega di un ramaio.

Lo stabilimento ha chiuso l'attività nel 2014

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