Viterbo CRONACA Non esiste qualcosa che si chiama Islam Buono ed Islam Cattivo

 

Pare che i nostri governanti comincino a preoccuparsi dopo le minacce rivolte dall'ISIS verso l'Italia.

Sempre con notevole ritardo, ovviamente! Eppure fra i pochi ed isolati saggi che ci avevano messo in guardia, non v'era chi non avesse già dato i dovuti avvertimenti.

Ricordate Oriana Fallaci? “L'Islam moderato è un'altra invenzione.

Un'altra illusione fabbricata dall'ipocrisia, dalla furberia, dalla quislingheria o dalla Realpolitik di chi mente sapendo di mentire. L'Islam moderato non esiste. E non esiste perché non esiste qualcosa che si chiama Islam Buono ed Islam Cattivo. Esiste l'Islam e basta. E l'Islam è il Corano. Nient'altro che il Corano. E il Corano è il Mein Kampf di una religione che ha sempre mirato ad eliminare gli altri”.

Ricordate il comandante Massoud ed i suoi accorati appelli a non dimenticare l'Afghanistan? “Non dimenticateci come avete già fatto in passato. Il nemico dell'Afghanistan è anche il vostro nemico. Come il Daish in Irak che è contro l'umanità ed un giorno vi arriverà in casa”.

Ricordate Magni Cristiano Allam, che per averci parlato della sua esperienza personale dell'Islam fu accusato di islamofobia (risus teneatis!!) da quattro personaggi in cerca di autore?

“E' da musulmano moderato che ho preso atto che l'Islam non è una religione moderata nel momento in cui coloro che mi hanno condannato a morte e minacciato ripetutamente, l'hanno fatto invocando dei versetti coranici ed evocando i detti e gli atti di Maometto”.

La lista dei ricordi, nel corso della storia passata e presente, potrebbe allungarsi ancora: da Giovanni Damasceno a San Teofane, da San Pietro il Venerabile, a San Francesco d'Assisi, da San Tommaso d'Aquino a Dante Alighieri, da San Manuele II Palelologo a Martin Lutero, da Montesquieu a Schopenhauer, da Alexis de Tocqueville a San Giovanni Bosco, da San Pio X a sir Wiston Churchill, da San Giovanni XXIII a San Giovanni Paolo II per terminare con la già citata Oriana Fallaci.

Quanti ricordi, ormai sbiaditi o passati in cavalleria! Anche sotto la spinta e l'emotività di quelle illusorie primavere arabe, subito trasformatesi in gelidi inverni. Quanta esaltazione nella macabra danza inscenata intorno al cadavere di Gheddafi.

Ma chi sono i salvatori venuti dopo di lui? Davanti a noi scorrono le immagini di quei prigionieri in ginocchio ed accanto il suo boia pronto ad usare il coltello in nome di Allah e del suo profeta. Follia? Fanatismo? Parole che non danno l'esatta percezione del pericolo, o quanto meno appaiono inappropriate.

Ida Magli, da esperta antropologa qual è, ha commentato da par suo il terribile scenario: “L'assoluta ritualità dello scenario che ti è stato presentato in video al momento delle uccisioni, è proprio ciò che l'ha reso terribilmente macabro, insopportabile ai nostri occhi: la veste apposita della vittima, l'inginocchiamento, la frontalità rispetto a coloro per i quali viene sacrificata, la presenza incombente del sacrificatore, sono tutti segni e simboli costitutivi del rito. Noi però siamo da lungo tempo disabituati al linguaggio del Sacro e alla sua potenza, per cui ne siamo stati colpiti senza comprenderla.

“Barbarie! Delirio di fanatici!”, hanno esclamato concordemente i commentatori non riuscendo a credere, dato il tono minore che le religioni hanno ormai assunto negli accadimenti della storia, che all'improvviso si rivelino attori di una guerra spietata proprio dei “credenti”, dei fedeli di Allah o di qualsiasi altro Dio. (…) C'è un fattore in più però nella religione di Maometto che domina su tutti gli altri imprimendogli un'inesauribile vitalità: bisogna combattere per la vittoria di Allah.

E' l'ordine che Maometto ha dato fin dall'inizio e che ha garantito e garantisce tutt'oggi l'espansione dell'Islamismo: combatti e vincerai. Il termine “combattere” è uno dei più frequenti nel testo del Corano: islam e battaglia vittoriosa sono la stessa cosa perché è Dio stesso che combatte quando i suoi fedeli combattono”

Ora sta a noi ed, in primis, ai nostri governanti scegliere. Anzi, saper scegliere, in nome della libertà, del diritto alla vita ed alla sicurezza dei cittadini e di tutti coloro che vivono sul territorio della Repubblica. Tempi eccezionali meritano progetti e tempistiche eccezionali, non il vuoto chiacchiericcio al quale abbiamo assistito fino ad oggi.

Non sirene ammaliatrici come il multiculturalismo, il cui fallimento dalla Svezia alla Danimarca, dall'Olanda alla Francia è sotto gli occhi di tutti. Va bene il dialogo. Ben vengano le trattative, come suggeriva ai suoi comandanti, uno dei generali più famosi e celebri della storia romana ed autore del De Bello Gallico, Giulio Cesare.

Ma consapevoli al tempo stesso che l'Islam non è un errore contro la cultura come Croce (e con lui tanti anime belle della sinistra italiana, comunisti compresi) credevano ed hanno creduto del nazismo e del fascismo. Consapevoli che l'Islam non è e non sarà neppure una parentesi destinata a tramontare sulla via delle magnifiche sorti e progressive dell'umanità (occhio piuttosto anche il “quieto” ribollir dei Balcani!!), come si credeva all'alba degli anni trenta difronte al sorgere del nazismo.

Prima ci renderemo conto dei nostri errori, prima impareremo a conoscere e ad interpretare, come ci ricorda Ida Magli, “astuzie e sottigliezze che adombrino per ogni problema almeno dieci soluzioni; mentalità che del resto si rispecchia chiaramente nel Corano”, meglio sapremo fronteggiare e combattere omicidi e violenze.

Giuseppe Bracchi

 

 

 

 

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