Mauro Galeotti

La carrozza appartenuta al Comune, restaurata nel 1997, era conservata al di là delle due colonne della Sala della Madonna della Quercia nel Palazzo dei priori.

Per anni era rimasta abbandonata e dimenticata, lo ricordo bene perché l’ho vista rivoltata su un lato, nel magazzino-garage del Comune, in Via della Pescheria, a destra di chi guarda la Chiesa di santa Maria della Salute.

Agli inizi del secolo scorso era custodita, assieme ad altre due berline, nella sconsacrata Chiesa di sant’Agostino, che veniva impiegata in quel tempo come magazzino dei cereali.

Il conte Cesare Pocci, gonfaloniere dal 1844 al 1845, fece acquistare al Comune le carrozze per maggiore rappresentatività nelle cerimonie importanti e vi impegnò una spesa di 1600 scudi.

Il 22 Dicembre 1852 Settimio Monachesi ricevette un compenso di scudi 30.05 per i «restauri fatti alle tre carrozze Nobili di questo Ecc(ellentissi)mo Comune, cioè arrotate, stuccate, ritinte, e dorate in vari luoghi e dato infine la vernice coppale a tutti tre».

Nel 1864 venne redatta una «Nota di spese incontrate dal sottoscritto Maestro di Casa del Comune Vincenzo Bordoni per il restauro delle carrozze [tre in tutto] dell’Eccellentissimo Municipio».

In quell’occasione vennero spesi 83,10 scudi e furono incaricati: Francesco Leandri, per la fornitura della coppale inglese; Settimio Monachesi, nella qualità di verniciaro; Pietro Garbini, doratore; il pittore Gaetano Spadini, per alcuni ritocchi ai leoni, simbolo del Comune dipinti sugli sportelli, e «per piccoli lavori di Ferracocchio» tale Cappuccini.

In verità trovo che il Comune aveva già in uso una carrozza, riparata dal fabbro Domenico Schiena il 12 Ottobre 1798, che era di Giovanni Giacomo Belli «da lui data in servizio del commandante di Piazza per il suo viaggio in Roma d’ordine della Municipalità».

Notizia delle carrozze si ha anche da Gaetano Coretini che, nel 1774, descrivendo i rubboni indossati dai Conservatori, di damasco per l’Estate e di velluto per l’Inverno, ricorda che quest’ultimi «quando vanno in forma pubblica marciano con due, e nelle funzioni più ragguardevoli con tre carrozze, con fiocchi alle teste de’ cavalli, preceduti sempre da uno de’ loro famigli con ombrelletta, e serviti da numerosa corte consistente in otto cappe nere, otto staffieri e quattro trombetti […] ed in tali occasioni da una cappa nera si porta una gran mazza di argento dorato con sopra un lione coronato avente sotto la destra branca il globo quadripartito colle quattro lettere F.A.V.L.».

La Carrozza dei Priori ha una storia affascinante ma, purtroppo, un presente decisamente meno glorioso e piuttosto tormentato.

Ecco le tappe della sua storia e la sua attuale, discussa collocazione.

La carrozza risale al XVIII secolo (Settecento) e ha un'origine nobile: fu donata dai Governatori di Roma ai magistrati di Viterbo, i Priori, appunto.

Per oltre due secoli è stata il simbolo visivo del potere e dell'orgoglio cittadino.

Le uscite solenni. Veniva utilizzata esclusivamente per le grandi occasioni istituzionali e per le sfilate delle massime autorità comunali. Le sue uscite erano dei veri e propri eventi pubblici, preceduti da squilli di tromba, trombettieri e staffieri in alta uniforme.

Vettura per ospiti illustri. Oltre ai Priori e ai sindaci dell'epoca, la carrozza è stata impiegata nel tempo per accogliere e trasportare personaggi di spicco e alte cariche in visita ufficiale alla Città dei Papi.

Negli ultimi decenni, finita l'epoca delle sfilate istituzionali, la gestione della carrozza è diventata un vero rompicapo per le varie amministrazioni comunali, trasformandola in una sorta di "esiliata di lusso”.

A Palazzo dei Priori (1997 - 2014): Nel 1997 la carrozza venne posizionata nella splendida Sala della Madonna della Quercia, al piano nobile del Palazzo dei Priori (il Comune). Ci rimase per 17 anni, ma la sua presenza fu spesso criticata dagli storici dell'arte, che la consideravano un elemento estraneo e "un pugno nell'occhio" rispetto agli affreschi rinascimentali della sala.

Nel 2014 l'amministrazione decise di rimuoverla dalla sala. Si parlò persino di cederla al Museo delle Carrozze di Piacenza per valorizzarla, ma la proposta scatenò forti polemiche politiche a livello locale e non se ne fece nulla. Finì così in un deposito comunale.

Al Teatro Unione dal 2018 al 2024. Nel 2018 si trovò una nuova casa: il foyer del restaurato Teatro Unione di Viterbo. Sembrava una sistemazione ideale ed elegante per cittadini e turisti.

La carrozza è tornata tristemente all'interno del deposito municipale, il magazzino del Comune.

La vettura è stata rimossa dal Teatro Unione a causa di stringenti prescrizioni di sicurezza sollevate dai Vigili del Fuoco, che ne impedivano la permanenza nel foyer. L'amministrazione comunale ha espresso la volontà di trovare una sistemazione definitiva adeguata, era stato fatto anche un tentativo, non andato a buon fine, per ospitarla a Villa Lante a Bagnaia, o di affidarla a un circuito museale qualificato che possa restaurare le parti scrostate dal tempo e valorizzarla come merita.

Al momento, però, rimane custodita al chiuso, lontano dagli occhi del pubblico.

Il deposito in cui è stata nuovamente ricoverata la Carrozza dei Priori è il magazzino/silos comunale di Viterbo, situato nella zona artigianale e industriale della città.

Nello specifico si trova lungo la Strada Tuscanese, in località Monterazzano (alle porte di Viterbo, in direzione Tuscania).

Si tratta di un grande complesso di capannoni prefabbricati di proprietà municipale utilizzato come centro logistico per stoccare materiali edilizi, segnaletica, arredi urbani e beni dismessi.

Questo luogo ha anche un legame molto forte con le tradizioni cittadine, la struttura, spesso definita anche "il silos", è infatti lo stesso identico magazzino in cui il Comune custodisce storicamente i pezzi smontati e i reperti delle vecchie Macchine di Santa Rosa degli anni passati.

Proprio per via della natura del posto – un grande hangar industriale che, per quanto riparato, risente inevitabilmente di polvere e sbalzi termici – la collocazione della settecentesca carrozza in questo magazzino è al centro di forti e continue polemiche da parte dei viterbesi, che chiedono per il mezzo d'epoca un restauro approfondito e una destinazione museale dignitosa.

Ma mi chiedo, che fine hanno fatto i due fermaruote o zeppe che aveva realizzato il bravo Guido Urbani caratterizzate da un cavallo?

 

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

chi è on line

Abbiamo 752 visitatori online

 

 I libri

di Mauro Galeotti

 

Cartonato - pag. 246 - euro 25,00
in esaurimento, per l'acquisto
scrivere alla email spvit@tin.it

Cartonato - pag. 808, a colori
da euro 120,00 a euro 80,00
in esaurimento, per l'acquisto
scrivere alla email spvit@tin.it