Viterbo SENTIMENTO E FANTASIA L’anziano pensionato, tranquillo e abituato a vivere solo con i suoi hobby
di Agostino G. Pasquali
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Da alcuni giorni, da quando ha incontrato casualmente Valeria, che non vedeva da cinquant’anni circa, Giulio sta vivendo una nuova vita.
Giulio aveva rinunciato, da quando è vedovo, ad avere una vita di coppia, ma ora sta iniziando un nuovo rapporto con una donna.
L’anziano pensionato, tranquillo e abituato a vivere solo con i suoi hobby: televisione, lettura, faidaté, ora si sente più vivo, ma ha pure la vaga sensazione di cacciarsi nei guai, quanto meno di essere in procinto di cadere in una trappola e di venir messo in gabbia.
Valeria è simpatica, non gli crea nessun problema, ma Giulio ha l’impressione di non essere lui a condurre il gioco, ma di essere condotto e, se pure il gioco in fondo è piacevole, anzi piacevolissimo, anche da un lato erotico che credeva di aver chiuso, Giulio si sente un ingenuo e teme di essere vittima di un furbo disegno di Valeria.
In fondo - riflette Giulio - nella sua vita è stato sempre manovrato da una donna. Da bambino è stata la madre, ma questo era normale in una società antica nella quale il padre lavorava e la madre di norma faceva la casalinga e si occupava dei figli. A scuola prima la maestra e, più tardi, le professoresse (gli insegnanti maschi erano rari). Poi da giovane i primi approcci con le coetanee che, sempre più sveglie dei maschi, giocavano a farli ‘innamorare’, ma era solo infatuare, però qualche volta, più astutamente, manovravano per accalappiare un possibile futuro marito.
Giulio ha avuto la conferma di una sua teoria ‘che siano le donne a comandare nella vita di coppia’, e la conferma gliela ha data la sua esperienza di gestore di un ‘bed-and-breakfast’. Infatti era quasi sempre una donna a prenotare, a scegliere la camera, a decidere i programmi della giornata e pure a saldare il conto… ma con il portafogli dell’uomo. E i mariti, o fidanzati, o compagni ubbidivano e pure volentieri.
Dunque comandano le donne, anche quando l’uomo è autoritario, anche quando è violento, perché i violenti prevalgono solo momentaneamente, appunto con un atto di violenza: vincono piccole battaglie, ma pèrdono la guerra. A ben guardare le violenze sulle donne, anche il femminicidio, sono spesse volte una reazione dell’uomo che non riesce ad imporsi alla donna, ma non accetta di essere subordinato; non avendo buone armi logiche o psicologiche, ricorre all’unica cosa in cui è quasi sempre superiore: la violenza fisica.
Giulio ritiene che questa ‘femminocrazia’ sia una regola che, come tutte le regole, ammette le eccezioni, e anche tante. Ma è cosciente che lui non è un’eccezione.
* * *
Alla prima occasione di vivere in autonomia, quando vinse un concorso pubblico e venne destinato alla sede di Viterbo, conobbe Valeria, coetanea, collega d’ufficio, ma già fidanzata. Valeria lo scelse, lo adescò - è il caso di dirlo- come amico, e lo tenne in un equilibrio instabile tra l’illusione di una simpatia, che poteva evolvere in qualcosa di più sentimentale, e una pura e cameratesca amicizia.
Quando Valeria ottenne il trasferimento per Roma e scomparve dal suo orizzonte, Giulio si cercò una compagna. A quel tempo ciò voleva dire semplicemente : matrimonio. Conobbe Luisa, la trovò simpatica, cominciò a frequentarla. Mai in privato, non si usava, ma solo a casa di amici dove si ballava col 45 giri, sotto la sorveglianza discreta di un anziano, che stava in un’altra stanza, ma con la porta aperta. Se l’anziano era tollerante permetteva qualche sgarro, tipo un ballo lento a luci spente, in penombra, ma niente di più. Al terzo incontro lei gli chiese bruscamente:
“Ma tu che vuoi da me? Che cerchi?”
“Mi sei simpatica, ti voglio conoscere, potresti… diventare… mia moglie…”
“Questo mi sta bene. Mosconi attorno non ne voglio. Stasera parlo con i miei e, se loro sono d’accordo, domenica sei a pranzo da noi”.
Così Giulio si trovò fidanzato e, nel giro di un anno, sposato e radicato a Viterbo.
Fu un buon matrimonio. Giulio e Luisa si volevano bene, non c’erano mai grossi problemi di convivenza. Qualche piccolo litigio, come di norma. In caso di una brutta litigata, ma avveniva di rado, Luisa piangeva, aveva le lacrime sempre pronte, e Giulio allora si struggeva per il rimorso, si prendeva tutte le colpe e la consolava.
A Giulio capitò l’opportunità di lavorare per qualche anno in giro per l’Italia. Era una buona occasione di carriera e doveva decidere se accettare, ma accettando doveva restare lontano dalla famiglia, rientrando solo per qualche weekend. Giulio era incerto perché doveva affrontare disagi e assumersi responsabilità pesanti. E naturalmente fu Luisa che, lieta di avere un marito un po’importante, lo indusse a decidere per l’accettazione. Come? Cominciò a dargli il tormento per ogni stupidaggine, fu scontrosa e litigiosa, tanto da fargli pensare che un po’ di tempo lontano da casa poteva far bene a tutti e due. Appena Giulio ebbe accettato la proposta, Luisa tornò ad essere una cara e dolce mogliettina.
Lontano da casa gli capitarono occasioni di fare scappatelle, c’era spesso qualche impiegata che, per ingraziarsi il capo, gli si offriva anche molto apertamente, ma rifiutò sempre, perché sapeva per tragiche esperienze di colleghi, che la moglie sarebbe stata subito informata.
Capitò che una giovane dattilografa di nome Daniela (Giulio non ne ricorda il cognome) ‘pendesse’ proprio per Giulio e glielo facesse capire apertamente. Era un sentimento vero o solo un prosaico e basso interesse di ‘lavorarsi’ il capo? e chi lo sa? Le donne sono piuttosto complicate e sanno benissimo come gestire due sentimenti che sembrerebbero incompatibili.
Avvenne che un giorno la dattilografa Daniela gli portò un documento che doveva trascrivere a macchina, ma non capiva certe parole manoscritte. Per farsele chiarire girò dietro la poltrona di Giulio, si chinò in avanti e gli appoggio il seno, che aveva sodo ed elastico, sulla spalla. Giulio sentì ribollire il sangue e arrossì visibilmente. Daniela maliziosamente gli si strofinò addosso un po’ di più. Tutto finì lì, ma Daniela scioccamente riferì la cosa ad un’amica con la raccomandazione : “Però non lo dire a nessuno!” Infatti la settimana successiva arrivò a Luisa un lettera anonima che malignava…
Giulio e Luisa ne parlarono e ci risero su.
Ognuno di noi ha un diavoletto, nascosto nel subcosciente, dove normalmente sta in letargo. Se uno è una brava persona il diavoletto è un ‘buon diavoletto’, ma sempre diavolo è, e se si sveglia suggerisce qualche diavoleria, cioè qualche malizia.
Il diavoletto di Luisa fu svegliato da quella lettera e indusse Luisa a procurarsi una piccola vendetta. Un sabato, al rientro di Giulio per il weekend, Luisa gli riferì che il giorno prima stava in giardino in costume da bagno, su una sdraio, per abbronzarsi . Era l’inizio dell’estate. Dal giardino accanto, si era affacciato sul muro di divisione, per salutare e fare due chiacchiere, un vicino niente male. Su suggerimento del diavoletto Luisa raccontò il fatto a Giulio:
“Sai? il vicino Alfio, quello che somiglia a Franco Nero. Bello, no? Chiacchierava del più e del meno con me e intanto mi guardava significativamente le tette e il culo.”
“Ma che mi racconti per farmi ingelosire? Come è possibile guardare tette e culo di una sdraiata? Non stanno mica dalla stessa parte?”
“No. Ma quando ho visto che mi guardava le tette, mi sono girata e allora…”
Trent’anni passarono così. Poi Luisa si ammalò di una brutta malattia, quella peggiore che possa capitare. Due anni di sofferenze, di interventi, di cure inutili, di ricoveri e dimissioni, fino alla fine. Il peggio per Giulio fu che Luisa non seppe mai che male aveva (il loro medico disse: “E’ un rifiuto. Lei non lo vuol sapere”) e Giulio fu costretto a viverle accanto aiutandola, confortandola, illudendola con una serie interminabile di bugie. Vicina alla fine Luisa capì e le ultime parole che disse a Giulio furono: “Sei stato un gran bugiardo!” Pianse e non parlo più.
Dopo questa terribile esperienza Giulio giurò a se stesso di non legarsi mai più con una donna per non rischiare un’altra sofferenza simile o, peggio ancora, per non far soffrire, ammalandosi lui,
l’altra persona, la sua compagna.
* * *
Ora Giulio si chiede che cosa gli stia succedendo con Valeria. E’ vero amore? Ma alla loro età sarebbe un po’ ridicolo. Un ritorno di fiamma di quel sentimento che provarono da giovani? Romantico, ma improbabile.
Oppure è Valeria che astutamente vuol catturare un buon partito? Perché Giulio ‘è’ un buon partito. Con le donne non si sa mai. Non è notorio che sono più furbe del diavolo?
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Agostino G. Pasquali






















