Viterbo SENTIMENTO E FANTASIA  Nel frattempo è passato Natale, è arrivato l’anno nuovo e Giulio ha ritrovato la sua tranquillità
di Agostino G. Pasquali

 

Inizia da: Giulio e Valeria, la storia continua n° 1: Pizze capricciose

     Dopo un paio di giorni di dubbi e tentennamenti Giulio cerca Daniela.

Si incontrano in un bar del centro e lui le chiede, imbarazzatissimo, se c’è possibilità che lei sia incinta in conseguenza della sera della cena.

     Daniela scoppia a ridere e gli dice:

     “Mi prendi per matta? A parte che, come t’ho detto, sono in menopausa precoce, a parte questo, a me i bambini non piacciono, mi fanno orrore : la cacca, i pannolini, le malattie, i pianti, le notti senza dormire… non è roba per me... e non parliamo dei dolori del parto. Per me le donne che fanno figli sono ingenue o ancora schiave del lavaggio del cervello che hanno subito da parte dei maschi.

      Ma tu, Giulio, non ci credi alla mia menopausa? Allora guarda! sono appena stata dal mio medico, e guarda…”.

      Daniela estrae dalla borsetta un certificato medico su cui c’è una prescrizione a nome di Bonchard Daniela.

      “Ah! ecco il cognome che non riuscivo a ricordare!” Così pensa Giulio e legge:

“Si richiede : M.O.C. in donna di anni 45 in menopausa precoce da due anni”.

       Spiega Daniela: “La M.O.C. è un esame per il controllo del calcio osseo, perché la menopausa, specie se precoce, comporta il rischio di decalcificazione delle ossa. Così m’ha detto il medico.”

        In questo momento a Giulio non interessa l’opinione di Daniela sui figli, non la condivide e in un’altra occasione quell’opinione lo farebbe arrabbiare, ma ora pensa solo allo scampato pericolo.

*    *    *

     Sono passate due settimane.

     Giulio non si preoccupa più per i fuochi di San Martino. Giacomo l’ha informato per telefono che non ce ne sono stati altri e la cosa è stata archiviata anche dai carabinieri ai quali l’ultimo danneggiato aveva fatto denuncia contro ignoti. Si suppone che si sia trattato di qualche burlone che si è divertito un po’, ma quando ha saputo che della cosa si interessavano i carabinieri ha capito che era meglio smettere.

       Nel frattempo è passato Natale, è arrivato l’anno nuovo e Giulio ha ritrovato la sua tranquillità. Daniela non si è fatta più sentire e forse se ne è liberato.

      Con Valeria c’è stato un incontro per gli auguri, un incontro tra amici, scambio di regali, bacio sulle guance e “Una volta o l’altra ci dobbiamo vedere”.

     Un pomeriggio, mentre Giulio fa il pisolino postprandiale davanti al televisore acceso con l’audio a livello 5 cioè quasi muto, suona il citofono:

     “Buongiorno. Sono l’incaricato dell’assicurazione XART. La sua assicurazione è in scadenza e l’agenzia le manda la nuova polizza e il contrassegno. Posso consegnarglielo?”

     Giulio mezzo assonnato pensa: “Come sono diventati gentili. Questo è l’effetto della concorrenza. Hanno paura che io cambi assicurazione e me la rinnovano a domicilio”.

     Senza pensarci, come sempre, spinge il pulsante di apertura del portone. Poi si rende conto di essere stato un po’ precipitoso e, prima di aprire la porta dell’appartamento, guarda attraverso lo spioncino.  Vede un ometto di mezza età che ha in mano una busta di plastica, tenuta bene in vista, sulla quale c’è il logo dell’assicurazione. Tutto regolare? Può fidarsi?

     Svegliato all’improvviso Giulio non ha avuto subito la mente chiara e ha aperto affrettatamente. Ora ha qualche dubbio, ma la situazione non gli sembra preoccupante: è effettivamente assicurato con la XART, l’uomo è solo e non ha proprio l’aria di uno che intende aggredire, semmai imbrogliare, ma qui Giulio si sente tranquillo. Gli uomini non sono stati mai capaci di imbrogliarlo. E le donne? beh! lasciamo perdere.

     Fa entrare l’uomo che si presenta: “Sono Elio Canusu e ho da proporle un’assicurazione particolare…”

     Il nome, che gli sembra strano, un leggero accento straniero forse rumeno, due occhi leggermente inclinati a  /   \  tipo presidente Hollande, però tristi e sofferenti, piccoli e sfuggenti, indispongono del tutto Giulio che aggredisce:

     “Aah! No, eh! Non accetto nessuna proposta. La mia assicurazione auto mi sta bene così com’è. Se l’agenzia mi vuole proporre qualche variazione, mi mandi la proposta per lettera o per e-mail. Se mi va, la leggo, se non mi va la cestino. Ma io a voce non faccio niente. Quindi se ne vada, tanto io non la pago. Verrò domani in agenzia.”

     Il Canusu  non si scompone, lascia sfogare Giulio e poi gli dice sottovoce, come se sussurrasse una notizia riservata:

    “L’assicurazione auto non c’entra. Io le propongo l’assicurazione incendi per la casa di San Martino al Cimino…”

    “Ce l’ho già. Ho un’assicurazione che copre tutto.”

    “Lei ha un’assicurazione che paga i danni causati a terzi e magari anche i suoi. Ma non ha un’assicurazione che ‘previene’ i danni in genere e gli incendi in particolare. Ha visto il piccolo assaggio di fuoco che ha avuto?”

    Giulio ora è confuso, sta pensando, ma la mente gli gira a vuoto. Giulio sente il bisogno di sedersi, si siede. L’uomo lo imita e con fare dolce suadente gli dice:

    “Guardi!  ‘Noi’… le assicuriamo che lei non avrà incendi o altri danneggiamenti. Però le chiediamo un piccolo contributo. Solo mille euro all’anno. Che cosa sono per lei mille euro?”

    Adesso Giulio capisce tutto. E’ stato come il flash della fotocamera che nel buio illumina le cose vicine ed essenziali e le ferma in un’immagine sul display:

     “Lei dunque mi chiede di pagare un ‘pizzo’!”

     “Se vuole lo chiami così. Io non mi offendo. Tra l’altro io sono solo un.. come dire…”

     “…un esattore?”

     “Non proprio. Io sono un ‘avvisatore’. Però vedo che cominciamo a intenderci. Io ‘avviso’; un altro riscuoterà; altri agiranno in caso di…emh…morosità o rifiuto.”

     “E se io la denuncio?”

     “Prego, s’accomodi. Ma per che cosa? Con quali prove? Quando? Domani? Io le ho dato l’avviso, oggi scomparirò e lei a me non mi vedrà più. Se invece ora lei mi trattiene con la forza e … diciamo… mi lega…, forse lo può fare perché è più robusto di me e io non farò resistenza… e poi chiama la polizia, allora io denuncerò lei per sequestro di persona.”

      Giulio è disorientato, ha bisogno di pensare. Sta lì a guardare l’uomo, in realtà senza vederlo, e  senza parlare. L’uomo capisce che ha fatto il suo lavoro e l’ha fatto bene. Può dare l’ultimo avviso, il colpo mortale alle resistenze di Giulio, e poi andarsene:

      “Dunque ricordi bene: lei verrà contattato per le istruzioni di pagamento. Mille euro, ovviamente in contanti, taglio massimo cinquanta euro. Li prepari subito. E non faccia stupidaggini. Lei può anche creare fastidi all’ ‘Organizzazione’. Può anche riuscire a fare arrestare me o un esattore. Poco male. Lei lo sa come sono le leggi italiane… arrestati oggi, fuori domani. Ma la pagherebbe cara, infinitamente più cara di mille euro! Sia prudente, sia saggio!”

*     *     *

     Giulio, che è incerto, indeciso, tentennante negli affari di cuore, è invece completamente diverso in tutte le altre situazioni problematiche. In queste Giulio è razionale, è corretto, sa quale è il suo dovere dal punto di vista legale e ancor più dal punto di vista etico.

     Appena quell’uomo  “Come ha detto di chiamarsi?  Canu? Scano?... ah! Elio Canusu, ma sarà sicuramente un nome falso, comunque  me lo scrivo…”, appena quello se ne va, Giulio mette in ordine le idee e decide che farà la denuncia ai carabinieri.

     Domani tornerà a San Martino ma, prima di andare in caserma a fare la denuncia, sentirà il vicino Alfio e l’altro, quello della villa in fondo alla strada ed eventuali altri che hanno subito gli incendi. Se anche loro sono stati contattati dall’organizzazione e assoggettati al pizzo, e se accettano di agire insieme, la denuncia avrà molta più credibilità. E perché non dovrebbero collaborare?

     Non ha più incertezze sul da farsi, Giulio, ma gli resta un piccolo dubbio : quello di non essere preso sul serio, che gli facciano compilare la denuncia e lo liquidino con un “Non si preoccupi, faremo le nostre indagini, e ci faccia sapere se ci sono sviluppi...”

      Per questo è così importante la collaborazione degli altri danneggiati, che sono stati  probabilmente contattati dall’organizzazione.

     Oppure…? A Giulio si accende la classica ‘lampadina’, l’idea intelligente. Perché non ci ha pensato subito?

      Quattro anni fa, un ispettore di polizia, appena trasferito a Viterbo e in attesa di trovare un appartamento in locazione, era stato ospite del B&B per parecchi giorni e aveva fatto amicizia con Giulio, al quale, il giorno del commiato, aveva detto : “Se ha bisogno di qualcosa, in particolare se ha fastidi o problemi di sicurezza, mi chiami senza indugiare. Mi raccomando. Lei è stato così gentile e disponibile con me che mi farà piacere poterle essere utile.”

      Come si chiamava? Fer.. Far.. una cosa del genere. Giulio non è bravo a ricordare i nomi, ma avere almeno l’inizio del cognome lo facilita nella ricerca. Perché Giulio ha conservato prudentemente nel computer i ‘files’ degli ospiti del B&B, da utilizzare, nel caso di una eventuale  riapertura, per avvisare quelli più fidelizzati.

      “Fara..Farb.. Farc….. Farz?  Niente.  Fera.. Ferb.…. Ferr?  Ferrando, Ferrando Ezio. E’ lui! e c’è pure il numero di cellulare. Eureka! Lo chiamo subito, spero che non abbia cambiato numero.”

      L’ispettore Ferrando risponde. Soliti convenevoli tra persone che si stimano e si sentono con piacere anche a distanza di anni dall’ultimo incontro. Poi Giulio lo informa brevemente del suo problema. Ferrando comprende l’ansia di Giulio e gli dice:

      “Io sto sempre alla questura di Viterbo. Non potrebbe venire qui lei? Sa, parlando di persona e utilizzando i nostri strumenti, potremmo vederci più chiaro in questa faccenda. Se la sente di venire?”

       “Certo! Quando? Anche domani?”

       “Si, domani pomeriggio verso le ore 15 mi trova in questura. E ora si tranquillizzi. Ci pensiamo noi.”

      Si fa presto a dire ‘tranquillizzarsi’, ma non è facile in una situazione tanto incerta quanto  minacciosa, come quella in cui si trova Giulio. E’ l’incertezza che rovina la calma. Giulio ha deciso che cosa fare, ma ciò non toglie che il ‘diavoletto’ gli suggerisca perfidamente : “Ma non è meglio se paghi i mille euro e poi hai un anno di tempo per vedere come si mettono le cose?” 

“No, deciso! Domani a Viterbo”.

      La sera Giulio stenta a prendere sonno. E sogna. Il solito incubo? Quasi. C’è una differenza: cerca l’auto, il suo pulmino che gli è tanto caro, e questa volta lo trova facilmente, ma sta bruciando perché qualcuno gli ha dato fuoco.

 

(Continua e finisce con la prossima puntata: Guarda chi si vede...)

Agostino G. Pasquali

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