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Viterbo CRONACA

#Lotto marzo si è tenuta anche a Viterbo la manifestazione contro la violenza maschile, Non una di meno. Un movimento che, partendo dall’Argentina, ha coinvolto più di quaranta Paesi in tutto il mondo. A Viterbo hanno partecipato: Ass.Erinna, Ass.Italia-Nicaragua Vt, Ass. Kyanos, Ass. Sans Frontiere, Ass. Battiti, Aucs, Casa dei Diritti Sociali della Tuscia, Centro Ricerca Pace e Diritti Umanj, Fa(b)rica delle Donne, la Gattaruga e Sindacato Usb e molte singole.

In Italia, dopo l’introduzione delle Legge 119, “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere”, ora si aspetta un efficace piano nazionale antiviolenza.

Il movimento Non una di Meno, con a capo la rete Di.re,  la prima associazione italiana, a carattere nazionale, di centri antiviolenza non istituzionali,  sta stilando questo piano da presentare alle istituzioni nel mese di giugno. Gli otto punti toccano la questione dei finanziamenti, dell’autonomia, della salute, educazione, formazione, lavoro e dei mass media.

Il lavoro nell’informazione per contrastare le cattive abitudini nella narrazione della violenza comprenderà un osservatorio, indipendente, nazionale, femminista che raccolga dati e si occupi di valutare l’andamento dei media e dei social network  e che metta in rete anche le buone pratiche di altri paesi.

Si attiveranno azioni perché le banche immagini esistenti, da cui deriva la maggior parte dell’iconografia di giornali e campagne di comunicazione, vengano aggiornate con materiali video e fotografici che siano rispettosi delle differenze e che non rafforzino gli stereotipi di genere.

Lo scopo è quello di far si che, quando vengono raccontati i femminicidi  siano eliminate tutte le immagini che propongono un immaginario vittimistico ed erotizzato delle donne che subiscono violenza.

In un paese come il nostro, dove la cronaca nera occupa gran parte dei palinsesti televisivi, è molto difficile far passare altre notizie e buone pratiche per la gestione di una buona comunicazione. Il dolore e la violenza sono diventati un modo per intrattenere i telespettatori. Ricordiamo le tante “crimes story” come La banda della magliana, Blu notte o Cronache Gialle.  Chi segue questi programmi è ormai assuefatto a questi modo di narrazione.

Le linee guida per una buona narrazione sarebbero quelle di evitare sensazionalismi o censure basate sulla discriminazione delle donne native e migranti e delle persone lgbtqi. Riconoscere la cultura sessista alla base della violenza, smettendo di parlare di raptus, gelosia e delitto passionale. Promuovere un uso consapevole del linguaggio che sia rispettoso dei generi, includente e che restituisca la storia delle donne.

Emanuela Dei

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