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Viterbo LIBRI


Cosa può spingere un uomo a scrivere ottomila pagine - quasi tutte a mano?

Ovviamente una rivelazione, o meglio, La Rivelazione sulla natura dell’uomo e dell’universo. Detta così, sembrerebbe trattarsi di una delle molte battute contenute in quel capolavoro di ironia e fantascienza chiamato “Guida galattica per autostoppisti” di Douglas Adams, ma nel caso di Dick, quello che è assurdo diventa reale, e viceversa.

Frutto di una spasmodica ricerca durata almeno cinquant’anni e manifestatasi lungo le pagine degli oltre 300 racconti e quasi cinquanta romanzi, le ottomila pagine scritte dal 1974 e il 1982, anno della sua morte, cercano di trovare il senso degli eventi accaduti all’autore nel 1974, e sono state finalmente pubblicate da Fanucci, grazie ad una prima selezione (1300 pagine) a cura di Pamela Jackson e Jonatham Lethem, con la traduzione di Maurizio Nati.

Questa immane produzione (scritta peraltro dovunque capitasse, sugli scontrini o in fogli sparsi per casa), religiosamente catalogata da Paul Williams – suo primo esecutore testamentario - tratta di un evento centrale quanto misterioso della vita dello scrittore, quando la sua psiche entra in contatto con la divinità e un vasto sistema di comunicazione multidimensionale, che in seguitò chiamerà “Valis”.

Ripercorrendo i fatti immediatamente antecedenti all’evento, troviamo Dick sempre più esasperato dalle responsabilità di una nuova paternità, terrorizzato dal fisco e attanagliato da dolori fisici e mentali (parla di «psicosi totale»). Ma la sua vita è giunta ad un punto di svolta: la rivelazione tanto bramata arriva sotto le parvenze di una bella ragazza venuta a portargli un antidolorifico per il suo dente del giudizio.

Aprendo la porta Dick rimane letteralmente “abbagliato” da un ciondolo a forma di pesce dorato e si ritrova in balia di una forza ignota, sperimentando un’“anamnesi”, ovvero un recupero di vite passate e ricordi genetici. A questo affascinante episodio della sua vita, il mito del fumetto underground americano Roger Crumb dedicherà alcune celebri tavole. La cosa importante non è tanto cosa realmente sia avvenuto – che non ci è dato sapere – ma cosa quell’avvenimento ha rappresentato per Phil, all’interno della sua vita psichica. Secondo Dick, infatti, c’è stato un contatto con l’elemento divino, l’irruzione di una forza primigenia che lo ha messo in contatto con un’altra entità dentro di sé. La sua mente diviene teatro di un’intensa «attività fosfenica».

Come Joyce prima di lui (anche lo scrittore passò tredici anni scrivendo un romanzo in larga parte incomprensibile, come se scrivesse sotto dettatura) anche Dick rimase folgorato a tal punto dalla mole di informazioni ricevute in quell’attimo – dalla durata eterna – che passò i successivi otto anni a scriverne incessantemente per tentare di dare conto di quell’esperienza, che lui chiamò del “2-3-74”. Ecco un assaggio: «16 marzo 1974: è apparso – in un fuoco vivo, dai colori splendenti e dai motivi ben equilibrati – e mi ha liberato da ogni schiavitù, interna ed esterna. 20 marzo 1974: Si è completamente impadronito di me, sollevandomi dai limiti della matrice spazio-temporale; mi ha dominato mentre, allo stesso istante, sapevo che il mondo attorno a me era irreale, era una finzione.» Il testamento filosofico e spirituale dello scrittore che più di chiunque altro ha influenzato l’immaginario contemporaneo


Leonardo Vietri

 

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